Un approccio costruttivista all’interpretazione del concetto di Volontariato

 

di Enzo Minissi

 
 

 

Sebbene sia una scelta minoritaria, tra le popolazioni del mondo industriale, l’impegno dei volontari è un fenomeno che sta riscuotendo sempre maggiore attenzione dai media, dalle istituzioni e, in alcuni casi, da settori privati del mondo della produzione e dell’economia. Non ci sembra, tuttavia,  che vi sia in giro molta chiarezza su cosa ciò veramente significhi, quali siano i vantaggi che la società ne può trarre, quali i lati oscuri e i possibili svantaggi che possa arrecare. In altre sedi abbiamo tentato analisi pertinenti al campo d’indagine storico-politico, giungendo a configurare un sistema di organizzazioni finalizzato al raggiungimento di determinati obiettivi, ma ci siamo resi conto che non avevamo ancora chiarito cosa potesse significare, in Italia, essere un volontario. In realtà dietro le sigle di organizzazioni, cartelli e movimenti, si cela uno schieramento di migliaia di  individui  quasi sempre scarsamente coinvolti nelle strategie politiche ed ideologiche che pretendono di caratterizzare il volontariato e, dall’altro lato,  la maggioranza della società quasi totalmente ignara di cosa si  muova effettivamente in quell’ambito.

Tentare di comprendere le definizioni che caratterizzano le attività di volontariato può servire a definirne meglio i limiti e le potenzialità reali e, allo stesso tempo, creare un ampio spazio di dibattito che metta in circolazione idee nuove mandando in soffitta stili di comportamento e retaggi ideologico-metafisici che rischiano di arrestare qualsiasi processo di sviluppo nel settore.

Nel presente articolo si tenterà  di enucleare alcune categorie di costrutti che possano descrivere la possibile identità del volontario, attraverso un breve excursus storico, politico e culturale all’interno del quale la collettività ne ha sviluppato e articolato una sua concezione ed identificazione.

La definizione di ‘costruttivista’ del titolo deriva dalla metodologia di indagine della rappresentazione della realtà nei sistemi umani elaborata da George Kelly e ampiamente utilizzata nell’organizzazione di cui faccio parte, sia nel campo della psicologia clinica, sia nella risoluzione dei conflitti che si verificano nelle organizzazioni sociali.   Sebbene, nella pratica corrente, il repertorio dei costrutti utilizzati dagli individui che compongono una classe ‘sistematica’ venga raccolto con l’utilizzo di particolari questionari elaborati statisticamente, nel caso presente si cercherà, in via sperimentale, di raggiungere tale obiettivo attraverso l’esame di esperienze dirette dell’autore, dichiarazioni verbali, analisi dei contenuti mediatici, ecc., sperando che il lettore possa comprendere e condividere le argomentazioni presentate, esclusivamente come lo sforzo di costituire la premessa per un lavoro futuro più ‘ortodosso’ metodologicamente.

  

 

1.  Origine delle definizioni di volontario

In tutte le principali lingue europee la definizione di volontario trae origine dalla parola  ‘volontà’. Tranne che in Inglese ove ‘will’ (volontà) non dà origine a ‘Volunteer’ (volontario) , in tutte quelle di origine latina coincide, mentre in quelle di derivazione germanica vi si aggiunge l’aggettivo di ‘libero’ formando, ad esempio la parola composta ‘freiwilliger’.    Queste  superficiali note  filologiche potrebbero portare ad alcune riflessioni sul percorso storico che i volontari hanno seguito nelle diverse società europee in relazione al loro bisogno sociale di un particolare tipo di prestazione lavorativa. Inizialmente, infatti, la definizione sottolineava esclusivamente che l’individuo che si impegnava in una determinata attività lo faceva di ‘sua volontà’, a sottintendere che nessun potere superiore glie la imponeva.

