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GLI INCENDI BOSCHIVI ? ARRIVIAMO PRIMA NOI !!!

Progetto pilota per la prevenzione degli incendi nei boschi
e nelle aree verdi del Comune di Roma

L’estate  2017 ha rappresentato un frangente terribile e catastrofico dal punto di vista ecologico per il territorio agro-silvo-pastorale della Capitale.  Numerosi sono stati gli incendi e tantissime  sono state le aree percorse dal fuoco, che ha distrutto “polmoni verdi” di notevole pregio ambientale, provocando una ferita nel patrimonio boschivo destinata a “sanguinare” ancora per tanto tempo.

L’ingente danno ambientale residuato dello scorso anno e le condizioni metereologiche più favorevoli  (primavera mite e piovosa) potrebbero lasciar pensare a una stagione estiva più clemente A nostro avviso, non è, però. di certo il caso di abbassare la guardia.

E’ semmai il caso di iniziare a rapportarsi in maniera strategica al fenomeno degli incendi nei boschi, iniziando a strutturare un accurato approccio sistemico al problema.

1)   Parchi,  aree verdi e riserve naturali sono stati integrati nell’ambiente urbano di Roma Capitale, in virtù di una successione storica, in assenza di una progettazione omogena, obbedendo a una logica protezionistica, che si è affermata negli anni.

2) Sono numerosi gli appezzamenti di terreno di proprietà indefinibile, che versano in stato di abbandono e di degrado tali da essere percepiti dai cittadini come “res nullius” (terra di nessuno).

3)  Il patrimonio boschivo di Roma Capitale è penalizzato da un forte impatto antropico che accentua il rischio di azioni incendiarie volontarie e condiziona le scelte nella tattica messa in atto nelle operazioni di spegnimento, a cui viene imposta la priorità di privilegiare gli interventi a difesa della integrità delle persone e dei loro beni (abitazioni, strutture e infrastrutture

4) La fitta rete viaria spesso contigua o adiacente alle formazioni boscate facilita le azioni incendiarie volontarie e, seppur in maniera limitata, quelle involontarie 

5)  La consistenza numerica del personale destinato alla lotta attiva per ragioni di tipo logistico, sociologico e soprattutto  economico non può essere adeguata, soprattutto se si verifica una stagione caratterizzata da continui allarmi.

6)   la difficoltà di individuare con precisione i focolai d’incendio (a causa

degli ostacoli architettonici, delle possibili imprecisioni nelle segnalazioni causate  da una  scarsa conoscenza di topografia e toponimi, nonché vastità del territorio) e l’imprevedibilità del traffico veicolare, spesso disordinato e predisposto a rallentamenti e blocchi rendono pressocchè  impossibile effettuare interventi rapidi e selettivi  

 

I fattori sopraesposti rendono evidente la sostanziale inefficacia di programmi  per la difesa del patrimonio boschivo degli incendi  basati sulla lotta attiva con i tradizionali mezzi (le autobotti di grandi e medie dimensioni) e palesano, inoltre, in maniera altrettanto ovvia, le difficoltà (anche di ordine giuridico ed economico) inerenti l’impiego di mezzi aerei (elicotteri, aeromobili e Canadair)

C’è quindi da ritenere che il metodo elettivo da impiegare per contrastare il fenomeno degli incendi, nel Comune di Roma, sia la prevenzione, mediante la riduzione e l’abbattimento del rischio.   

Oltre a  rammentare che le caratteristiche di sviluppo di un incendio consistono in  un evento, inizialmente di proporzioni ridotte (focolaio), che, in breve volgere di tempo (e in base a fattori variabili di complessa prevedibilità) può acquistare  dimensioni che lo rendono pericoloso, occorre tener conto dei seguenti fattori :

 

1- Le leggi della combustione e la botanica implicano il fatto  incontestabile  che lo sviluppo e la propagazione di un incendio passino attraverso la successione vegetazionale erbaceo-arbustivo-arborea.

