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Knightley: «Le atrocità? Mai fidarsi dei portavoce»

Da: Massimo Lizzi <massimo_lizzi@yahoo.it>
Date: 7/6/99
Time: 6:50:58 PM
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=================================================== Knightley: «Le atrocità? Mai fidarsi dei portavoce» =================================================== Esperto inglese contro la propaganda Nato

Pier Antonio Lacqua (Liberazione 30 giugno 1999)

LONDRA - «In guerra la la verità è la prima vittima», recita un famoso adagio, e per Phillip Knightley, un giornalista anglo-australiano con parecchi libri di successo all'attivo, la riprova è il Kosovo. «Molti racconti di atrocità in arrivo dal Kosovo si riveleranno falsi», sostiene il giornalista in polemica aperta con la stragrande maggioranza dei media occidentali, e dall'alto della sua esperienza - ha scritto un dotto libro sulla propaganda di guerra nei secoli, "First Casualty" - sprona gli inviati speciali nei Balcani ad un «prudente scetticismo». «I reporter - ha lamentato due giorni fa in un articolo sul domenicale Independent on Sunday - sono pronti a credere a tutto se possono dipingere i serbi come mostri. Uno scantinato della polizia serba è stato ad esempio descritto come una camera di tortura ma le prove sono piuttosto scarse», sostiene Knightley. Gli sembra sospetto che in quel seminterrato la polizia agli ordini di Slobodan Milosevic abbia bruciato documenti per tre giorni ma vi abbia poi "dimenticato" i ferri del carnefice. Per il giornalista vanno presi con le molle i reportage-choc sulle stragi e le fosse comuni.

Secondo l'autore di "First Casualty", i corrispondenti di guerra «sono entrati in Kosovo con un'unica cosa in testa, le atrocità. Chi troverà la peggiore?». Condizionati in questo dai paesi Nato che hanno demonizzato Slobodan Milosevic e la Serbia agitando gli spettri dell'Olocausto e di Hitler. «Le atrocità sono un modo collaudato per suscitare odio e confermare la depravazione del nemico», argomenta Knightley, e sottolinea che dalla guerra del Vietnam ad oggi i rapporti tra stampa e forze armate si sono rovesciati: «In Vietnam i media diffidavano delle fonti militari. In Kosovo tendono a credere a tutto». L'atteggiamento fideistico sarebbe dovuto al fatto che in Kosovo la Nato «ha bombardato in nome della pace, per salvare o liberare», e quindi «quelli che chiedono un compromesso sono diventati guerrafondai e quanti si sono opposti alla guerra sono trattati da nazisti».

==================================== Il Kosovo delle bugie e degli orrori ==================================== Clamorosa ammissione Usa: sulle atrocità serbe abbiamo "esagerato". Tensione tra Uçk e truppe italiane. Scoperta un'altra fossa comune?

Ivan Bonfanti (Liberazione 2 luglio 1999)

(...) Una notizia shock, o comunque un esempio piuttosto indicativo di come il governo Usa sia in grado di "montare" notizie vere e false arriva da Washington. A meno di un mese dalla fine dei bombardamenti Nato, giunge infatti dall'amministrazione Usa un ridimensionamento dei numeri apocalittici forniti sulle sofferenze del Kosovo: molte delle cifre usate dall'amministrazione Clinton per descrivere le sofferenze della provincia sono state «largamente esagerate», secondo fonti del Congresso citate ieri dal quotidiano Usa Today. «Le atrocità ci sono state, ma niente di paragonabile a quanto denunciato dall'amministrazione», ha detto il presidente della commissione "Intelligence" della Camera, Porter Goss. Le cifre di Usa Today hanno costretto il Pentagono a una difesa d'ufficio: «Erano i dati migliori che avevamo a disposizione», ha dichiarato il portavoce Kenneth Bacon difendendo il suo capo William Cohen che ha paragonato Slobodan Milosevic ad Adolf Hitler. Secondo Usa Today, anziché 100 mila, gli albanesi uccisi nel corso della campagna di repressione delle forze serbe sarebbero state invece 10 mila. Anche i raccolti, nella provincia messa a ferro e fuoco dalla guerra, sarebbero in buono stato: «Non sono stati dati alle fiamme, né è vero che il bestiame è stato macellato in massa», ha scritto Usa Today.

Sempre nella giornata di ieri, una denuncia sulle condizioni dei serbi rimasti in Kosovo è arrivata dall'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu. «A Kosovo Polje, dove stanno affluendo numerosi serbi in fuga dalle zone controllate dall'Uçk, arriva una media di 100 persone al giorno, che denunciano abusi di ogni tipo», si legge in una nota dell'Acnur dove si precisa che circa 300 mila rifugiati hanno fatto ritorno in Kosovo da Albania e Macedonia.


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