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INCENDI 2001: DOVE CERCARE LE RESPONSABILITA' ?

Perché in quasi 40 anni l'Italia non è stata in grado di ridurre l'emergenza incendi nonostante i fiumi di denaro che le Regioni spendono ogni anno.
La storia recente del Corpo Forestale.
Confusione e superficialità del mondo ambientalista. 
La riconversione delle industrie belliche e il ruolo dei servizi segreti.

 

In questa calda estate 2001, pare che, finalmente, si stia cercando di affrontare il problema incendi con un'ottica di più ampio respiro, discostandosi dagli atteggiamenti adottati in passato dai vari governi e dalle stesse associazioni ambientaliste, che parlavano genericamente di 'piromani' senza cercare di analizzare le vere motivazioni e gli appetitosi interessi economici che li spingono ad operare in maniera sempre più micidiale , quasi seguendo una regia. L'articolo che segue è un'analisi essenziale degli ultimi vent'anni di 'storia' degli incendi boschivi in Italia, e cerca di individuare i possibili fattori ambientali, sociologici, culturali ed economici che hanno portato ad un cambiamento nella qualità e dimensione del fenomeno.

1 - Analisi dell'evoluzione dei fattori economici e socio culturali che condizionano il fenomeno degli incendi boschivi (IB)

1.1 - Cambiamenti economici

Sino agli anni 70 il problema degli IB costituiva un fattore interno all'economia legata all'attività produttiva del Territorio - Agro - Silvo - Pastorale (TASP) laddove il bosco costituiva una risorsa energetica rinnovabile, un regolatore idrogeologico e una risorsa per l'allevamento del bestiame bovino e (e in determinate aree) ovino. L'IB era, allora, soprattutto finalizzato a "spianare la strada" per trasformazioni d'uso (creazione di pascoli aperti, impianto di frutteti, edificazione, ecc.). Successivamente, sia legge 47 del 75 sul divieto di cambiamento di destinazione d'uso delle aree percorse, sia il decremento della necessità di nuove aree da destinare al pascolo e alla coltivazione, hanno di fatto ridotto estremamente il ricorso al fuoco per motivi economici legati all'uso del TASP. Di fatto, l'unico fattore riconducibile a un tale ordine di motivazioni, si è limitato all'utilizzo delle fiamme per l'eliminazione dei residui delle lavorazioni agricole (bruciatura di stoppie) e la facilitazione del ricaccio stagionale della vegetazione erbacea perenne da pascolo tramite l'abbruciamento delle parti aree nel periodo estivo.
Queste ultime due pratiche sono andate, tuttavia, fortemente riducendosi, nel primo caso per una maggior presa di coscienza delle aziende agricole sui vantaggi della compostazione in loco dei residui e, nel secondo, per la diffusione delle tecniche di pascolo sarde che, non prevedendo la transumanza, non possono ammettere la sterilità totale del terreno conseguente all'incendio, nemmeno per pochi giorni. Nel periodo a cavallo tra la seconda metà degli anni 70 e la prima metà degli anni 80, il numero e la portata degli incendi si riduce, sebbene in alcune regioni del sud si sviluppi la pratica di assumere lavoratori stagionali più volte individuati come incendiari che evitano così il rischio di disoccupazione.
Inoltre, la progressiva invasione del TASP da parte del turismo, dell'attività venatoria, alla costruzione di seconde case, ecc. (tutte attività svolte da gruppi sociali privi di dimestichezza con i rischi che derivano dal fuoco,) facilitava lo sviluppo di una miriade di incendi per disattenzione, teppismo, e altre ragioni che potevano sfuggire all'attività investigativa. Tali incendi si sviluppavano facilmente grazie all'abbandono e all'incuria del TASP conseguente ai cambiamenti economici sopra descritti.

1.2 Cambiamenti nella cultura di gestione del problema IB.

Parallelamente e analogamente, l'interesse verso la conservazione del patrimonio forestale, diviene monopolio quasi esclusivo della cultura ambientalista ed ecologista, la quale, oltre a provenire, in Italia, da una cultura di tipo 'cittadino', più che in altri Paesi è, storicamente, priva di una visione corretta dell'importanza reale degli ecosistemi forestali, essendo più di tipo antindustriale, animalista e conservazionista. Il Corpo Forestale dello Stato, la cui immagine era stata duramente colpita dalla partecipazione di alcuni suoi elementi al tentativo di golpe di J.V. Borghese nel 1970, viene progressivamente trasformato in uno strumento di polizia 'ambientalista' e privato delle sue funzioni di corpo tecnico destinato alla conservazione delle risorse forestali del Paese. La forte politicizzazione e sindacalizzazione dei Vigili del Fuoco con conseguenti capacità di pressione sui governi regionali, nonchè la proliferazione di organizzazioni di volontariato anch'esse legate a interessi politici locali , favoriscono la progressiva esclusione del CFS dalla gestione strategica del problema IB.

