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                 Associazione OIKOS  Roma 8 luglio 2017

 

 

ANALISI DEL PROBLEMA DEGLI NCENDI
NEL TERRITORO DI ROMA CAPITALE

 

Il territorio del Comune di Roma, per la vastità della sua superficie agro-silvo-pastorale e per le caratteristiche di alcuni suoi importanti parchi e ville storiche, presenta, da sempre, uno dei più elevati indici di rischio da incendio boschivo (IB) del territorio nazionale. Sebbene dagli inizi degli anni '80 le organizzazioni ambientaliste, il Corpo Forestale e le pubbliche amministrazioni abbiano, nell’ambito dei loro specifici ruoli, lanciato ripetuti allarmi, il dato della progressiva distruzione e/o degrado della copertura vegetale dei soprassuoli è rimasto costante.   
L’unico fattore che ha ridotto, statisticamente, il dato della superificie percorsa dal fuoco è stato quello derivante dalla massiccia urbanizzazione dell’Agro Romano compiuta negli ultimi quindici anni, che ha portato alla perdita pressocchè totale di  numerose formazioni boscate di piccole dimensioni (ma di enorme valenza ecologica) individuate all’inizio degli anni '80 come nuclei di ecosistemi forestali da proteggere. Non ci soffermeremo qui ad approfondire le ragioni di tale notevole perdita per il territorio comunale. Ci proponiamo, nelle note che seguono, di delineare una prospettiva unitaria e alternativa  in grado di stabilire un modello nuovo all’interno del quale utilizzare le poche risorse a disposizione.
Non affermeremo la necessità di ulteriori segmeti di spesa pubblica. Al contrario, cercheremo di individuare un percorso basato sui principi ecologici del risparmio, dell’ottimizzazione, della pluralità e rispetto dei ruoli, della valorizzazione delle identità, e delle prospettive di valore strategico.    

1- Caratteristiche principali del territorio comunale in relazione al rischio Incendi boschivi

 Il calcolo dell’indice di rischio da Incendi boschivi di un determinato territorio generalmente viene compiuto tenendo presenti i seguenti fattori:

      1-    Frequenza e quantità delle precipitazioni estive

2-    Composizione delle fitocenosi in relazione alla loro infiammabilità

3-    Stato di conservazione (laddove un bosco degradato presenta un rischio maggiore)

4-    Presenza di terreni incolti o adibiti a pascolo marginale (la presenza di vegetazione erbacea aumenta il rischio)

5-    Impatto antropico negativo (ossia la presenza di esseri umani che non hanno interesse economico per la conservazione del bosco). In questo senso la presenza di infrastrutture viarie è un fattore determinante, in quanto un traffico incontrollabile permette agli incendiari di accedere ai siti ed allontanarsene con scarsa possibilità di essere individuati.

Il territorio di Roma Capitale, in ciascuno dei fattori sopraelencati, mostra elementi fortemente negativi in tutti gli aspetti esaminati per i seguenti motivi:  

1-    I periodi estivi sono caratterizzate spesso da lunghi periodi di siccità.

2-    Vi è una diffusa presenza di pinete e di essenze tipiche della macchia mediterranea, che presentano il maggior grado di infiammabilità tra tutte le specie arboree e arbustive della nostra nazione.

3-    Molti boschi presentano danni da incendi pregressi ripetuti. Spesso sono luogo di discarica e, negli ultimi anni, anche ricettacolo di alloggi abusivi di emergenza. In tali condizioni le formazioni boschive presentano al loro interno parecchie aree dove cresce la vegetazione erbacea che, al momento della seccagione, rappresenta una massa facilmente combustibile che favorisce lo sviluppo e la rapida propagazione degli incendi boschivi.

4-    Moltissimi terreni, una volta destinati all’agricoltura, sono stati abbandonati e sono percorsi,  ogni anno, da incendi, molti dei quali appiccati da qualche residente per “allontanare serpenti e topi”.
(E’ questa anche la “spiegazione” molto frequente utilizzata dagli incendiari che vengono individuati).

