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Il Giornale - Roma Cronaca 
Giovedì 11 luglio 2002

Stefano Vladovich

 

ALLARME INCENDI

Dopo le fiamme, le polemiche

Le associazioni ambientaliste puntano il dito contro il Campidoglio:
Non sono stati rispettati gli obblighi di legge

 

Disastro ecologico, danneggiamento di patrimonio ambientale, omissione in atti d’ufficio. A poche ore dall’incendio di Castelfusano fioccano le accuse per gli amministratori capitolini. L’assessorato all’Ambiente e il suo collega responsabile del servizio giardini del comune, difatti, dovranno rispondere alle ipotesi di reato contenute nella prima denuncia presentata in procura. 
A puntare il dito contro l’amministrazione Veltroni le associazioni di volontariato: " Non sono stati rispettati gli obblighi di legge in materia di prevenzione - spiega Alfonso D’Ippolito, segretario dell’Oikos e membro alla Pisana della commissione per il piano di protezione civile -.
 
Il 30 maggio scorso era il termine ultimo per effettuare, in tutti i fondi della regione, la perimetrazione dei terreni confinanti con boschi, aree coltivate ed incolte. Ma non è stato fatto. Inoltre nella Riserva del litorale ( come nella maggior parte del territorio comunale ) non è stata eseguita la pulitura della vegetazione di boschi confinanti con strade, canali, linee ferroviarie. Soprattutto non sono stati ultimati i lavori di bonifica nelle zone colpite dal disastro di due anni fa. " È il caso della Bella Signora, la fascia di pini, lecci e macchia mediterranea su via del Circuito, a nord della Cristoforo Colombo in direzione Canale dei Pescatori, bruciata martedì. Inspiegabilmente tronchi inceneriti, rami secchi e cataste di legna carbonizzata sono ancora lì nonostante i lavori siano conclusi da tempo. Vale la pena ricordare stanziamenti ( e polemiche ) all’indomani della catastrofe del 4 luglio 2000 che annienta un terzo dell’antica tenuta di Fusano, 380 ettari di verde pubblico. 
A cominciare da una delibera di giunta approvata in gran segreto in agosto: quaranta milioni di vecchie lire per la svendita di ben quattromila tonnellate di legname fra lecci, pini domestici e farnie secolari ancora in piedi o a terra, totalmente inceneriti o pericolanti. 
Spese di taglio, sollevamento e trasporto a carico dell’acquirente. Diecimila lire la tonnellata contro le 200 mila di mercato, 40 milioni incassati anziché ottocento. 
Motivo dell’appalto? La risposta nello stesso documento: Essendo il personale del servizio giardini ridotto rispetto al fabbisogno e impegnato a far fronte a quelli che sono i propri compiti istituzionali si ritiene opportuno affidare a ditte operanti nel settore il taglio della piante secche e/o pericolanti e il conseguente asporto del legname. Un’ammissione, di fatto, di gravi responsabilità sulla ( mancata ) tutela del patrimonio ambientale. L’impresa, dunque, avvia i lavori ma dimentica i pini carbonizzati della Bella Signora. In compenso abbatte quelli miracolosamente scampati alle fiamme. Il 30 aprile scatta la prima denuncia alla Procura della Repubblica. La Guardia Forestale sequestra ettari di terreno sulla via Sevriana, nel cuore della pineta. I reati ? Deturpamento delle bellezze naturali e danneggiamento delle aree protette. 
Già, nonostante al supervisione di una speciale commissione tecnica vengono tagliati alberi sani. Due mesi dopo, durante il maxi tour organizzato dal comune di Roma, le telecamere riprendono taniche di benzina abbandonate lungo via del Lido di Castelporziano. Ma chi ha interesse a distruggere Castelfusano ? La risposta, probabilmente, in un dossier presentato dagli ispettori della Forestale ai magistrati di piazzale Clodio. Certo che il sospetto che qualcuno usi il fuoco – conclude D’Ippolito – per "alimentare" progetti studiati per fronteggiare l’emergenza (elicotteri, canadair, autobotti) a questo punto è forte. Per non parlare delle imprese legate agli interventi di riforestazione ".

 

     

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