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L'Espresso
N. 29 - Anno XLV - 20 luglio 2000, pag. 29
Di Peter Gomez e David Perluigi

 

INCENDI ESTIVI / CHI HA BRUCIATO LA PINETA DI CASTEL FUSANO

E tutti soffiavano sul fuoco

La forestale accusa: nessuna prevenzione. I volontari protestano: non ci pagavano più. E i pompieri … Cronaca di un rogo anunciato

 

Prendete un gruppo di volontari che non possono entrare nella riserva di Ostia perché il Comune di Roma si è dimenticato di rinnovare le convenzioni con le loro associazioni. Aggiungete tre elicotteri dei vigili del fuoco che non si alzano in volo un po’ per protesta e un po’ perché i messi sono in manutenzione. Preparate un contorno fatto di sterpaglie, foglie e rami secchi che per legge dovrebbero essere rimossi dai proprietari dei fondi (in questo caso sempre il Comune) e che invece gli operai del servizio giardini lasciano con tutta tranquillità ingiallire. Mescolate il tutto con una primavera piovosa, un’estate torrida, un forte vento di scirocco e molta disorganizzazione. Accendete un fiammifero verso le 11 del mattino. Nel giro di mezz’ora otterrete il più grave e annunciato disastro ecologico che la provincia di Roma abbia dovuto sopportare negli ultimi vent’anni: il rogo della pineta di Castel Fusano.

Sì, perché nulla di quello che è accaduto a Ostia martedì, 4 luglio, dove il fuoco ha distrutto 360 ettari di parco sui 1.060 compressivi, era inattesa. Lo dicono a chiare lettere i primi rapporti che la Guardia forestale si prepara ad inviare alla magistratura. Secondo gli investigatori "l’incendio chiaramente di origine dolosa" si sarebbe potuto controllare se fossero state pianificate le misure previste dalla "delibera di grave pericolosità" approvata dalla Regione Lazio il 22 febbraio di quest’anno. In pratica il Comune avrebbe dovuto "perimetrare con solchi d’aratro i fondi a rischio" e ripulire tutte le strade della pineta. Ben poco invece è stato fatto. Lo denunciano i forestali e lo denunciano anche gli ambientalisti, come l’associazione Oikos, o come David Procacci, il leader della sezione del Wwf del litorale. Camicia hawaiana, megafono in mano, procacci continua a ripetere: "Noi li avevamo avvertiti. In Comune lo sapevano che sarebbe finita così. Il 5 giugno avevo anche scritto all’assessorato all’Ambiente per segnalare il pericolo. Ma non è servito a niente". Il 12 giugno, durante un incontro con i funzionari dell’assessorato, il direttore del servizio giardini e alcuni rappresentanti della Guardia forestale, ci si è limitati a fare un elenco dei mezzi antincendio pronti a scendere in campo. Di prevenzione, invece, si è parlato poco. Un dirigente, di fronte alle richieste degli ambientalisti, si è limitato a dire: "La prevenzione? La devono fare i cittadini".

In realtà i servizi di pattugliamento e osservazione, che permettono di spegnere tutti i focolai e di bloccare i piromani, dovevano come sempre essere affidati a gruppi di volontari. M per entrare nel parco è necessario un permesso che viene rilasciato solo quando le varie associazioni ottengono una sorta di riconoscimento dal Comune. Assieme al riconoscimento arriva anche un piccolo rimborso, in genere inferiore ai 10 milioni per associazione. "La convenzione va rinnovata di anno in anno. Nel ’99 prevedeva che noi pattugliassimo la zona dalle 14 alle 18. Non era molto, ma era già qualcosa. Oggi invece non c’è nemmeno questo. Perché il rinnovo lo aspettiamo da primavera", si lamenta Romeo Cioè, presidente del Centro Zeta, uno dei quattro gruppi di volontari a cui dovrebbe essere affidato il servizio di ricognizione. "In questo modo", continua, "i nostri fuoristrada non potevano entrare nella pineta. Se lo avessero fatto, sarebbero stati multati. Solo quando scoppia l’incendio arrivano le richieste di aiuto". E che le cose vadano proprio così se ne sono accorti tutti la seri di martedì 4 luglio. Quando ormai le fiamme stavano divorando il parco da quasi 10 ore, l’assessore all’Ambiente, la verde Loredana De Petris, è arrivata in via del Circuito, uno dei fronti maggiormente aggrediti dal fuoco, accompagnata da Angelico Bonuccelli, il direttore del servizio giardini. A quel punto, davanti a decine di testimoni, è andata in scena la più classica delle commedie sulla disorganizzazione italica. "Voi chi siete?", esordisce Bonucelli rivolgendosi a un gruppo di volontari. "Chi sei tu?", è la risposta. Seguono convenevoli, presentazioni e una pressante richiesta: "Assessore, aspettiamo ancora i nostri rimborsi…". Intanto il fuoco avanza. Sul fronte sono impregnati 12 autobotti dei pompieri, 20 del Comune, due ruspe, mentre alla modica cifra di 23 milioni l’ora due Canadair riversano miglia di litri d’acqua sulle fiamme. Volteggiano anche due elicotteri, uno della forestale, uno dell’esercito. Mancano invece quelli dei Vigili del fuoco. Sono rimasti a terra. Ufficialmente, come spiega il comandante dei pompieri Luigi Abate, Perché "uno era in manutenzione e l’altro ancora a Varese in attesa di collaudo". Il terzo invece non c’è del tutto. E’ caduto il 19 giugno a Vicovaro dopo aver toccato dei cavi dell’alta tensione. Sono morti 4 vigili e un volontario. Dopo quell’incidente ottanta piloti in tutta Italia hanno richiesto d’urgenza una visita medica. Hanno denunciato carenze nell’addestramento e l’utilizzo di mezzi a volte ideati più di 40 anni fa. Hanno insomma incrociato le braccia. E così si è fatto a meno di loro. Adesso, a braci spente, il sindaco Francesco Rutelli fissa una taglia sui piromani. Si parla di rimboschimento e di miliardi. Per scavare i solchi antincendio, pattugliare e ripulire il bosco, sarebbero bastati un po’ di buonsenso e poche decine di milioni.

 

     

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