E’ nel XIX secolo che nascono i primi corpi di combattimento definiti ‘volontari’, tra i quali, in Italia, spiccano i Mille e la loro spedizione guidata da Garibaldi.  Liberando il Meridione d’Italia dalla dominazione borbonica senza coinvolgere, inizialmente, la monarchia Sabauda (intervenuta militarmente a cose fatte per annettersi i territori liberati), i volontari garibaldini assunsero tre definizioni:

1-     Fare qualcosa senza esservi obbligati

2-     Fare qualcosa di estraneo alla volontà del potere

3-     Fare qualcosa di utile

Quando la monarchia piemontese bloccò Garibaldi prossimo ad invadere lo Stato Pontificio, i volontari in camicia rossa si conquistarono un’altra caratteristica da aggiungere all’elenco:

4-     Essere subordinati a un’autorità superiore

Poi, come consolazione per essere stati frustrati nelle loro aspettative di distruggere la teocrazia assolutista che dominava Roma, la retorica nazionale gli attribuì una quinta caratteristica:

5-     Agire in sacrificio dei propri interessi

Altre esperienze di volontariato militare si verificano a cavallo tra le due guerre mondiali, in Spagna e in Manciuria. Nel primo caso, i combattenti delle brigate internazionali provenivano dalle democrazie occidentali totalmente disimpegnate di fronte al golpe di Franco che allargava la presenza fascista in Europa; nel secondo si trattava soprattutto di piloti statunitensi che aiutavano i Cinesi a resistere all’invasione Giapponese. 

Sebbene le imprese di questi volontari, (che anticiparono i principi dell’intervento degli Alleati contro l’Asse Roma-Berlino-Tokio durante la seconda guerra mondiale) siano state molto celebrate dalla letteratura e, soprattutto dalla cinematografia, appare interessante notare come la caratteristica (n°6) di “Fare qualcosa gratuitamente” non compare  tra quelle correntemente utilizzate per distinguerli da un altro tipo di combattenti. In realtà il confine tra ‘volontario’ e ‘ mercenario’, in alcuni casi, era alquanto labile e poteva, quindi, creare qualche imbarazzo, ma, più verosimilmente, l’altissima probabilità di morire o essere gravemente feriti rendeva irrilevante l’aspetto economico della faccenda.

“Fare qualcosa gratuitamente”, in realtà, è un concetto che si sviluppa quando l’economia comincia a divenire una variabile dominante nelle società impegnate nella ripresa del dopoguerra. Soprattutto nel mondo socialista, ove le ristrettezze finanziarie non consentivano di pagare la manodopera necessaria a realizzare le infrastrutture pubbliche, quali ponti, strade, piste aeroportuali, ecc.,  i cittadini (in particolar modo gli studenti) erano praticamente costretti al ‘volontariato’, in periodi stabiliti dell’anno.

L’esperienza di Cuba offre spunti interessanti di riflessione: con largo uso di enfasi retorica accompagnata dai ritmi della Samba (Vamos a cortar la cana. Cortar canas como cabezas, cortar cabezas como canas = tagliamo la canna da zucchero come se tagliassimo la testa dei nemici della rivoluzione) la partecipazione dei volontari al raccolto della canna da zucchero, si risolse in un fallimento stigmatizzato dallo stesso Che Guevara, a causa della loro inesperienza nel taglio che causava danni alle piantagioni. Con il pragmatismo che lo contraddistingueva, il Che era perfettamente in grado di tracciare la distinzione tra il valore etico, culturale e politico del volontariato e quello economico. Ecco quindi la definizione (n°7) “Fare qualcosa di economicamente utile per la società”.

Nei paesi occidentali (particolarmente in Italia) le politiche economiche dagli anni 60 in poi, erano basate su un modello di sviluppo che necessitava della piena occupazione e dell’aumento dei redditi dei singoli cittadini, quindi il lavorare gratuitamente sarebbe stato svantaggioso per gli obiettivi economici da raggiungere. Non è un caso che, in quel periodo, sia in Europa che negli Stati Uniti, le organizzazioni  si occupavano soprattutto di inviare volontari nei paesi sottosviluppati o nell’est europeo con l’idea (n°8): “Aiutare i popoli più deboli”. Allo stesso tempo le organizzazioni religiose articolavano reti di sostegno alle categorie più deboli secondo il principio cristiano della caritas, creando la definizione n°9 “Aiutare i propri concittadini più deboli”.

