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Il Giornale – Roma cronaca
Lunedì 11 agosto 2003

di Alessia Marani  

INCENDIO
Sospetti e polemiche sul rogo di Castelfusano

CASTELFUSANO, 
ORA E’ CACCIA AL COMPLICE

Un piromane psicopatico con l’ossessione del fuoco o un incendiario scaltro e ben organizzato al soldo di qualcuno? Quale la vera identità di Antonio M., il 63enne originario della provincia napoletana sorpreso sabato scorso a fuggire dal folto della boscaglia di Castelfusano in fiamme con tutto l’occorrente (accendini, pietrine, ricariche a gas, stracci imbevuti di benzina) per innescare un rogo dalle dimensioni gigantesche? Un dilemma al vaglio questa mattina dei magistrati di Piazzale Clodio che interrogheranno l’uomo rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Nello zainetto sequestrato dai carabinieri di Ostia una sorta di “mappa” alfa-numerica, numeri segnati a penna in progressione, di decina in decina, e sigle corrispondenti alle varie forze dell’ordine scritte sui fogli di un quotidiano che in prima pagina riporta la foto di un pompiere intento a spegnere un incendio. Ben nascosti nei pantaloni anche 1000 Euro.

Un rebus per gli investigatori del reparto territoriale di via Zambrini, ma anche per gli ispettori del Corpo forestale dello Stato che per tutta la giornata di ieri, durante la bonifica, hanno continuato a repertare decine di focolai e innesti sparsi lungo i viali  interni, tra la via Litoranea, la via Cristoforo Colombo e la piazzetta del Cinghiale pronti a prendere fuoco alla minima scintilla.

Pagliericci di aghi di pino e cartacce del tutto simili a quelli che vennero rinvenuti  poco distanti ne luglio del 2000 all’indomani del disastroso rogo che ridusse in cenere ben 380 ettari di parco. Un lavoro di preparazione, dunque, tutt’altro che improvvisato, forse messo in atto da più di una persona. “Non facevamo in tempo a domare un focolaio – spiega, infatti, il comandante della Forestale Massimiliano Lamantini – che alle nostre spalle se ne sprigionava un altro. E così per tutto i pomeriggio, fino all’arrivo del Canadair e degli elicotteri”. Non a caso, mentre Antonio M. viene portato in caserma, si apre un secondo fronte. Ma davvero c’erano dei complici? Un affare a 6 zeri quello che gravita intorno alle operazioni di rimboschimento e di prevenzione nel polmone verde tra la capitale e il mare. Sette milioni di euro stanziati da Stato, Comune e Provincia, tra il 2000 e il 2002; altri due milioni messi in bilancio quest’anno dalla Regione per alimentare un esercito di agronomi, giardinieri e volontari che non hanno impedito ai piromani di tornare in azione. A fronte di un manipolo di guardie forestali, (appena 12 in tutto, tre di meno rispetto al 2000), a cui rimangono prevalentemente compiti di polizia giudiziaria.

“Castelfusano – tuona Angelo Bonelli, consigliere dei Verdi alla Pisana – è parte integrante della riserva naturale statale. Ma in tutti questi anni nessuno ha ancora provveduto a nominare l’ente di gestione. Come qualsiasi altro parco nazionale, a sua tutela dovrebbero esserci squadre di rangers di cui chiediamo immediatamente l’incremento dell’ organico”. “Con quanto si spende per prendere a noleggio un Canadair per una sola ora – aggiunge Alfonso D’Ippolito dell’Oikos, associazione che si occupa della prevenzione di incendi boschivi – si potrebbe attrezzare un presidio fisso per almeno quattro mesi. E’ chiara la volontà di non voler risolvere il problema”. Antonio M. è accusato di incendio boschivo, art. 453 bis del codice penale. Rischia fino a sette anni di galera. Intanto ieri i canadair e gli elicotteri dei vigili del fuoco hanno continuato a caricare acqua in mare (in un solo viaggio almeno 6mila litri) per gettarla sui pini e sul sottobosco trasformato in una brace ardente per un fronte lungo ben 900 metri e largo 200. E’ di maggio l’allarme lanciato dal comitato scientifico alla giuda del progetto di ricostruzione della pineta. “Stanno sabotando il nostro impianto di difesa. Gli idranti sono stati manomessi, la vasca per il rifornimento d’acqua tranciata (ma a che sarebbe servita se non contiene nemmeno il necessario per pochi lanci, ndr), le ruote delle botti bucate”. Ma che fine hanno fatto le telecamere collegate alle due sale operative di “Tumuleti” e “Martin Pescatore”, a detta dell’assessore all’Ambiente Dario Esposito “in grado di videoregistrare in diretta i principi di incendio”? E come mai a tre anni di distanza si è persa traccia del programma di ripresa satellitare della pineta? Insomma, chi vuole mettere le mani su Castelfusano?  

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