ADDIO VECCHIA PINETA !
L’incendio che il 4 Luglio ha devastato la Pineta di Ostia,
per le sue dimensioni (100 ettari) , può essere l’evento che ha aperto la
strada verso la definitiva scomparsa del più importante bosco che i cittadini
romani avevano a disposizione. Apriamo quindi la lista dei ringraziamenti verso
circostanze e personaggi che, a nostro giudizio, sono da ritenersi coinvolti
nella triste vicenda.
1- Innanzitutto l’ignoto PIROMANE che ha fatto partire le
fiamme. C’è chi ha dichiarato ai giornali che l’episodio è da inquadrarsi
in una strategia di ‘sabotaggio’ o roba del genere, dimenticandosi che la
Pineta di Ostia è sempre andata a fuoco nel corso degli ultimi anni e che,
nonostante le nostre denunce, nè la sorveglianza nè le misure di prevenzione
sono state mai attuate. Date le orribili condizioni di manutenzione dell’area,
anche un bambino con un cerino poteva provocare lo scempio. Invece di cercare il
sabotatore cerchiamo di capire dove stavano le sentinelle che avrebbero dovuto
controllare l’area.
2- Il VENTO, che nel momento dello scoppio dell’incendio
soffiava con intensità spaventosa. In condizioni meteorologiche del genere è
praticamente impossibile fare alcunchè. Proprio per questo, allora, quando
spira vento di scirocco è fondamentale intensificare la sorveglianza contro i
possibili incendiari.
3- I POLITICI , in primis l’Assessore all’Ambiente del
Comune, Loredana De Petris, sulla cui statura morale e di ambientalista
preferiamo non fare alcun commento. Ha ereditato le deleghe alla Protezione
Civile con un rimpasto di giunta e il suo primo risultato (che la consegna alla
storia della Città) è stata la quasi totale scomparsa del bosco più
importante di Roma. Eppure ci voleva poco: bastava far ripulire dalle erbacce le
fasce esterne e i bordi delle strade che attraversano la pineta, intensificare
la sorveglianza, effettuare la rimozione (prevista per legge) delle piante
seccatesi durante gli incendi degli anni precedenti. Niente di tutto questo è
stato fatto nonostante i nostri appelli ripetuti. Le sue dichiarazioni alla
stampa ‘sul sabotaggio delle bocchette antincendio’ la dicono lunga sulle
sue reali preoccupazioni . Per l’installazione di tali "inutili
bocchette" l’Oikos ha presentato diverse denunce, tra cui quella
temutissima alla Corte dei Conti, la parte della Magistratura che indaga sulle
spese inutili e che costringe tanti pubblici amministratori a rimborsare i soldi
spesi inutilmente. Particolare menzione anche a Luigi Nieri, presidente della
Commissione Ambiente e membro della "componente ambientalista" di
Rifondazione Comunista, evidentemente troppo impegnato nel congresso in corso
del suo partito per svolgere il ruolo di controllo sugli atti della Giunta
capitolina. Lasciamo da parte l’ex Assessore all’Ambiente della Regione
Lazio, anche lui dei Verdi, per anni responsabile del coordinamento dell’attività
antincendio e le cui scelte condizioneranno ancora tutto ciò che avverrà quest’estate:
in ogni caso a toglierlo di mezzo ci hanno pensato gli elettori che lo hanno
rimandato a casa.
4- Alcuni appartenenti alle ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE che
hanno rinunciato al loro ruolo di denuncia delle carenze istituzionali, in
cambio di qualche misera sovvenzione e di qualche intervistuccia o sui giornali
di regime. Ci risparmiamo ogni possibile commento sul ruolo letale di costoro. E
ci riserviamo di chiedere accertamenti su eventuali responsabilità inerente la
mancata vigilanza nelle aree a loro assegnate e per le quali ricevono pubblico
denaro.
5- La PROTEZIONE CIVILE nel suo complesso: quanti dei Vigili
del Fuoco che riempiono le caserme romane erano effettivamente mobilitati in una
giornata come ieri (quando era prevedibile la situazione generale di rischio con
almeno due giorni di preavviso) . E qual è la situazione del Corpo Forestale
dello Stato ? In che condizioni si trovano i volontari ? Tutte domande senza
risposta, nonostante numerose denunce presentate dall’Oikos alla Magistratura.
Oramai da anni.
6- L’APPARATO GIUDIZIARIO e le FORZE di POLIZIA : E’
tempo, oramai, che nei confronti degli incendiari si usi la mano pesante : un
delinquente o un imbecille che voglia ripulire il suo terreno senza spendere
centomila lire per il noleggio di un trattore, procurano alla collettività
danni ben più gravi di un rapinatore armato. Eppure le statistiche sulla
repressione dei reati connessi all’attività incendiaria sono desolanti : al
massimo si ottengono condanne di pochi mesi, che non hanno alcuna funzione
deterrente.
CHE FARE ADESSO PER NON
PERDERE DEFINITIVAMENTE LA PINETA DI OSTIA ?
Cento ettari di bosco percorso dal fuoco in un
ecosistema mediterraneo come quello di Ostia rappresentano un danno
inestimabile che avrà conseguenze inevitabili sul clima della città. Ma il
rischio più grave si configura nel fatto che, le ferite aperte , saranno
veicolo di ulteriori incendi e ulteriore degrado.
Serve quindi un immediato intervento che concentri la
sorveglianza su tutto il parco del Litorale, utilizzando preferibilmente
militari (anche in servizio di leva), sicuramente più affidabili di gruppi e
gruppetti di varia matrice che hanno dimostrato di non essere all’altezza
del compito da svolgere.
Vanno poi messe in atto tutte le MISURE PREVISTE PER LEGGE
E MAI ATTUATE, di recinzione delle aree bruciate, taglio delle piante secche o
carbonizzate, divieto di transito al pubblico per almeno dieci anni. In questo
modo già il prossimo anno il verde rispunterà e, con il tempo , se non la
secolare pineta, la città riacquisterà comunque un po’ di macchia
mediterranea .
Se i responsabili della gestione della Pineta di Ostia si
dimettessero e lasciassero il posto a persone più competenti e responsabili
farebbero sicuramente un gran favore a tutti. Ma in questo periodo storico
staccarsi da una poltrona, per alcuni, significa non rivederla mai più e
quindi non crediamo tanto nella probabilità che si verifichino manifestazioni
di tale dignità : perdere la reputazione ma non la poltrona è lo slogan che
condanna alla distruzione i nostri boschi.