2- l’eliminazione della vegetazione erbacea ha come inevitabile conseguenza la riduzione drasticamente nello sviluppo e propagazione delle fiamme.

3- I costi della rimozione della vegetazione erbacea sono enormemente inferiori a quelli delle operazioni di spegnimento: un’ora di volo di un Canadair costa quanto la realizzazione di opere di prevenzione sulla fascia perimetrale di una superficie boschiva di svariate migliaia di ettari. Le opere preventive, inoltre, impediscono anche il semplice insorgere di focolai azzerando qualsiasi danno alla vegetazione, mentre la lotta attiva, non riesce a proteggere il bosco nell’intervallo (molto spesso lunghissimo) che intercorre tra l’inizio dell’incendio e la fine delle operazioni di spegnimento. La prevenzione, da ultimo, non comporta rischi per il personale che vi è impegnato.

4- La maggioranza degli incendi viene appiccata (volontariamente, accidentalmente o incidentalmente) all’esterno delle formazioni boschive sia per ragioni legate alle lavorazioni agricole, sia per la maggior raggiungibilità e conseguente possibilità di  fuga da parte di chi effettua le azioni dolose.

Le considerazioni sopra evidenziate hanno ampiamente ispirato la legislazione in materia di incendi boschivi, e le Ordinanze dei sindaci definite “Dichiarazione Stato di grave pericolosità da incendi” emanate annualmente, che  si occupano di prescrivere  una serie di obblighi che vanno proprio nella direzione di rimuovere, prima del periodo di massimo rischio, la vegetazione erbacea e i residui delle lavorazioni agricole (stoppie).     

Nell’anno in corso per la città di Roma l’ordinanza sindacale varata dalla sindaca  avv. Virginia Raggi ed è siglata con il numero 98  del 22 maggio 2018 è stata da tempo pubblicata sul sito internet  di Roma Capitale .        

La vastità del territorio comunale, tuttavia, assieme alla difficoltà nel  definire le proprietà di terreni e appezzamenti  lasciano largamente inapplicate tali norme, anticipando scenari disastrosi.   Nella  realtà, ai fini della difesa del patrimonio boschivo dagli incendi che colpiscano la vegetazione arborea (sia che si tratti di formazioni naturali, sia che si tratti di impianti  di origine antropica), il lavoro da svolgere, sebbene concentrato in un periodo ristretto, non è di vastissime  proporzioni .

Il progetto che presentiamo in questa sede, intende verificare quanto un intervento orientato da criteri tecnico scientifici e condotto con mezzi tecnici e personale, specificamente orientato ad abbassare i rischi da incendio possa essere adeguato ed efficace. 

Si tratta di un progetto pilota, che può essere articolato in qualsiasi municipio di Roma Capitale, il cui territorio comprenda aree verdi, parchi e formazioni boscate e riprodotto in altri municipi  con porzioni pur limitate di territorio agro-silvo-pastorale.    Prendendo a prestito una terminologia mutuata dal contesto sanitario, l’intera iniziativa è mirata a concentrarsi sulla riduzione del rischio attraverso la prevenzione anziché utilizzare risorse per la riduzione del danno”. Tale programma può essere attuato entro il 20 luglio pv.            

Al riguardo facciamo notare che la stessa ordinanza sindacale individua il termine del 30 luglio quale data per la conclusione delle operazioni di interramento delle stoppie.            

MODALITA’ DI ORGANIZZAZIONE E INTERVENTI

Gli interventi individuati per il progetto) sono i seguenti:

a- Ricognizione del rischio, con  individuazione di quelle aree ove esistano elementi storici (su rilievi statistici)  o temporanei (segnalazioni di emergenze ambiantali)  che facciano prevedere l’insorgenza di incendi.

b- Attuazione di opere di difesa passiva, quali rimozione della vegetazione infestante, creazione di fasce sterrate, con bonifica del territorio da discariche, da insediamenti abusivi, ecc.

c- Attività di educazione e sanzione delle inadempienze alle normative di prevenzione.

d- Attività di sorveglianza delle aree a rischio.

e- Intervento sui focolai iniziali.     