2- Conseguenze

2-1 Carenze strutturali

La carenza di un corpo tecnico con cognizioni di estimo, topografia e sistemi investigativi , ha portato, dalla seconda metà degli anni 80 a tutti gli anni 90 , alle seguenti conseguenze:

a - Mancata realizzazione di opere di prevenzione. Tali opere, inoltre, anche se non direttamente, venivano osteggiate dalla cultura conservazionista dominante, per cui l'apertura di piste tagliafuoco veniva considerata 'scempio ambientale' , la rimozione della vegetazione erbacea dalle fasce perimetrali dei boschi poteva essere eseguita solo "salvaguardando le specie floreali degne di tutela" (e qui siamo alla totale ignoranza espressa in una norma promulgata da un assessore verde del Lazio il cui staff evidentemente ignorava che, nel periodo di applicazione dell'obbligo di taglio della vegetazione erbacea, le specie protette perdono la loro parte aerea e non possono, quindi, subire alcun danno vegetativo) etc

b - Mancata valutazione della dimensione del problema, in quanto, l'unico corpo in grado di calcolare la superficie boscata percorsa dal fuoco è il CFS, non essendo dotati, sia i Vigili del Fuoco sia i volontari, di strumenti adeguati a redigere i rapporti tecnici al termine in un incendio. In conseguenza di ciò, sia le statistiche, sia la perimetrazione ai fini della vincolistica, sono risultate falsate o omesse.

c - Mancato coordinamento tattico delle azioni di spegnimento e riduzione del personale specializzato impiegato, con conseguente ricorso all'attività delle aeromobili, assolutamente inutili senza una forte presenza a terra.

d - Mancata individuazione dei responsabili, sia a livello penale che a livello 'sociologico'. La mancanza di un organismo con competenze investigative e capacità di controllo del territorio specifiche, ha di fatto ridicolizzato le conseguenze penali per i responsabili di IB e vanificato qualsiasi pianificazione preventiva e repressiva .

2.2 I nuovi soggetti che traggono vantaggio dagli IB.

Venendo meno le motivazioni economiche che erano all'origine degli incendi prima e durante gli anni 70, ed avendo le campagne educative ridotto fortemente i fenomeni dovuti ad incidenti o distrazione, c'è da chiedersi come mai la frequenza e la devastazione da incendi si mantenga costante. Innanzitutto appare evidente che gli incendi scoppino in aree dove, storicamente non si erano mai verificati (v. Abruzzi e Marche) , vengano appiccati con intenti evidentemente distruttivi (ad es. in presenza di forti venti) , colpiscano località che non possono sfuggire all'attenzione dei media. Questi tre dati ci fanno sorgere il dubbio che ci sia una strategia atta a mantenere un indice di attenzione della pubblica opinione sufficientemente elevato e che compensi la riduzione degli IB dovuta alle trasformazioni economico sociali avvenute negli ultimi decenni. Gli incendi, insomma, appaiono sempre più una sorta di azioni dimostrative atte a sollevare l'indignazione dell'opinione pubblica ambientalista e a fargli richiedere una maggior attenzione da parte delle Regioni.
Nella ricerca di eventuali attività organizzate che perseguano un tale fine, possiamo escludere tranquillamente la matrice terroristica, dato che vengono colpite indifferentemente località amministrate da maggioranza e opposizione. Possiamo escludere la criminalità di tipo mafioso ( se, come ci auguriamo, non è così presente ed attiva in Liguria , Piemonte, Toscana, ecc.) . Cosa resta allora ?
Non abbiamo gli strumenti investigativi sufficienti a raccogliere elementi di prova che stabiliscano responsabilità penali definite.

Elenchiamo di seguito una serie di dati ed episodi che possono fornire indizi utili a rivolgere l'attenzione degli organi dello stato competenti.

