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 “QUEST’ANNO ARRIVIAMO PRIMA DEGLI INCENDI !”

Progetto pilota per la prevenzione degli incendi nelle aree verdi del Comune di Roma

 

Il mese di giugno e le prime calde giornate di luglio hanno fatto registrare una serie incredibile di incendi in diverse aree di pregio,  di importanza fondamentale  per la qualità della vita dei cittadini romani.
Usiamo la metafora “polmoni verdi” per evidenziare il fatto che la Città (questa città ove progettiamo i nostri spostamenti quotidiani) ha bisogno di aree verdi  per articolare un processo decisivo che possa dar respiro alla Qualità della vita dei suoi cittadini.    
Fino ad oggi (dati regionali) gli incendi sono triplicati rispetto al 2016 e molti “polmoni verdi” appunto sono stati distrutti, devastati, colpiti da ferite mortali cagionate da azioni dolose di incendiari senza scrupoli.
 
In relazione al  problema degli incendi, però, va da subito considerato che le carattteristiche particolari del territorio di Roma Capitale sono diverse rispetto a quelle degli  altri  grandi centri urbani.
Per alcune di tali condizioni particolari è necessario affrontare il fenomeno (e agire) con flessibilità e spirito innovativo.

Esaminiamo, dunque, in questa sede il problema della difesa del Patrimonio boschivo della Capitale sulla base dei seguenti fattori:

1)- La presenza di Parchi, aree verdi e Riserve Naturali integrate nell’ambiente urbano in periodi storici successivi e, conseguentemente, senza una progettazione omogenea.

2)- Lo stato di abbandono di appezzamenti di terreno di proprietà indefinibile.

3)- La forte presenza antropica che comporta maggior rischio statistico di azioni incendiarie e che condiziona le scelte tattiche nelle operazioni di spegnimento in quanto impone la priorità di intervento a difesa dell’integrità delle persone e dei loro beni.

4)- La presenza di una fitta rete viaria spesso contigua ai boschi da proteggere, che facilita le azioni incendiarie volontarie e, seppur in maniera limitata, quelle involontarie.

5)- L’insufficiente consistenza del personale destinato alla lotta attiva per ragioni di tipo logistico, sociologico, ed economico.

6)- L’impossibilità di effettuare interventi rapidi e selettivi per motivi legati alla difficoltà di individuazione precisa dei focolai (ostacoli architettonici, imprecisione nelle segnalazioni, vastità del territorio) e l’imprevedibilità del traffico veicolare  

 
Tali fattori rendono evidente la sostanziale inefficacia di programmi AIB basati sulla lotta attiva con i tradizionali mezzi (le autobotti di grandi e medie dimensioni) e palesano, inoltre, in maniera altrettanto ovvia, le difficoltà (anche di ordine giuridico) inerenti l’impiego di mezzi aerei.

C’è quindi da ritenere che il metodo elettivo da impiegare per contrastare il fenomeno degli incendi, nel Comune di Roma, sia la prevenzione, mediante la riduzione e l’abbattimento del rischio.   

Oltre a  rammentare che le caratteristiche di sviluppo di un incendio consistono in  un evento, inizialmente di proporzioni ridotte, che, in breve volgere di tempo e in base a fattori variabili di complessa prevedibilità, acquista dimensioni che lo rendono pericoloso, occorre tener conto che:
 

1- Le leggi della combustione e la botanica implicano il dato che lo sviluppo e la propagazione di un incendio passino attraverso la successione vegetazionale erbaceo-arbustivo-arborea.

2- Di conseguenza l’eliminazione della vegetazione erbacea riduce drasticamente la possibilità di sviluppo e propagazione delle fiamme.

3- I costi della rimozione della vegetazione erbacea sono enormemente inferiori a quelli delle operazioni di spegnimento: un’ora di volo di un Canadair costa quanto la realizzazione di opere di prevenzione sulla fascia perimetrale di una superficie boschiva di svariate migliaia di ettari. Le opere preventive, inoltre, impediscono anche il semplice insorgere di focolai azzerando qualsiasi danno alla vegetazione, mentre la lotta attiva, non riesce a proteggere il bosco nell’intervallo (molto spesso lunghissimo) che intercorre tra l’inizio dell’incendio e la fine delle operazioni di spegnimento. La prevenzione, da ultimo, non comporta rischi per il personale che vi è impegnato.

4- La maggioranza degli incendi viene appiccata (volontariamente, accidentalmente o incidentalmente) all’esterno delle formazione boschive, sia per ragioni legate alle lavorazioni agricole, sia per la maggior raggiungibilità e conseguente possibilità di  fuga da parte di chi effettua il dolo.