Queste due ultime definizioni del volontariato rispondono ad un’esigenza ‘morale’  finalizzata a compensare il fatto che la ricchezza dell’occidente non coinvolge tutto il mondo e tutte le categorie sociali e che molti ne sono esclusi. Chi ritiene l’esclusione del Terzo Mondo e delle classi sociali più deboli un prodotto involontario dello sviluppo economico, si limita all’assistenza, al reperimento di beni e risorse, all’aiuto secondo il principio “Non regalarmi un pesce, insegnami a pescare”, ecc. . Chi invece ritiene che povertà ed emarginazione siano prodotti volontari del capitalismo e dell’imperialismo economico, introduce visioni antagoniste di matrice anticapitalista e antimperialista all’interno del proprio impegno volontario.

Quest’ultima visione, piuttosto recente può essere definita: “Aiutare i deboli a combattere i loro oppressori” (n°10) . Il fatto che i suoi sostenitori siano impegnati  in alleanze  politiche che appoggiano le scelte capitaliste in  economia e che dedichino tanto tempo a convegni, trasmissioni televisive, dimostrazioni, campagne elettorali, ecc., rende piuttosto difficile lo stabilire se essi abbiano, effettivamente, l’intento  di ‘aiutare’ o se perseguano finalità politiche soggettive. C’è, sicuramente, da osservarne e controllarne l’evoluzione.

C’è inoltre da dire che queste tre ultime definizioni del volontariato sono particolarmente diffuse in Italia, laddove l’assenza storica di un’efficace sistema di assistenza, la caoticità dello sviluppo e la persistenza di ideologie spiritualiste e marxiste ha creato un grosso polverone che ha fatto da schermo a interessi economici di vasta portata, tanto all’interno, quanto nel campo della cooperazione e dell’assistenza internazionale.

Un altro sgradevole prodotto del progresso industriale è stato il disagio psichico e le sue innumerevoli conseguenze. Essendo stato affrontato in massima parte da una psichiatria e da una psicologia clinica centrate sull’individuo o, al massimo, sul suo sistema familiare, non è stato possibile inquadrarlo come problema che traeva origine e scaricava i suoi prodotti all’interno della società.

Nessuno ha considerato come la totale visualizzazione degli esseri umani  come venditori-consumatori, abbia quasi completamente cancellato il concetto di produzione e di costruzione e che tutto ciò si sia riversato nel rapporto genitori-figli, nella coppia e nelle altre relazioni interpersonali  creando una diffusa atmosfera di  insoddisfazione.

Esemplificando: il bambino verso il genitore o il partner verso l’altro partner, quando non si vedono ‘consegnati’ il regalo o l’emozione che si aspettavano, producono l’irritazione tipica dell’acquirente truffato, senza analizzare i fattori che hanno portato alla produzione del regalo e del denaro necessario ad ottenerlo o alla costruzione dell’emozione che li ha delusi. La diffusione delle droghe può essere letta come il tentativo di accedere ad un prodotto la cui assunzione provoca soddisfazione garantita, in linea con quanto appreso dai messaggi consumistici e in contrasto con le relazioni familiari, affettive e sociali che spesso (o sempre) producono spiacevoli sorprese.

Di fronte ad un’organizzazione sanitaria incapace di affrontare il problema nella sua vera dimensione, sia nel campo dell’assistenza psichiatrica sia in quello delle tossicodipendenze e dei problemi sanitari connessi, il lavoro autonomo (e inizialmente misconosciuto), di comunità di recupero, operatori di strada, psicologi e assistenti volontari, ha creato due nuove descrizioni del volontariato quali: “Fare ciò che lo stato non riesce a fare” (n°11) e “Fare le cose diversamente dallo stato” (n°12).