5-    I boschi utilizzati a scopo produttivo, non sono molti e non hanno grande valore.  I loro proprietari, di conseguneza,  si limitano a cedere i diritti di taglio senza preoccuparsi della conservazione.
La fruizione delle aree verdi da parte dei cittadini, così come la presenza di associazioni locali, costituiscono un fattore positivo che compensa, in parte, lo scarso interesse economico per la conservazione dei boschi. L’intenso traffico veicolare, sia urbano che extraurbano, impedisce qualsiasi controllo sui movimenti di potenziali incendiari, al punto che, in alcune riserve, l’ente gestore si è accordato con i proprietari dei fondi per chiudere con cancelli le strade consortili e interpoderali.

Le operazioni connesse alla lotta attiva di antincendio boschivo, cioè avvistamento dei focolai, direzione delle squadre, rapida mobilità ed efficacia dell’intervento sono rese particolarmente difficili da tutte le condizioni elencate . Per ciò che riguarda l’avvistamento, la condizione più efficace per determinare la localizzazione di un incendio e le sue caratteristiche è sempre quella di poterne osservare il fumo. La presenza di colli e avvallamenti, nonché le ostruzioni visive costituite dagli edifici, rendono tale condizione praticamente nulla su tutto il territorio urbanizzato e su gran parte dell’Agro Romano. I limiti posti da numerosi vincoli di sicurezza ai voli su Roma e dintorni (presenza di aeroporti, aree sensibili per motivi di sicurezza, cavi aerei, ecc.) rendono impossibile anche un’osservazione aerea funzionale e attendibile. Per questo le centrali operative operano sempre solo su segnalazioni telefoniche la cui precisione è sempre piuttosto aleatoria. In pratica sino all’arrivo di una squadra qualificata alla valutazione di un incendio qualsiasi direzione e programmazione degli interventi è impossibile. Il problema della mobilità nell’area urbana e suburbana è tale da richiedere tempi lunghissimi prima di poter valutare la portata effettiva dell’evento calamitoso, soprattutto se si considera che una azione efficiente di lotta attiva, per poter mostrare risultati apprezzabili in termini di riduzione del danno, deve essere effettuata entro i primi 15 minuti dall’accensione del focolaio.     
La contiguità delle aree boschive con insediamenti umani, inoltre, costringe le forze in campo a concentrarsi primariamente sulla difesa primaria delle persone e dei loro beni materiali, sempre a discapito degli interventi atti ad evitare danni alla vegetazione.  

 2- Fattori  economici, politici e socioculturali

Gli ecosistemi che mostrano un buon livello di capacità di conservazione in presenza di un impatto antropico considerevole sono, in genere, caratterizzati dal fatto che la loro integrità coincida con le aspettative della collettività in relazione alla soddisfazione di bisogni economici, sociali e culturali. La produzione di legname o il turismo, la fruizione ricreativa, il valore simbolico o religioso, da quando esiste la storia umana, spingono verso la protezione delle aree naturali. Questo, in Europa, è più frequente nelle culture nordiche piuttosto che in quelle mediterranee. Anche in Italia, tuttavaia, sulla spinta del turismo ecologico, molte comunità locali hanno sviluppato una cultura della protezione dell’ambiente boschivo pianificando in maniera efficace la difesa dagli incendi. La legislazione regionale del Lazio, sin dagli anni '80, impone norme molto rigide ed efficaci in materia di difesa dagli incendi  boschivi che richiedono il rispetto di  una serie di obblighi di prevenzione e di divieti a cui sono soggette le aree percorse dal fuoco. Nonostante ogni anno le norme regionali  vengano pubblicizzate e ribadite  attraverso la puntuale emanazione di un’apposita ordinanza sindacale, anche più restrittiva, non esiste una correlazione efficace tra l’individuazione delle norme regionali ed il loro rispetto nei territori specifici, mediante l’attuazione degli interventi preventivi indidviduati dalle norme comunali e dalle esplicite ordinanze che i Sindaci emettono. La loro attuazione è, praticamente, inesistente. C’è, tuttavia, una relativa abbondanza di cittadini e associazioni intenzionate a difendere il verde, e se la presenza del Corpo Forestale (ora assorbito dai Carabinieri) è inferiore alle necessità, questo è compensato dal gran numero di addetti della Polizia Municipale, dagli uomini del Servizio Giardini e, da qualche anno, dal personale di sorveglianza dell’Ente Romanatura.  
Questo potenziale umano costituisce una risorsa che basterebbe abbondantemente a svolgere un’eccellente opera di prevenzione e controllo, ma che non è mai stato efficacemente coordinato e indirizzato a tale compito, poichè lo si continua ad utilizzare nella lotta attiva contro gli incendi con risultati caotici e sicuramente deludenti: volontari che, non conoscendo assolutamente il percorso e l’ambiente in cui dovevano intervenire, arrivavano in ritardo e si trovavano di fronte a situazioni che non comprendevano, automezzi del Servizio Giardini che restavano bloccati dal traffico ed arrivavano ben oltre i 15 minuti dopo i quali un incendio assume proporzioni devastanti e scarsa chiarezza nei ruoli di direzione tattica e suddivisione dei compiti tra i soggetti impegnati hanno rappresentato scenari costanti, ripropostisi un'estate dopo l'altra senza sostanziali modifiche. 

