Quando la valorizzazione
ambientale rimane sulla carta
UN SISTEMA DI
PARCHI FANTASMA
La vittoria elettorale del
centro destra, alla Regione Lazio, sta creando preoccupazioni (più o meno
sincere) in alcuni circoli ambientalisti .
In ogni occasione possibile
viene paventato il rischio che i Parchi regionali vengano ‘ridimensionati’,
che si debbano pagare debiti elettorali ai cacciatori, che il partito del
cemento riprenda quota, in un crescendo dai toni apocalittici.
Sia l’assessore regionale all’Ambiente
Verzaschi, sia il presidente della Provincia Moffa, hanno, peraltro, gioco
facile nel dire che i Parchi realizzati durante le precedenti giunte, sono
stati lasciati andare in malora (e gli episodi di Castelfusano e Castel di
Decima non possono che confermare la loro ipotesi).
Le personali osservazioni che,
qui vengono proposte, sono mosse dall'intento di provare ad uscire da questo
genere di contrapposizioni che, a lungo andare, rischiano di apparire
strumentali e faziose. La riduzione dell’ambientalismo e del
conservazionismo ad un movimento che si preoccupa soprattutto della creazione
di riserve naturali è, storicamente e culturalmente, una scelta pericolosa,
reazionaria e mistificante.
Il vuoto creato dal WWF,
preoccupato per anni a difendere fazzoletti di territorio, in gran parte
proprietà di una ristretta aristocrazia terriera o industriale che in tal
modo metteva a posto sia la coscienza che la cartella delle tasse, non a caso
ha fatto nascere in Italia, dagli anni 80 in poi, numerose associazioni
ambientaliste e movimenti politici organizzati che ponevano la questione
ambientale in termini più attuali e vicini alle esigenze di una società
inquinata.
Una tesi ben più avanzata
dovrebbe sostenere che TUTTO il territorio è da considerarsi un parco e che
solo in alcune zone ristrette e limitate sia possibile costruire, andare a
caccia, ecc.
In realtà i parchi realizzati
a Roma durante la giunta Rutelli, sono stati evidentemente il frutto di una
manovra che mirava a tacitare le pressioni ambientaliste per una città più
vivibile, in cambio della istituzione (sulla carta) di una serie di Parchi
fantasma, costellati di discariche, bruciati dagli incendi e con isole, al
loro interno, in cui gli interessi acquisiti di gruppi edilizi con evidenti
legami politici non sono stati minimamente intaccati.
Su queste pagine, nei giorni
scorsi, si è parlato della Riserva di Decima-Malafede, attualmente affidata
alla "sorveglianza e valorizzazione" del WWF Lazio. Nel 1979 l’Oikos
presentò la prima proposta di perimetrazione dell’area e negli anni
successivi realizzò iniziative, mostre, pubblicazioni e, soprattutto, sino al
1980, vi organizzò dei presidi contro gli incendi boschivi. Nel momento in
cui l’area viene inserita nel "piano delle certezze" del Comune di
Roma, dalla perimetrazione viene cancellata un’area agricola centrale, che
rappresenta la congiunzione tra la Sughereta di Vallerano e la Tenuta di S.
Antonio.
La continuità naturale del
Parco viene interrotta per lasciare il posto ad un edilizia residenziale,
guarda caso, realizzata da alcuni consorzi di cooperative ben note agli
addetti ai lavori.
Lo stesso WWF ha poi stabilito
il suo centro visite della Riserva, all’interno di un complesso di casali in
affitto alla coop Agricoltura Nuova, all’interno del quale sono state
rilevate infrastrutture del tutto nuove (tra cui un maneggio) e manomissioni
di strutture preesistenti (tra cui un silos trasformato in abitazione). L’Ente
Romanatura a seguito di una discussa (e tutt'altro che trasparente) procedura
di aggiudicazione ha impegnato la somma di 90 milioni all’anno per la
sunnominata ‘sorveglianza e valorizzazione’ dell’area che misura seimila
ettari. La stessa somma risulta impegnata per il Parco di Aguzzano, 51 ettari
affidati, tra gli altri, a ‘Podere Rosa’ (associazione ‘ambientalista
radicale’ che vanta tra i suoi fondatori Luigi Nieri, attuale presidente
della commissione ambiente del Comune di Roma),
E’ strano che il WWF accetti
una tale anomalia: l’enorme discrepanza fra le due superfici fa
evidentemente apparire assurda la parità dell’impegno di spesa.
L’esempio di Decima-Malafede
potrebbe portare qualche maligno a sospettare che i soldi di Romanatura
servano più ad acquisire il consenso e l’ammorbidimento di alcune frange
ambientaliste che non a proteggere effettivamente il territorio.
Insomma, questo dovrebbe
dimostrare chiaramente la sensibilità e l’interesse della giunta Rutelli e
degli ambientalisti ad essa allineati verso i parchi naturali attualmente
esposti alle minacce del centro destra. Queste le considerazioni. Infine un
consiglio indirizzato a Storace e alle sue temute schiere vandaliche:
affrettatevi a compiere i vostri misfatti.
Se l’estate continua così
resterà ben poco da razziare.