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APPELLO AL PONTEFICE  GIOVANNI PAOLO II

Da: Alfonso D'Ippolito, Fabrizio Vece
Date: 4/23/99
Time: 3:41:58 PM
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APPELLO AL PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II

Alfonso D'Ippolito Fabrizio Vece

Docenti di Religione presso l'ITCPS "LUCIO LOMBARDO RADICE" Roma

I cattolici, i credenti, le persone impegnate nel mondo ecclesiale, che vogliono sottoscrivere questo appello possono inviare un messaggio a questo forum

Santità, ancora una volta, come altre volte già in passato, la civile Europa ha scelto la via del suicidio spirituale e morale.

La tentazione della guerra, persino presuntuosamente o addirittura pretestuosamente programmata in veste di intervento umanitario, sta colmando, in modo precipitoso, il vuoto di una collettiva reale indifferenza verso il dramma che accompagna da anni la fine di un'altra convivenza multietnica.

Ancora una volta si deve registrare la prevaricazione della violenza sulla non violenza, della forza delle armi sul dialogo, delle ragioni sulla ragione. Come se, nonostante i mutamenti culturali e le trasformazioni politiche, la storia di questo continente continui a perpetuare se stessa, i suoi falsi equilibri, le sue depressioni e le sue patologie. Forse, però, per la prima volta negli ultimi cinquant'anni, questa civiltà europea sta consumando, anche nel proprio corpo, il tradimento di tutti i suoi più realistici sforzi compiuti in nome del progresso fondato sul diritto personale, sulla solidarietà tra i popoli e sull'impegno per una comune condivisione del futuro nella composizione delle differenze in equilibri di pace. Incapace di scegliere la via dell'amore, questa nostra civiltà europea non conosce più nemmeno l'ardimentoso sogno di una convivenza fondata sul lume della ragione, sul reciproco rispetto e sul senso della misura che esso è in grado di stabilire, impoverito come è, ormai, di tutta la saggezza umanistica faticosamente accumulata nel corso dei secoli.

Ha ben deboli sussulti l'idea di una comune casa europea, nel momento in cui, ancora una volta, questa civiltà viene sferzata dal fuoco di particolarismi etnici e nazionali, purtroppo comuni a tanti suoi popoli e paesi, come pure da vecchie ideologiche contrapposizioni tra Occidente e Oriente. L'Europa che si sta bombardando con missili e colpi di mortaio è l'Europa che faticosamente aveva creduto di poter amministrare l'eredità universalistica del cristianesimo, dell'impero romano-germanico, dell'illuminismo, del socialismo.

Ancora una volta, invece, si sente di poter partecipare di quella triste nostalgia che spingeva lo scrittore Stefan Zweig a rimpiangere quanto "era dolce vivere in quell'atmosfera di tolleranza, dove ogni cittadino senza averne coscienza veniva educato ad essere supernazionale e cosmopolita" - benchè ormai edotti da tutto il passato a riconoscere "nella nostra cultura e civiltà solamente un sottile diaframma, che ad ogni momento può essere sfondato dagli impulsi distruttivi del mondo sotterraneo". Di colpo, ancora una volta la propaganda e la violenza stanno cancellando la possibilità di una politica conciliativa nel solco della tradizione umanitaria, mentre assistiamo ad una riduzione monetaristica ed emergenziale della solidarietà che va di pari passo alla demonizzazione reciproca degli avversari. Tutto questo mentre, con disinvolta tranquillità, una nazione intera, la nostra, afferma di prepararsi alla celebrazione giubilare. Resta il fatto che il tempo della preparazione, Lei ha scritto, è il tempo in cui "i cristiani devono porsi umilmente davanti al Signore per interrogarsi sulle responsabilità che anch'essi hanno nei confronti dei mali del nostro tempo".

Santità, ci appelliamo alla Sua certa non condivisione dello spirito di ingiustizia, di violenza, di guerra, perché in questo momento la Chiesa, quale universale e supernazionale testimone della carità, sia pienamente impegnata in uno sforzo di soluzione pacifica del conflitto in atto nei Balcani, affinché non vi siano, ancora una volta, vincitori e vinti, oppressi ed oppressori.

Perché la Chiesa veda tutti i suoi figli coinvolti sulla via della non violenza e del dialogo, affinché si testimoni al mondo che essa è la sola degna degli esseri umani.