Altre vittime dello  sviluppo industriale sono state l’ambiente, i beni archeologici e culturali nonché gli animali, in maniera vergognosamente marcata nel nostro paese, ma anche in altre parti dell’Europa sviluppata. In Svizzera e Austria i volontari costruiscono strade per i rospi, mentre in Italia cercano di limitare gli incendi, le stragi di Falconidi e gli abbandoni dei cani sulle autostrade. In Francia si restaurano mura medievali in piccoli villaggi mentre a Roma si sorveglia che le scritte dei tifosi non imbrattino il Foro Romano, ma, insomma  è evidente che le risorse di spesa degli stati non siano, allo stesso tempo, sufficienti a conservare prodotti considerati principalmente “estetici”e a costruire grattacieli e autostrade necessari allo ‘sviluppo’. Dall’inizio degli anni 80 il volontariato impegnato in questo campo ha dato origine a due nuove dimensioni: (n° 13) “Fare ciò che lo stato non considera necessario” e, attraverso l’impegno in campagne informative “Educare gli altri al rispetto degli interessi collettivi” (n° 14).

Le questioni dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini hanno da sempre portato alla formazione di corpi volontari integrate agli apparati statali, più marcatamente nei paesi dell’Europa centrale. In Italia le dominazioni straniere e il fascismo, hanno impedito la formazione di qualsiasi organizzazione che si potesse trasformare in un’entità di autodifesa popolare. Per esigenze diverse, i governi democristiani hanno puntato ad un iperdimensionamento degli apparati di polizia e di protezione civile, con l’intento di assorbire fasce di potenziali disoccupati che avrebbero potuto alimentare lo scontento popolare del dopoguerra guidato dalle sinistre.

 Quando nacquero le prime organizzazioni di volontariato di protezione civile, i problemi più grossi si verificarono con i vigili del fuoco che denigravano i volontari temendo di perdere prestigio e risorse economiche a vantaggio dei ‘civili’. Anche le forze di polizia, in molti casi, si mostravano ostili con i volontari in quanto, essendo questi abituati a portare uniformi, veicoli di tipo militare, osservare una certa gerarchia, venivano percepiti come ‘concorrenti’.

Ecco quindi la definizione (n°15): ”In competizione con lo stato” e la (n°16) “Sostituzione dell’autorità”.

Da ultimo, esposti agli attacchi congiunti della sinistra e del conservatorismo corporativo poliziesco, cominciano a spuntare qua e là organizzazioni di cittadini che cercano di opporsi alla criminalità locale con pattugliamenti, servizi di soccorso, ecc.

Vista la mentalità corrente, c’è da dubitare in una loro prossima estensione e diffusione , tuttavia la definizione che le caratterizza ,“ Concorrere a far rispettare le leggi” (n° 17) può essere inserita nella nostra lista   che, di seguito, riassumo:

1      Fare qualcosa senza esservi obbligati

2        Fare qualcosa di estraneo alla volontà del potere

3        Fare qualcosa di utile

4        Essere subordinati a un’autorità superiore

5        Agire in sacrificio dei propri interessi

6      Fare qualcosa gratuitamente

7      Fare qualcosa di economicamente utile per la società.

8      Aiutare i popoli più deboli

9      Aiutare i propri concittadini più deboli

10    Aiutare i deboli a combattere i loro oppressori

11    Fare ciò che lo stato non riesce a fare

12    Fare le cose diversamente dallo stato

13    Fare ciò che lo stato non considera necessario

14    Educare gli altri al rispetto degli interessi collettivi

15    In competizione con lo stato

16    Sostituzione dell’autorità

17    Concorrere a far rispettare le leggi

 

2. Classificazione del livello di accettazione – conflitto implicato nei costrutti sul volontariato

Procederemo ora al raggruppamento in categorie dei costrutti sopra elencati, al fine di verificarne la congruità sociale, ossia il livello in cui un volontario e la sua organizzazione possa ricevere dall’ambiente circostante il sostegno necessario alla sua attività. Come già premesso nell’introduzione, l’analisi  verrà compiuta a grandi linee e basandosi su  facili intuizioni, contenuti dei media, esperienze soggettive, ecc.

