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La Repubblica
Giovedì, 6 luglio 2000
Roma Cronaca, pag. III
Di Cecilia Gentile


"Hanno distrutto un paradiso"

E ora scoppia la polemica sull’uso delle guardie forestali

In fumo 150 ettari di bosco: è andato perso un intero ecosistema.
Solo 30 giardinieri e nessuna postazione dello Stato nell’area

 

"Un disastro ecologico". L’assessore all’Ambiente Loredana De Petris lo dice chiaro e tondo perché di questo si tratta: l’incendio di martedì scorso nella pineta di Castelfusano ha distrutto 150 ettari di bosco e adesso ogni ettaro di rimboschimento costerà 600 milioni.

Un’operazione che non basterà comunque a ripristinare la situazione di partenza: il sottobosco, quel delicatissimo ecosistema fatto di tronchi che marciscono, funghi, macchia mediterranea, nicchia di svariati e preziosi microrganismi, quello che non si può reimpiantare e l’humus della pineta per troppi anni rimarrà un deserto.

Si poteva evitare il disastro? Si potevano fermare in tempo le mani dei piromani? A presidiare il territorio, prima della devastazione, c’erano solo 30 persone, 30 dipendenti del Servizio giardini incaricati della manutenzione e del controllo di un’area pregiata, vasta complessivamente 1100 ettari, già riserva regionale e inserita quattro anni fa nella riserva naturale del litorale. Una riserva di Stato, eppure sprovvista di una postazione di guardie forestali.

"I forestali – protesta l’assessore – vanno e vengono e quando ci sono non superano il numero di cinque. Il guai è che il corpo non ha una caserma a Roma, la loro sede è a Castelnuovo di Porto, troppo lontano. Qui è come se fossero in trasferta. Noi gli abbiamo offerto di usare la nostra postazione, ma dicono che così non va bene, devono allestirci una stanza blindate per le armi e intanto il tempo passa, il territorio rimane scoperto". Ancora l’assessore: "L’ultimo concorso ha assunto 1600 nuovi forestali, ma prima di entrare in servizio devono seguire un corso di sei, sette mesi. Sono comunque pochi uomini. A Roma ne servono almeno 100".

Ma le polemiche sono anche altre. Riguardano, per esempio, l’utilizzo dei volontari. L’Oikos, associazione impegnata da anni in attività antincendio, spara a zero sui ritardi del Gabinetto, che fino a pochi giorni fa, prima che passassero all’assessore all’Ambiente, raccoglieva le competenze della protezione civile. "Il Comune disperde le energie e l’esperienza dei volontari" è l’accusa. Il bando per assegnare gli incarichi alle varie associazione risale al 12 maggio scorso, ma le convenzioni non sono ancora state sottoscritte, e siamo a luglio inoltrato.

Il neo assessore regionale all’Ambiente Marco Verzaschi polemizza anche lui: "Invece di mettere le taglie sui piromani, Rutelli potrebbe pensare meglio alla prevenzione". Con pronta replica di Loredana De Petris: "Dov’era la Regione martedì, quando tutti erano impegnati a spegnere le fiamme?"

Come gli investigatori, anche l’assessore non ha dubbi: sono stati i piromani, è stato dolo. "Siamo di fronte ad una regia scientifica - dice – ad una tecnica sperimentata: focolai che scoppiano in contemporanea in punti diversi, per disperdere i soccorsi. Non sono solo pazzi o vandali. Ma se qualcuno punta a fare soldi con il rimboschimento si sbaglia, perché il Comune fa tutto da solo, non ha mai appaltato a imprese esterne".

Soltanto a ridosso della Cristoforo Colomba sono stati abbattuti 100 pini, molti dei quali secolari. Prima delle operazioni di rimboschimento, sarà necessario procedere a interventi di bonifica, vale a dire alla rimozione del prima strato della superficie della pineta, successivamente verranno rimpiantati i pini, tutti già adulti. Sono stai loro le vere vittime dell’incendio: la resina che riempie il tronco è stata come benzina, le fiamme hanno continuato a divampare finché gli alberi non sono crollati. I lecci, invece, sopravvivranno perché i tronchi sono sprovvisti di resina.

 

     

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