Il Giornale - Roma Cronaca
Martedì 25 Giugno 2002
Tiziana Paolocci
INCENDI, SI ENTRA
NELL'EMERGENZA
L'Oikos denuncia:" In un
anno nulla è stato fatto per la prevenzione".
La prevenzione antincendio è un fuoco di paglia.
Nulla
è stato fatto per salvare il territorio dai roghi.
La capitale, i boschi e le
aree verdi anche questa estate sono alla mercè degli incendi. E le fiamme,
che hanno devastato tre giorni fa monte Ciocci alle spalle del Vaticano e ieri
sono divampate nella riserva naturale di Decima Malafede, divorando i
prati all'interno della Valle di Perna, indicano che ormai è tardi per
parlare di prevenzione , perchè si è già entrati nella fase dell'emergenza.
A lanciare l'allarme è l' associazione Oikos che denuncia forti ritardi a
tutti i livelli.
«Le carenze della Capitale nel settore incendi - sottolinea Enzo Minissi,
presidente dell' Oikos - erano già state evidenziate l'anno scorso dal
consiglio comunale, che nella seduta del 19 luglio 2001 aveva approvato ad
ampia maggioranza un ordine del giorno con il quale impegnava la Giunta,
capeggiata da Veltroni, a mettere in atto interventi urgenti per la
prevenzione».
Il documento all'esecutivo del Campidoglio chiedeva al sindaco di
investire adeguate risorse umane e finanziarie per la realizzazione in tempi
brevi di un adeguato piano antincendio per la Capitale, promuovendo allo
stesso tempo una campagna di educazione per la cittadinanza nelle scuole e
negli edifici pubblici, oltre a piani di evacuazione degli edifici e delle
zone a rischio.
Ma a distanza di quasi un anno nulla è stato fatto.
La Regione, che ha il compito di fornire le linee guida e ha a
disposizione i fondi ai quali devono poi attingere i comuni per gli
interventi, si è mossa. Ma tutto è rimasto sospeso in aria. «Purtroppo ancora una volta vince il "partito dell'emergenza"
interessi forti e soggetti che sperano che nulla venga fatto per ridurre i
rischi dei roghi - spiega il presidente dell'Oikos - e questo accade nell'anno
che si annuncia più pesante per gli incendi.
La pioggia caduta nei primi giorni di giugno, infatti, ha favorito la crescita
della vegetazione, che il caldo ha poi seccato, trasformandola "in
miccia" per il fuoco.
Le direttive a livello nazionale esistono e sono chiare,
ma le lungaggini burocratiche contribuiscono a farle rimanere solo inchiostro
su carta.
«La nostra associazione - dichiara Minissi - mesi
fa è stata chiamata dal presidente Storace a far parte della Commissione
tecnica che deve predisporre i piani poliennali di protezione civile contro
gli incendi.
Quindici giorni fa siamo stati convocati in Regione per predisporre il piano
di prevenzione per i Comuni.
Ma questo incontro non ha avuto seguito».
E l' immobilismo continua d avere la meglio sull'incubo che migliaia di ettari
di verde diventino fumo.
«Per la prevenzione basterebbe anche un miliardo - conclude l' Oikos - da
utilizzare per gli interventi primari, dall' interramento delle stoppie dei
fondi condotti a cereali alla perimetrazione con solchi di aratro di boschi,
coltivi e terreni incolti, fino alla ripulitura della vegetazione erbacea e
arbustiva delle aree confinanti con le strade e delle scarpate stradali,
autostradali e ferroviarie.
Per eliminare, insomma, quelle erbacce, che sono terreno fertile per gli
incendi. Invece per non spendere ora cifre modeste, finiremo per tirar fuori
dieci volte di più a fine stagione, perchè tali e tanti saranno purtroppo i
danni.
E pagheremo anche in verde e patrimonio ambientale».