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L’INCENDIO DI OSTIA: 
GLI ASPETTI INVESTIGATIVI E GIUDIZIARI

Vincenzo Minissi
presidente

 

Come era prevedibile l’istituzione della ‘taglia’ sui piromani di Ostia ha scatenato un clima di accuse nei confronti di coloro che, per vari motivi, erano presenti nella Pineta al momento dell’incendio. Queste accuse, riportate in maniera più o meno responsabile dai media, sono state tutte rilasciate, guarda caso, da dipendenti del Servizio Giardini del Comune di Roma.

Ricordiamo in proposito che il Comune di Roma, tramite il Servizio giardini, è l’unico responsabile della manutenzione e sorveglianza sulla Pineta di Castelfusano, e che di conseguenza, in base alla normativa vigente E’ DA RITENERSI CORRESPONSABILE DEI DANNI DERIVATI DALL’INCENDIO qualora venga dimostrato quello che hanno dichiarato tutti i gli abitanti della zona: non erano, cioè, stati adempiti gli obblighi di legge in materia di prevenzione degli incendi nei boschi.

Veniamo comunque alle accuse:

  1. Si è detto, in un primo momento, che gli idranti dell’acqua erano stati sabotati. Successivamente qualcuno ha dichiarato che, in realtà, quegli idranti erano bloccati perché inutilizzati da anni. E questa non è una sorpresa, giacché la loro inutilità è stata più volte denunciata, anche alla magistratura, visto che gli incendi non usano la cortesia si scoppiare vicino agli idranti, bensì dove vogliono gli incendiari.

  2. Successivamente si è passati ad accusare il Corpo Forestale, inizialmente dicendo che ‘erano state viste persone in divisa da forestale vicino ai luoghi di incendio’, poi che ‘avevano minacciato con una pistola’ , poi ‘che avevano taniche in mano’, ecc. Tali dichiarazioni sono state fatte da un dipendente del Servizio Giardini, il quale, sempre secondo i media, sostiene che il movente dei forestali è 'impedire il passaggio delle competenze' allo stesso Servizio Giardini. In realtà, come abbiamo già detto sopra, il Servizio Giardini già le ha queste competenze. Non si capisce poi che cosa fregherebbe a tre agenti della Forestale di chi siano le competenze di gestione di un Parco, dato che la loro posizione lavorativa non cambia certo per questo. Le affermazioni del dipendente, non trovano, comunque alcun riscontro oggettivo e ci si domanda come mai siano uscite fuori a 24 ore di distanza dall’incendio e perché un collega del dipendente si rifiuti di suffragare le sue affermazioni.

  3. Adesso, poi, si fanno girare illazioni sui volontari. Si tratta di semplici illazioni, insinuazioni, affermazioni generiche di incompetenza ed inaffidabilità. Forse ancora più inique delle altre, poiché i volontari non possono difendersi da questo tipo di fumo che si aggiunge a quello respirato nel tentativo di salvare la Pineta.

  4. Va comunque specificato che i contributi erogati alle associazioni, sono quasi sempre inferiori ai dieci milioni e che non sono correlati al numero di interventi effettuati. A meno che non si entra nella dimensione della patologia mentale, è dubbio che, nel volontariato qualcuno si sia fatto tentare la mano.

  5. Sembra che ci fosse malcontento, a giudicare dalle dichiarazioni della CGIL, sul fatto che la De Petris non avesse "accolto le richieste del personale del Servizio Giardini" in materia di retribuzione per le attività di sorveglianza antincendio. Qualcuno vocifera, inoltre, che il punto di partenza del fuoco sia stato nelle immediate vicinanze della postazione dove staziona il personale del Servizio Giardini. Naturalmente questa affermazione è difficilmente dimostrabile, anche se una ricognizione fotografica aerea può far capire, intuitivamente, se sia attendibile. Comunque non può costituire valore di prova.

I possibili moventi.

Le statistiche mettono gli incendiari in diverse categorie, accanto ad ognuna di esse abbiamo fatto alcune osservazioni sulla probabilità di coinvolgimento.

  1. speculatori edilizi. Nessuno può pensare di costruire nella Pineta di Castelfusano

  2. Bracconieri- Ma nella Pineta di Ostia non c’era fauna tale da suscitare il loro interesse.

  3. Persone che utilizzano il fuoco per ripulire velocemente tratti di vegetazione erbacea. A volte c’è il sospetto che addetti alla manutenzione pubblica usino questo metodo per risparmiare fatica.

  4. Interessi economici legati all’attività antincendio. Come abbiamo specificato, l’unica categoria che ha sporto lamentele per il trattamento economico è stato il Servizio Giardini. Il resto del personale impiegato o non riceve alcuna retribuzione (i volontari) o riceve retribuzioni indipendentemente dal fatto che ci siano incendi oppure no.

  5. Imprese legate agli interventi di riforestazione. Il fenomeno è diffuso quasi esclusivamente in regioni con presenza mafiosa, giacché presuppone complicità politico amministrative nei successivi piani forestali.

  6. Persone che appiccano il fuoco per ritorsione, vendetta, ostilità, vandalismo. In genere si tratta di persone che hanno precedenti penali per reati contro le persone e le cose, oppure di psicopatici, tossicodipendenti, emarginati. Suggeriamo vivamente di indagare sul personale che ruota intorno all’attività di sorveglianza della Pineta per verificare se qualcuno di loro ha storie del genere nel passato.
    E’ ovvio che questo dovrebbe escludere il personale del Corpo Forestale dello
    Stato.

A nostro giudizio le indagini della Magistratura vanno, comunque, concentrate sulle responsabilità di ordine penale che hanno portato a lasciare nell’incuria, sia la vegetazione della Pineta (nonostante gli obblighi di legge), sia l’organizzazione delle attività di sorveglianza, controllo, e manutenzione, del personale, delle attrezzature e delle infrastrutture antincendio.

 

 

     

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