I raggruppamenti in categorie verranno effettuati tentando di quantificare lungo l’asse accettazione - rifiuto quanto due categorie sociali schematicamente contrapposte , ciitadini-autorità , esprimano il loro giudizio sui costrutti catalogati nella prima sezione. Questo porterà alla creazione di quattro raggruppamenti:

1        accettato da cittadini e autorità

2        conflittuale con l’autorità (o parte rilevante di essa)

3        conflittuale con i cittadini (o parte rilevante di essi)

4         conflittuale con i cittadini e con l’autorità

Alcuni costrutti potranno essere collocati in più raggruppamenti, seppure con un posizionamento diverso in relazione alla percezione soggettiva differenziata in determinati gruppi sociali, politici o religiosi : ad es. il costrutto “Aiutare i deboli a combattere gli oppressori” può essere valutato positivo dalla sinistra antagonista e negativo dai commercianti che non apprezzano l’esuberanza di certe manifestazioni a sostegno dei popoli oppressi.

 

Raggruppamento 1- Costrutti  accettati da tutti

Non è un caso che troviamo in questo raggruppamento quei costrutti da più tempo considerati  positivi nella nostra cultura.

1      Fare qualcosa senza esservi obbligati

6        Fare qualcosa di estraneo alla volontà del potere

7        Fare qualcosa di utile

8        Essere subordinati a un’autorità superiore

9        Agire in sacrificio dei propri interessi

Si potranno sollevare obiezioni di tipo filosofico o psicologico nei  confronti di questi costrutti, ma, in pratica è difficile che suscitino conflitti reali, in quanto non vanno direttamente ad incidere su interessi delle due categorie poste a giudicare.

Dello stesso raggruppamento si possono anche inserire  i costrutti di acquisizione più recente.

6     Fare qualcosa gratuitamente

7     Fare qualcosa di economicamente utile per la società.

8     Aiutare i popoli più deboli

10   Aiutare i propri concittadini più deboli

In realtà, rispetto a questi ultimi, possiamo dire che  difficilmente potrebbero essere attaccati in una trasmissione televisiva politically correct, tuttavia appare evidente come la loro natura li ponga al di fuori della logica del profitto economico dominante nella nostra società e che questo rappresenti un potenziale conflitto, in termini etici, con i sostenitori dell’arricchimento individuale come fine ultimo dell’uomo.

Anche il mondo sindacale può sentirsi, in talune occasioni minacciato dall’utilizzo dei volontari in sostituzione del lavoro salariato, tuttavia il fatto di essere i sindacati stessi, in qualche modo, considerati organizzazioni di volontariato, la contraddizione rimane tutta al loro interno.

 

Raggruppamento 2- costrutti conflittuali con l’autorità

Il concetto di autorità, in una società democratica è piuttosto difficile da definire. Direi che il termine di ‘establishment’ o ‘sistema’ che definisce l’insieme di componenti che tendono al mantenimento dell’ordine sociale vigente, è quello più congruo a definirla.

In esso troviamo la rete di relazioni compromissorie tra soggetti sociali, politici ed economici, con il relativo corollario di costrutti etici, ideologici, sociologici, psicologici e spiritualisti. Sebbene queste componenti possano mostrarsi apparentemente differenziate nei loro giudizi su determinati fenomeni, quello che li accomuna è la reazione di rifiuto di fronte alla minaccia dei loro interessi. Quando un determinato fenomeno agisce in maniera  opposta o differente sugli interessi specifici di una delle sue componenti, le loro reazioni possono essere marcatamente diverse. Tuttavia la tendenza alla stabilità interna porta l’establishment a cercare le soluzioni necessarie a rendere inoffensivo il fenomeno,  qualora esponga a qualche rischio anche una parte minima delle sue componenti.