Perché le chiese e le comunità ecclesiali cristiane si adoperino per la sconfessione dei propositi bellicisti e la composizione dei diritti e delle aspirazioni di tutti i popoli e i paesi in conflitto ed affinché sia scongiurato il rischio di un'estensione incontrollata e irreversibile della violenza.

Perché la famiglia cristiana nel mondo prema sulla diplomazia e sui governi nazionali ed internazionali per proporre una grande conferenza di pace da cui possa scaturire una federazione balcanica multietnica basata sui vincoli di solidarietà sovranazionale.

Perché si torni a credere che il rispetto, il dialogo e la pace sono possibili in quanto fondati sulla ragione, qualunque soluzione politica si adotti, fosse pure la separazione in stati indipendenti, magari diversi da quelli attualmente sovrani.

Ci appelliamo a Lei, Santità, perché la capacità profetica del vangelo risuoni nel mondo e produca dove il dieci, dove il venti, dove il cinquanta e dove il cento, attraverso la parola e l'azione di quanti seguono il Cristo, nella varietà delle loro vocazioni e comprensioni personali del Suo mistero.

Ci appelliamo a Lei, Santità, perché la famiglia cristiana intera prenda coscienza che è chiamata ad essere lievito di pace nella condivisione dell'universale progetto di amore che ciascun uomo, a modo suo, sente già di voler donare a coloro che ama e che la consuetudine della vita gli ha rivelato come esseri preziosi.

Ci appelliamo a Lei, Santità, perché al più presto, nello spirito di Assisi, possa nascere un tavolo ecumenico ed interreligioso di tutte le fedi presenti nei paesi in conflitto, affinché esso indirizzi parole di pace a tutti i leader di governo, all'ONU, alla NATO ed ai capi militari, per un'immediata cessazione delle ostilità e delle persecuzioni.

Chiediamo alla diplomazia della Santa Sede ed alla Chiesa tutta, nella Sua persona, che si adoperino per la nascita di un parlamento sovranazionale di personalità pacifiste provenienti da tutti i paesi e i popoli coinvolti nel conflitto e di quante altre lo desiderino, finché si giunga ad elaborare e prospettare soluzioni nuove fondate sul recupero della tradizione europea umanistica e solidaristica.

Ci appelliamo a Lei, Santità, perché, con una lettera apostolica, voglia al più presto invitare la Chiesa cattolica, in comunione con le Chiese sorelle dell'Ortodossia ed insieme a quanti altri uomini di fede lo desiderino, a promuovere, dovunque sia possibile, veglie, digiuni di solidarietà con tutte le vittime della guerra e manifestazioni in favore della pace.

Perché esorti la stampa cattolica a pubblicare incessantemente, in questi tempi di preparazione giubilare, le parole di pace della tradizione cristiana e perché richiami i fedeli alla incondizionata solidarietà con le vittime di tutti i conflitti, in una prospettiva più matura e duratura, anche mediante la nascita di gemellaggi tra le diocesi e le parrocchie cattoliche e le varie comunità religiose dell'area balcanico-slava.

Perché si rivolga personalmente e direttamente a tutti i governanti degli stati e dei popoli, esortandoli ad essere buoni amministratori del patrimonio civile, culturale ed economico per tutti i loro cittadini, indipendentemente da ogni differenza etnica, religiosa, politica, sociale e di sesso.

Perché si appelli al Presidente della Repubblica Italiana, affinché richiami i politici al rispetto dell'articolo 11 della Costituzione ed indirizzi ai giovani ed ai bambini un messaggio di pace attraverso i mezzi di comunicazione di massa.

Perché esorti tutti i fedeli ad essere operatori di pace anche elevando appelli comunitari e personali ai leader nazionali ed internazionali. E' con grande fiducia che ci rivolgiamo a Lei, Santità, nella convinzione che le vie procacciatrici della pace, o almeno della non violenza, debbano essere battute sino in fondo, sempre, perché nulla è più cangiante del cuore dell'uomo e ciò che non si è fatto in passato non deve restare eluso dal presente o dal futuro.

Lo facciamo coscienti dei limiti del mondo presente che, come adulti, abbiamo contribuito ad edificare, ma soprattutto desiderosi di non precludere ai nostri giovani la possibilità di superarci, costruendo un futuro più giusto e pacifico.


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