 

COSA FARE

 

 

CHI DEVE FARLO


 Ricognizione del rischio, con  individuazione di quelle aree ove esistano elementi storici (su rilievi statistici)  o temporanei (segnalazioni di emergenze ambientali)  che possano configurare il rischio di insorgenza di incendi.

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Tale  compito può essere svolto da un gruppo di lavoro che comprenda personale della Polizia Municipale, esponenti di organizzazioni di volontariato e ambientaliste coordinate dal Dipartimento sicurezza e del Comune di Roma. In passato OIKOS ha  sperimentato con successo anche il coinvolgimento della cittadinanza nella segnalazione delle aree a rischio


Attuazione di opere di difesa passiva, quali rimozione della vegetazione infestante, creazione di fasce sterrate, bonifica del territorio da discariche, insediamenti abusivi, ecc.
 


Tali operazioni vanno  eseguite dai proprietari o conduttori dei fondi, secondo quanto stabilito con chiarezza dalla disposizione vigente (cfr ordinanza della sindaca Raggi n
98  del 22 maggio 2018)


Attività di educazione e sanzione delle inadempienze alle normative di prevenzione.


L’attività sanzionatoria, come parimenti stabilito con chiarezza  dalla normativa vigente, (cfr ordinanza già citata) è pertinenza della Polizia Municipale di Roma Capitale  Nella fattispecie, i gruppi della Polizia Municipale che operano nei municipi maggiormente esposti agli Incendi boschivi si sono già dimostrati in grado, in passato, di svolgere anche  una rilevante azione deterrente, oltre che repressiva .  Le campagne educative possono  essere progettate assieme alle organizzazioni di volontariato locale.  L’amministrazione capitolina deve, inoltre,  essere in grado di mettere in atto, attraverso i Municipi, una puntuale e  rigorosa attività di “ordinanze  in danno” nei confronti degli inadempienti, che non eseguono i prescritti interventi preventivi   
 



 

Attività di sorveglianza delle aree a rischio.


La sorveglianza  antincendio boschivo   deve essere un compito prioritario per chiunque abbia in gestione, a qualsiasi titolo, la conservazione di un’area verde. In particolare l’Ente Romanatura, a cui è affidata la cura della stragrande maggioranza delle aree a rischio del Comune di Roma, deve essere tenuto a presentare un piano che sia proporzionale al personale impiegato, che deve poter operare nelle ore più calde della giornata  (ore 11,00-16,00) in attività di presidio fisso o di sorveglianza mobile.  Le organizzazioni di volontariato devono, altresì, attivare percorsi paralleli o concordati con il personale strutturale  dagli enti pubblici, in quanto una reciproca ‘attenzione’ tra soggetti istituzionali e soggetti privati stabilisce una sinergia di interventi e funziona anche  da stimolo..
 

 

 

Per intervenire in maniera adeguata ed efficace  sui focolai iniziali occorre farlo PRESTO (entro massimo 15 minuti)  e BENE  (dal soffocamento delle fiamme, allo spegnimento, alla bonifica).

In questa sede non intendiamo, però,  affrontare l’argomento sulle metodologie da mettere in atto per realizzare, in maniera corretta  interventi, sui primi focolai. E invitiamo gli interessati a consultare il corposo e qualificato materiale che OIKOS ha prodotto, nel corso degli anni  durante  la sua esperienza  di lotta attiva contro gli incendi boschivi (dal 1980 al 1999)..          

Alle URL http://www.oikos.org/incendi/incendiboschivilazio/lottattiva.htm e http://www.oikos.org/ambiente/manuaib.htm#LA%20LOTTA%20ATTIVA gli approfondimenti .

 

Intendiamo ribadire, infatti, che il nostro scopo è arrivare prima degli incendi-
E, almeno per quanto ci riguarda, abbiamo intenzione di fare la nostra parte. Fino in fondo

 Roma, 09.07.2018
Alfonso D'Ippolito

 

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