
Da: VV
Date: 4/25/99
Time: 11:06:51 PM
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SUBITO LA TAVOLA DELLA PACE E PER I DIRITTI UMANI
L'imminenza di un intervento Nato con truppe di terra sul territorio della Federazione iugoslava - del quale permane il rischio nonostante le odierne dichiarazioni che lasciano intravedere una possibilità di ripresa delle trattative - ci spinge a rivolgerci a quei politici della sinistra italiana che pur essendosi dichiarati contrari all'attacco Nato contro un paese europeo, membro delle Nazioni Unite, sono ancora obiettivamente solidali con il governo che autorizza l'uso del territorio italiano per la guerra ed esercita azione collaterale alla guerra stessa.
Le ipotesi di mitigare o governare gli atti di guerra sono totalmente prive di credibilità dopo il chiaro manifestarsi della impossibilità di una guerra pulita e senza vittime fra la popolazione civile e fra la stessa popolazione albanese del Kossovo. E lo sono ancor più per il fatto che non vi è stata alcuna interruzione nell'escalation della guerra, le cui azioni sono via via diventate più massicce e intense fino all'attuale progetto di invasione
L'ammissione della inevitabilità degli "effetti collaterali" a danno della popolazione civile dimostra che la guerra in corso nei Balcani non è una guerra "chirurgica" o una "ingerenza umanitaria", ma una guerra senza aggettivi, quale la nostra Costituzione, all'art.11, rifiuta come mezzo per la soluzione dei problemi internazionali.
Anche da parte di teologi cristiani, recentemente riunitisi in Germania, si manifesta l'improprietà dell'azione bellica per ottenere il rispetto dei diritti umani nel Kossovo.
"Per altro, la violazione dei diritti umani all'interno di uno stato non giustifica la violazione del diritto internazionale - dicono i tedeschi e noi concordiamo- . Per porre fine a una situazione di violenza all'interno di un paese, si scatena una guerra internazionale e si espone l'umanità al rischio di una guerra mondiale. Per porre fine a una catastrofe umanitaria, si aggrava e si estende enormemente il massacro e si paralizza per molti decenni la vita e lo sviluppo dei paesi balcanici. Per contrastare una politica nazionalista e razzista, si provoca un'ondata di risentimenti e di odi, si fomentano antagonismi etnici e religiosi, si preparano nuove guerre a medio e lungo termine. Proclamando che la soluzione militare non ammette alternative, si tenta di occultare il fatto, ogni giorno più evidente, che l'aggressione militare non rappresenta nessuna soluzione, ma piuttosto la fonte di problemi nuovi ed insolubili. E non si può allontanare il sospetto che dietro questa decisione della Nato vi sia la pressione dell'industria delle armi e la ricerca dei suoi profitti. Denunciamo la trasformazione della strategia della Nato da organizzazione difensiva ad organizzazione di intervento globale, compiuto, indipendentemente dall'Onu, al servizio dei suoi propri interessi. Denunciamo per ciò stesso i piani che con questa guerra si cerca di legittimare. Ci domandiamo inoltre perché la Nato, così sensibile alle violazioni dei diritti umani nel Kossovo, non reagisce in nessun modo a tante altre non meno gravi violazioni dei diritti umani, nelle quali è evidentemente compromessa la responsabilità delle grandi potenze."
Nel panorama di pronunciamenti verbali e di manifestazioni generiche per la pace noi chiediamo la cessazione unilaterale della guerra da parte della Nato e la ripresa della trattativa sui diritti delle minoranze albanesi in Jugoslavia, nel rispetto della sovranità della Federazione jugoslava.
I crimini contro la popolazione da parte di forze armate o di milizie devono essere affrontati con altri strumenti (Onu) dal momento che l'esperienza dimostra come la guerra abbia invece moltiplicato e inasprito le tendenze degenerative precedenti al conflitto armato.
Chiediamo dunque a tutte le forze politiche che si dicono di sinistra e ai loro deputati e senatori di passare dai pronunciamenti ai fatti. La priorità deve essere la fine della guerra e l'apertura di un tavolo di trattative per la pace e per la tutela dei diritti umani in Jugoslavia e nel Kossovo.In questo momento così drammatico non possono prevalere preoccupazioni per la stabilità del governo,
La lotta per la pace ne risulterà potenziata e sarà più efficace.
Chi vuole la guerra se ne assuma la responsabilità. Chi vuole la pace e la trattativa si contrapponga visibilmente alle azioni di guerra e alla loro interna logica di espansione.
Roma, 23 aprile 1999
Carla Bettarini, Dino Borri, Franco Cassano, Rosalba Conserva, Maria Cordua, Bruno Fiore, Giovanni Franzoni,Claudia Mineide, Franco Ottaviano, Enzo Scandurra, Giacomo Schettini, Vittorio Sartogo, Circolo "G. Bateson".