Le situazioni conflittuali che hanno coinvolto i costrutti:

7     Aiutare i deboli a combattere i loro oppressori

11    Fare ciò che lo stato non riesce a fare

12    Fare le cose diversamente dallo stato

13   Fare ciò che lo stato non considera necessario

15   In competizione con lo stato

16   Sostituzione dell’autorità

sono state infinite e hanno limitato fortemente la crescita del volontariato in Italia.

Sarebbe troppo lungo, in questa sede riferirle tutte. Basti pensare agli attacchi giudiziari contro le comunità terapeutiche, ai fatti di Genova, alle condizioni di privazione finanziaria della maggioranza delle associazioni di volontariato.

Va detto che, in moltissimi casi,  le stesse associazioni si sono rese protagoniste di gravi mancanze sul piano legale o amministrativo, hanno assunto atteggiamenti di sterile antagonismo o si sono rese responsabili di abusi verso i propri soci o verso i cittadini varcando decisamente e arbitrariamente i limiti stabiliti. E’anche vero che il ritardo e la confusione legislativa del recente passato hanno favorito la conflittualità, forse con lo scopo recondito di limitare fortemente il potenziale innovativo. Non è questa la sede per stabilire chi abbia torto o ragione, ma, piuttosto, stabilire che, al di là della retorica dei politici e dei media, in realtà la conflittualità tra volontariato e sistema esiste ed influisce profondamente.

 

Raggruppamento 3- costrutti conflittuali con i cittadini

Sembrerebbe strano, se non fossimo in Italia, constatare che i costrutti:

14      Educare gli altri al rispetto degli interessi collettivi

15      In competizione con lo stato

16      Sostituzione dell’autorità

17      Concorrere a far rispettare le leggi

oltre a irritare le autorità che possono sentirsi soppiantate, entrano assai spesso in conflitto con i cittadini. Al massimo si tratta di conflitti su scala locale, laddove viene mal tollerata la richiesta di rispetto di leggi e regolamenti o, ancora peggio, l’applicazione di sanzioni o restrizioni nei confronti di singoli o gruppi di cittadini che non accettano regole stabilite al di fuori del loro contesto culturale. Ciò avviene soprattutto nelle aree marginali ed arretrate del paese, laddove tradizioni e pregiudizi trovano forte radicamento, tanto al nord quanto al sud, ma, spesso, anche negli agglomerati urbani. L’ambito in cui si verificano tali conflitti è, soprattutto, quello ambientale e animalista, a dimostrare lo scarso rispetto che gli Italiani, al di là delle parole e delle trasmissioni televisive,  hanno per questi temi.

 

Raggruppamento 4- conflittuale con l’autorità e i cittadini

I costrutti :

10     Aiutare i deboli a combattere i loro oppressori

16     Sostituzione dell’autorità

17       Concorrere a far rispettare le leggi

sono quelli che innescano processi conflittuali, in quanto generano competizione, irritazione e confusione nella maggior parte dei sistemi interpretativi personali dei soggetti coinvolti. Ciò è dovuto, essenzialmente, ad una confusione di ruoli e identità all’interno del contesto in cui il volontario, il cittadino e l’autorità trovano a confrontarsi.

Nel caso del costrutto 10, ad esempio, il cittadino e il poliziotto non capiscono esattamente perché il volontario aiuti l’oppresso (ad esempio un extracomunitario) a combattere l’oppressore che viene identificato nello stesso sistema economico di cui il cittadino, il poliziotto e il volontario stesso fanno parte.

E questo, specialmente, se il volontario munito di telecamera digitale ad alta tecnologia, è schierato in una manifestazione che prende a sassate i poliziotti e distrugge i negozi.  Il volontario, a sua volta, non riesce a capire come il suo ammirevole scopo sia stato occultato da una confusione semiologica per lui incomprensibile e reagisce con ostilità.

