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IL MESSAGGERO
Giovedì, 6 luglio 2000
Pag. 2
Di Cristina Mangani

 

- LE CONDANNE AI KILLER DEL VERDE -

UN LADRO DI POLLI RISCHIA DI PIU'

 

ROMA - E' sembrata quasi una pena esemplare: otto mesi di condanna con il patteggiamento, quando in media gli scatenati piromani se la cavano con non più di sei mesi. Antono C. è stato bloccato mentre stava cercando di dare alle fiamme un bosco di Castel di Decima. Sono riusciti a fermarlo quasi con il cerino in mano. Ha provato a giustificarsi, ma un giudice forse più attento di altri all'ambiente, ha preferito fargli pochi sconti. Diverse sentenze sono state emesse dal Tribunale di Roma per gli attentati incendiari che hanno devastato la Penisola in uno degli anni più neri per il verde, l'estate del 1993. Ma non sembrano aver spaventato troppo l'amante del fuoco. E i casi più eclatanti sono rimasti impuniti. Colpa di una legge mite? Un volgare ladro di polli rischia di più: fino a tre anni.

Il presidente del Tribunale della capitale, Luigi Scotti, spiega che i processi per incendio doloso che arrivano in un'aula di giustizia sono pochi. "La procura indaga - chiarisce - ma nella maggior parte dei casi, si lavora contro ignoti". Quando l'incendio è scoppiato, infatti, il piromane ha già fatto sparire le sue tracce.

Tra gli esperti di diritto penale dell'associazione ambientalista "Oikos" si sollevano cori sconfortanti. "Non soltanto - dice Alfonso D'Ippolito, segretario e responsabile della parte legislativa - è difficile incastrare i responsabili dei roghi. Ma è ancora più difficile dimostrare il dolo che diventa contestabile solo se si superano i 100 metri quadri di superficie bruciata. Ecco perché, nonostante il vecchio Codice Rocco, che ancora disciplina l'incendio doloso (art. 423), preveda una pena dai 3 ai 7 anni, i killer dei boschi se la cavano quasi sempre con una condanna che non supera i sei mesi. Quando riusciamo a prenderli è perché stanno per appiccare il fuoco, e quindi le proporzioni dell'incendio sono ridotte. Negli altri casi riescono sempre a fuggire". E la pena viene quantificata come se si trattasse di un incendio colposo che impone da 1 a 5 anni (art. 449), ma che con le attenuanti si riduce a meno di minimo. "La speranza - aggiunge D'Ippolito - è che si approvi il disegno di legge varato nel '94 dall'allora guardasigilli Biondi e che prevede un inasprimento della pena: da 4 a 10 anni per l'incendio boschivo che va a sostituire l'incendio comune; dai 2 ai 6 anni per l'incendio colposo. E in presenza di un disastro ecologico le pene saranno aumentate del 50 per cento".

In attesa che le norme antipiromani abbiano una corsia preferenziale alle Camere, sugli episodi che hanno soffocato il cuore di Roma e straziato la pineta di Castelfusano, la Procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta d'ufficio per incendio doloso aggravato. Il fascicolo è ancora contro ignoti. Un'altra vicenda, che riguarda il fuoco al parco della Caffarella, rimane intanto al centro di una indagine condotta dal pm Maria Cordova. Il magistrato ha interrogato diversi assessori regionali. Il responsabile, però, non è stato ancora trovato.

 

     

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