1 - Una delle Regioni che negli ultimi anni ha conservato i primi posti nella classifica degli incendi che l' hanno devastata, è il Piemonte, ove l'aumento degli IB ha coinciso con la maggior spesa per l'utilizzo di tecnologie avanzate (principalmente elicotteri) .

2 - Da qualche anno viene proposto insistentemente ad enti pubblici quali Regioni, Comuni, Enti Parco, ecc., l'acquisto di sistemi di telerilevamento degli IB, uno dei quali prodotto da un'industria che , in passato, si occupava di tecnologia militare. Tale sistema era stato proposto, per la Pineta di Castelfusano , al Comune di Roma, ma il contratto non era mai stato concluso per motivi di bilancio. Una delle prime dichiarazioni rilasciate dai responsabili capitolini dopo il disastroso incendio del 2000, andava in una direzione che sembrava far prevedere l'acquisto, in tempi brevi di un tale sistema.

3 - Negli ultimi anni sono stati rilevati con frequenza focolai di partenza situati in zone accessibili solo dall'aria. Per giustificare tale circostanza sono state diffuse voci di ordigni incendiari trasportati da uccelli (evidentemente molto ben addestrati!) o di fantomatici proprietari di yacht con l'hobby di lanciare razzi di segnalazione un po' ovunque. Un'ipotesi più credibile è che l'incendio possa essere stato appiccato dall'equipaggio di aeromobili, ma nessun magistrato ha richiesto i piani di volo di eventuali velivoli in transito nelle aree nei periodi antecedenti gli IB.

4 - In alcune occasioni ci sono stati inconcepibili ritardi nell'intervento dei Canadair della protezione civile, stranamente a terra con equipaggi pronti al decollo, il quale avveniva, però, solo dopo che gli elicotteri noleggiati dalle Regioni, avevano svolto le loro ben retribuite missioni.

5 - C'è da controllare se sia vero che gli "addetti alle vendite" di certe società che vendono tecnologia di protezione civile di derivazione militare, siano stati reclutati tra i quadri di alcuni 'servizi' di sicurezza . Potrebbe non essere marginale il fatto che, tali servizi, oltre a svolgere controlli sul rispetto delle norme che regolano il commercio di tecnologie militari, potessero anche avere accesso ad informazioni riguardanti i politici a cui la parte 'riciclata' di tali tecnologie veniva proposta per l'acquisto. E nei primi anni 90, si sa, molti politici avevano parecchie cose che preferivano restassero riservate.

Conclusioni

Riteniamo che un'efficace azione di riduzione degli IB preveda le seguenti linee di intervento:

1 - Eliminazione di ogni prospettiva di guadagno, occupazione o investimento legati all'opera di spegnimento degli IB

2 - Incentivazione di tutte le attività che arrechino benessere alle popolazioni locali in conseguenza dell'utilizzo ( boschivo, zootecnico, turistico, frutticolo,, ecc.) della risorsa forestale in quanto sistema produttivo di rilevanza economico sociale , contrapposto al bosco visto come luogo estetico. Ciò non toglie nulla al rispetto della biodiversità e alla necessità di prevedere ambienti di studio di tutela integrale, ma la differenziazione dell'utilizzo deve essere programmata scientificamente, non sulla base di considerazione emotive o sul calcolo di interessi politici ristretti.

3 - Rinascita del Corpo Forestale dello Stato come corpo tecnico nazionale di polizia giudiziaria, suo potenziamento nell'organico e sua esclusiva competenza nella gestione ordinaria e nell'emergenza del patrimonio forestale dello Stato.

4 - Impiego del volontariato esclusivamente in compiti di prevenzione, quali campagne informative, pulizia periodica e sistematica delle aree a rischio, sorveglianza, ecc.

5 - Impiego dei Vigili del Fuoco esclusivamente in presenza di strutture e infrastrutture umane coinvolte negli IB e sotto il comando di ufficiali e sottufficiali del CFS.

6 - Incentivazione alla nascita di forme d'impiego pubbliche e private che gestiscano la risorsa boschiva durante l'intera durata del ciclo annuale. Chi è impiegato per la salvaguardia del bosco deve aver la certezza del proprio posto di lavoro in relazione alla sua conservazione, non in base a quanti incendi spegne o a quanti alberi deve ripiantare. In realtà l'onere delle operazioni obbligatorie per il ripristino di un bosco colpito da incendio, incoraggiano il lavoratore o l'impresa impiegati stabilmente a prevenire al massimo il fenomeno.

 

 

     

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