Allo stesso modo, il volontario che arriva prima della Guardia Forestale a rimproverare il villeggiante che ha acceso il fuoco in pineta, irrita quest’ultimo perché lo fa sentire scoperto e umiliato da qualcuno che è “come lui” (=non poliziotto) e crea preoccupazione professionale nell’agente della Polizia Forestale che sente di perdere prestigio nei confronti del resto dei villeggianti che lo hanno visto arrivare in ritardo e, magari, teme rimproveri da parte dei superiori. Ovviamente, il volontario prova irritazione perché non comprende come non sia apprezzato il fatto che egli stia ‘solo’ cercando di evitare un incendio e ciò crea terreno favorevole per ulteriori irritazioni che lo spingono a non svolgere più questo compito.

Per risolvere il problema, alcune associazioni ambientaliste, stanno percorrendo la strada di trasformare i loro volontari in pubblici ufficiali.

Il risultato paradossale è che i volontari così trasformati non sono più volontari, e che, quindi le uniche a rimetterci sul piano dell’identità sono le organizzazioni di volontariato, mentre i cittadini indisciplinati e i poliziotti negligenti continuano indisturbati a creare disagi alla collettività.

Ci sono diverse maniere per risolvere la confusione appena descritta, ma non staremo a riferirne in questa sede, dato che questo non è un manuale operativo per volontari bensì un ambito di riflessione sulla  complessità dei contesti sociali moderni che stimoli ruoli e soluzioni che sfuggano da tentazioni esemplificatorie.

 

3. Analisi della possibilità di successo sociale di specifici costrutti

 

A questo punto il gioco è fatto. Basta che il lettore verifichi, nella sez. 2  il livello di accettazione - conflittualità di un singolo costrutto, per prevedere il suo possibile risultato, in termini di consenso, sostegno, acquisizione di risorse attraverso donazioni o contributi pubblici, ecc., minimizzando fallimenti e frustrazioni.

Tuttavia, la breve storia del volontariato italiano ci ha mostrato come, negli ultimi 50 anni, abbia spesso mutato direzione, acquisito nuovi compiti e generato nuovi costrutti che si sono diffusi all’interno della società. Personalmente ritengo che diversi fattori presenti nel nostro contesto nazionale (soprattutto il corporativismo e l’invadenza dei partiti politici)  abbiano creato gravi ostacoli nel raggiungimento di obiettivi concreti ma, in ogni caso, qualche cosa è cambiata dai tempi dei Garibaldini e delle Dame di S. Vincenzo.

Se partiamo da tre costrutti fondamentali analizzati in questo articolo, cioè “fare qualcosa senza esservi obbligati”, “agire in sacrificio dei propri interessi personali” e “fare qualcosa di utile”, possiamo crearne uno, superordinato che potrebbe recitare

“Agire liberamente per un mondo che sia migliore per tutta l’umanità ”.

Non è cosa facile applicarlo a sé stessi, né auspicabile pretendere di applicarlo agli altri, tuttavia, sino a che una minima, quasi impercettibile, percentuale di esseri umani continuerà ad utilizzarlo, magari solo una volta ogni tanto, non potrà che venirne del bene. E’ anche a questa piccolissima percentuale che è affidato il futuro della nostra società e del nostro pianeta. 

 

 

Riferimenti

 

La questione sociale in Italia  Enzo Minissi - 9 febbraio 03 

La ricostruzione psicologica della vita: un'introduzione alla psicoterapia dei costrutti personali di Vincent Kenny - 19 ottobre 98

Le due psicologie della comprensione e della manipolazione di Vincent Kenny & Georgianna Gardner

L'approccio costruttivista alla risoluzione del pregiudizio di Hugh Gash & Vincent Kenny - 19 ottobre 98

La fine del sistema del malessere di Enzo Minissi - 3 settembre 99 

 

 

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