L’idea dell’Antincendio Boschivo è stata, negli ultimi anni, concepita come una serie  di ‘centrali operative’ che cercano di dirigere, quasi alla cieca, forze disomogenee che si muovono da grandi distanze su terreni che non conoscono.
Appare evidente che senza la ricostruzione di una rete capillare di prevenzione che parta dal basso le speranze di proteggere e difendere dagli incendi siano pressocchè nulle.

 3- Costruire la sicurezza  anziché fronteggiare l’emergenza

Molti sanno, ad esempio, che le regioni centro-meridionali italiane sono esposte al massimo rischio di incendi soprattutto perché, nel periodo dell’anno in cui le temperature sono più elevate, solitamente, piove di meno e la vegetazione diviene più facilmente combustibile per la minor presenza di acqua nei tessuti. Non tutti sanno che, nell’arco di dieci anni, può accadere che per uno, due e talvolta tre stagioni consecutive, piova qualche giorno nel mese di luglio. In tale circostanza, sia le graminacee perenni che le specie termofile, favorite dalla maggior durata della luce diurna e dalle elevate temperature, vegetano rapidamente e copiosamente  creando una copertura verde dei soprassuoli tale da ostacolare (con la riserva idrica presente nei tessuti fogliari) lo sviluppo degli incendi.
Se chi pianifica l’organizzazione AIB non è in grado di mettere in relazione questo fenomeno con la riduzione degli incendi in quella specifica stagione, si troverà totalmente impreparato l’anno successivo quando le precipitazioni cadranno in un periodo diverso.

Poiché non è possibile prevedere quando e quanto pioverà prima della pianificazione di una campagna antincendio boschivo annuale, è evidente che un’organizzazione deve necessariamente mantenere un livello di allerta costante compatibile con le risorse disponibili e tenendo presente il rischio di logoramento umano che si manifesta in casi di emergenze prolungate.  Se, viceversa, l’organizzazione si basa sulla prevenzione, i fattori variabili da verificare  restano costanti.  La massa della vegetazione erbacea da sfalciare e i suoi tempi di decomposizione parziale (c’è comunque, un’oscillazione di 10-15 gg in relazione alla temperatura, all’umidità e alla massa), è, comunque, una variante prevedibile poichè basta misurare l’altezza degli steli delle graminacee anche un mese prima delle operazioni di sfalcio. In considerazione della condizione  geo-climatica  del Comune di Roma, occorre osservare che la vegetazione erbacea non arriva a seccagione tutta assieme, bensì, nell’arco di circa venti–trenta giorni. Ciò significa che le risorse possono essere impiegate senza periodi di inutilizzo o logoramento con evidenti vantaggi economici e psicologici.

Stesso discorso può essere fatto  per le attività educative e repressive nei confronti dei privati che non rispettino le norme di prevenzione.  
Una squadra composta da tre elementi può tranquillamente, nell’arco di un mese, percorrere un intero municipio e verificare il rispetto della normativa. 