Le considerazioni sopra evidenziate hanno ampiamente ispirato la legislazione in materia di incendi boschivi, e le Ordinanze Sindacali definite “Dichiarazione Stato di grave pericolosità da incendi” emanate annualmente, che  si occupano di prescrivere  una serie di obblighi che vanno proprio nella direzione di rimuovere, prima del periodo di massimo rischio, la vegetazione erbacea e i residui delle lavorazioni agricole (stoppie). Nell’anno in corso per la città di Roma l’ordinanza sindacale varata dall avv. Virginia Raggi è stata da tempo pubblicata sul sito internet  di Roma Capitale ed è siglata con il numero 74 del 23 maggio 2017.  La vastità del territorio comunale, tuttavia, assieme alla difficoltà di definire le proprietà degli appezzamenti nonché alle carenze e alla disorganizzazione della stessa amministrazione comunale, lasciano largamente inapplicate tali norme, con risultati, in alcuni casi, disastrosi.  In realtà, ai fini della prevenzione degli incendi che colpiscano la vegetazione arborea (sia che si tratti di formazioni naturali, sia di impianti  di origine antropica), l’effettivo lavoro da svolgere, sebbene concentrato in un periodo piuttosto ristretto è di proporzioni accettabili. Il progetto pilota che presentiamo in questa nota, intende verificare quanto un intervento orientato da criteri tecnico scientifici e condotto con mezzi tecnici e personale, specificamente orientati, ad abbassare i rischi da incendio possa essere adeguato ed efficace.               

Prendendo a prestito una terminologia mutuata dal contesto sanitario, l’iniziativa è mirata a concentrarsi sulla riduzione del rischio attraverso la prevenzione anziché utilizzare risorse per la riduzione del danno’.
Tale programma può essere attuato entro il 20 luglio pv.            

Al riguardo facciamo notare che la stessa ordinananza sindacale individua il termine del 30 luglio quale data per la conclusione delle operazioni di interramento delle stoppie.            

 Modalità di organizzazione e interventi

 Gli interventi individuati per il progetto pilota (che può essere riprodotto in qualsiasi municipio di Roma Capitale ove è presente una superficie pur limitata di territorio agro-silvo-pastorale) sono i seguenti:

a- Ricognizione del rischio, ossia individuazione di quelle aree ove esistano elementi storici o temporanei che facciano prevedere l’insorgenza di incendi.

b- Attuazione di opere di difesa passiva, quali rimozione della vegetazione infestante, creazione di fasce sterrate, bonifica del territorio da discariche, insediamenti abusivi, ecc.

c- Attività di educazione e sanzione delle inadempienze alle normative di prevenzione.

d- Attività di sorveglianza delle aree a rischio.

e- Intervento sui focolai iniziali.    

 

Schema operativo da mettere in atto entro il 20 luglio

 


Ricognizione del rischio
, ossia individuazione di quelle aree ove esistano elementi storici o temporanei che facciano prevedere l’insorgenza di incendi.

 


Tale  compito può essere svolto da un gruppo di lavoro che comprenda personale della Polizia Municipale, organizzazioni di volontariato e ambientaliste coordinate dall’UPC del Comune di Roma. In passato OIKOS ha  sperimentato con successo anche il convolgimento della cittadinanza nella segnalazione delle aree a rischio


Attuazione di opere di difesa passiva, quali rimozione della vegetazione infestante, creazione di fasce sterrate, bonifica del territorio da discariche, insediamenti abusivi, ecc.
 


Tali operazioni, come stabilito chiaramente dalla normativa vigente, vanno  eseguite dai proprietari o conduttori dei fondi.


Attività di educazione e sanzione delle inadempienze alle normative di prevenzione.


L’attività sanzionatoria spetta, come stabilito chiaramente dalla normativa vigente, alle forze di Polizia. Nella fattispecie, i gruppi della Polizia Municipale che operano nei municipi esposti agli IB si sono già dimostrati in grado, in passato, di svolgere una rilevante azione deterrente. Le campagne educative potrebbero  essere progettate assieme alle organizzazioni di volontariato locale.
 


Attività di sorveglianza delle aree a rischio.


La sorveglianza  AIB   deve essere un compito prioritario di chiunque abbia in gestione, a qualsiasi titolo, la conservazione di un’area verde. In particolare il personale dell’Ente Romanatura, che ha in gestione la stragrande maggioranza delle aree a rischio del Comune di Roma, deve essere tenuto a presentare un piano che sia proporzionale al personale impiegato. Le organizzazioni di volontariato devono, altresì, organizzare percorsi paralleli o concordati con il personale retribuito dagli enti pubblici, in quanto una reciproca ‘attenzione’ tra soggetti istituzionali e soggetti privati può funzionare da stimolo.
 

 

In questa sede non affrontiamo volutamente l’argomento sugli interventi sui primi focolai, sul quale OIKOS ha abbondamente prodotto materiale durante i suoi anni di lotta attiva contro gli incendi boschivi (dal 1980 al 1999). Quest’anno, infatti, vogliamo arrivare prima degli incendi! E, almeno per quanto ci riguarda, abbiamo intenzione di fare la nostra parte. Fino in fondo!

 

Analisi del 2017 

Ordinanza sindacale n 74 del 25 maggio 2017

Schede e informazioni utili

 

 Associazione OIKOS – Roma 8 luglio 2017

 

 

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