 4- Indicazioni pratiche

Non abbiamo  conoscenza diretta  dell’effettiva disponibilità di uomini e mezzi da impiegare per le campagne AIB. Per questo le indicazioni che seguono avranno un valore orientativo e riguarderanno, soprattutto, l’attribuzione di ruoli ai soggetti  normalmente impiegati all’interno di uno schema di intervento che deve prevedere le seguenti azioni:

A- Ricognizione del rischio, ossia individuazione di quelle aree ove esistano elementi storici o temporanei che facciano prevedere l’insorgenza di incendi.

B- Attuazione di opere di difesa passiva, quali rimozione della vegetazione infestante, creazione di fasce sterrate, bonifica del territorio da discariche, insediamenti abusivi, ecc.

C- Attività di educazione e sanzione delle inadempienze alle normative di prevenzione.

D- Attività di sorveglianza delle aree a rischio.

E- Intervento sui focolai iniziali.     

a) Il compito del punto A può essere svolto da un gruppo di lavoro che comprenda personale della Polizia Municipale, organizzazioni di volontariato e ambientaliste coordinate dall’UPC del Comune di Roma. In passato OIKOS ha sperimentato con successo il coinvolgimento della cittadinanza nella segnalazione delle situazioni di rischio.

b) Le opere di cui al punto B vanno, come stabilito chiaramente dalla normativa vigente, eseguite dai proprietari o conduttori dei fondi. E' tuttavia consigliabile mettere in campo una task force di una ventina di elementi con idonee attrezzature che intervengano in caso di dubbia proprietà.

c) L’attività  sanzionatoria  (punto C) spetta , come stabilito chiaramente dalla normativa vigente, alle forze di Polizia. Nella fattispecie i gruppi della Polizia Municipale che operano nei municipi esposti agli IB , si sono già dimostrati in grado, in passato, di svolgere una rilevante azione deterrente. Le campagne educative potrebbero essere progettate assieme alle organizzazioni di volontariato locale, per evitare alcuni clamorosi errori di comunicazione che si sono manifestati in passato.

d) La sorveglianza  AIB  (punto D)  deve essere un compito prioritario di chiunque abbia in gestione a qualsiasi titolo la conservazione di un’area verde. In particolare il personale dell’Ente Romanatura che ha in gestione la stragrande maggioranza delle aree a rischio del Comune di Roma, deve essere tenuto a presentare un piano che sia proporzionale al personale impiegato. Le organizzazioni di volontariato devono, altresì, organizzare percorsi paralleli o concordati con il personale retribuito dagli enti pubblici, in quanto una reciproca ‘attenzione’ tra soggetti istituzionali e soggetti privati può funzionare da stimolo a fornire il meglio.

e) L’intervento (punto E) sui focolai iniziali è parte di quelle azioni di I livello in carico ai Comuni e che va risolto, a nostro avviso,  semplicemente attribuendone l’autorità al Sindaco e ai suoi organi delegati. Una volta stabilito questo irriducibile principio, va affermato che, tecnicamente, tale attività deve essere connessa a quella di sorveglianza. Almeno una parte dei gruppi che controllano il territorio, deve essere fornita di strumenti manuali o meccanici che permettano il soffocamento di fiamme di proporzioni ridotte. Un efficace sistema di comunicazioni che tenga in contatto costante il personale impegnato con un coordinamento operativo comunale, è l’unica garanzia per evitare i conflitti di competenze e l’elusione di responsabilità che si verifichino ormai da sempre.

A conclusione di tale analisi vogliamo soltanto ricordare che tale schema operativo è quello già  indicato, sin dai primi anni 80 , nelle varie leggi nazionali e regionali in materia AIB.  Non abbiamo inventato nulla di nuovo.
Abbiamo soltanto voluto riproporre uno schema, che, abbandonato da qualche anno, ha portato il cittadino a considera l’ambiente naturale come “terra di nessuno”.  Riteniamo, infatti, che ripristinare con decisione il principio della responsabilità piena dei Comuni nella gestione del proprio territorio e della sicurezza delle popolazioni residenti, possa far ripartire anche idealmente un progetto finalizzato alla tutela ambientale e al miglioramento della qualità della vita, quale progetto compartecipato tra cittadini.        

     

 

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