ECOLOGIA DELLA POLITICA

Per disinquinare e rendere trasparenti le acque della politica italiana

 

________________
HOME POLITICA
________________
NEWS
________________
STORIA & STORIE
________________
SETTORI
________________

LINKS

 

 

_________________________

E' morto il sociologo e filosofo Ivan Illich _________________________

Il messaggero
4 dicembre 2003

Addio a Illich, criticò la modernità e anticipò i no global

di Giuseppe Saltini

E' scomparso il famoso sociologo e filosofo. Scrisse "Descolarizzare la società" e "Nemesi medica"

 "Non mi piace vivere troppo a lungo. Sono vissuto bene, ma ho già voglia di morire". E ancora: "Perché campare di più? È forse un obiettivo? Quando avrò ottant'anni quelli della mia età, grazie agli ultimi ritrovati della scienza, saranno triplicati, e a me non va affatto di esserci ancora". Queste frasi risalgono al secolo scorso, esattamente al 1989. A esternarle fu Ivan Illich, critico delle istituzioni e antimodernista radicale, autore di una serie di libri di grande risonanza, nei quali attaccò molti presupposti, dati per scontati, nel campo della medicina, dell'istruzione, dei trasporti, dell'identità sessuale, dell'assistenza e della religione. Illich, contrariamente al suo desiderio di avere una vita piuttosto breve, è morto ieri a 76 anni. Con i suoi saggi - tra i più famosi Descolarizzare la società (1971), La convivialità (1973), Energia ed equità (1976), Nemesi medica (1977), Per una storia dei bisogni (1981), Nello specchio del passato (1992) - aspirava a definire i parametri di una "società alternativa" al cui centro, anziché il profitto e l'accelerazione tecnologica, egli poneva la creatività e la dignità umana.

Lo studioso era nato a Vienna nel 1926. I suoi genitori - il padre, ingegnere dalmata; la madre, una tedesca di origine ebraica - lasciarono l'Austria nel 1930 per sfuggire ai nazisti e si stabilirono in Italia. Qui il giovane Ivan completò gli studi: dapprima a Firenze (cristallografia, psicologia e storia dell'arte), poi a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, dove, a 24 anni, si laureò in teologia e filosofia; prese infine un'altra laurea a Salisburgo, in filosofia della storia.

Ordinato sacerdote nel 1951, Illich sembrava avviato verso la carriera diplomatica del Vaticano. Doveva infatti entrare nel Collegio dei Nobili Ecclesiastici, ma preferì rinunciare alla carriera nella Curia romana e chiese di andare a New York, cappellano in una parrocchia povera, a prevalenza portoricana. Nel giro di tre mesi parlava correttamente lo spagnolo, cosicché questa lingua venne ad aggiungersi alle otto che già conosceva. Studiò quindi a fondo i problemi della minoranza portoricana e se ne impadronì attraverso una documentazione che, ancora oggi, resta un punto di riferimento indispensabile per il clero di New York.

Nel 1955, il cardinale Francis Spellman, che poi sarebbe diventato uno dei suoi più convinti e influenti sostenitori, gli affidò l'incarico di vicedirettore dell'Università di Portorico. Un anno più tardi, Illich fu nominato monsignore. Era il più giovane monsignore degli Stati Uniti.

Risalgono a quel periodo le prime critiche che egli mosse all'apparato burocratico della Chiesa e all'atteggiamento da yankee dei sacerdoti missionari nell'America Latina. Un viaggio di studio compiuto da Santiago a Caracas lo convinse a stabilirsi a Cuernavaca, nel Messico, dove fondò il Cidoc, ossia il Centro Interculturale di Documentazione per la Preparazione del Clero ai problemi del continente sudamericano.

Le critiche alla Chiesa in quanto istituzione burocratica, e la presa di posizione contro la violenza dei governi latino-americani, gli procurarono, nel 1968, una censura della Congregazione per la Dottrina della Fede (il Sant'Uffizio). Convocato a Roma per rispondere a duecento domande, Illich restituì il questionario in bianco. Pur rimanendo nell'ambito della Chiesa, nel 1969 preferì essere esentato dell'esercizio del sacerdozio. Tornato "laico", riprese la propria attività nel Cidoc, in Messico.

Via via che andava pubblicando i suoi saggi, Illich fu collocato in un'area, diciamo, "verde", impegnata soprattutto sul fronte ecologico. Il sistema scolastico - sostenne lo studioso - non istruisce, sottrae invece ai bambini la loro creatività e la loro curiosità; la medicina moderna non cura ma crea altre malattie; il sistema dei trasporti non favorisce la mobilità, la ostacola; i progetti di sviluppo non producono ricchezza, solo povertà; e così via.

Per Illich, questi non erano tanto paradossi quanto contraddizioni tragiche, che sorgono perché gli uomini non riescono a dimenticare i propri egoismi, la propria rapacità. La sua critica del consumismo come sistema che crea "bisogni falsi e artificiali" e dello strapotere economico-politico delle multinazionali lo pone tra gli anticipatori del movimento no global e tra i pensatori anarchico-radicali più stimolanti del XX secolo.

Accusato di "catastrofismo", l'ex monsignore più giovane d'America disse, senza scomporsi: "C'è catastrofismo e catastrofismo. Per quanto mi riguarda, faccio tutto quello che posso per oppormi alla lubricità apocalittica di chi ama pronosticare tragedie e ti spiega con terrore, per esempio, gli effetti del buco nell'ozono. Ma come la lubricità vera, o la pornografia, nulla tolgono alla bellezza dell'amore fisico, così credo che questa lubricità apocalittica non sminuisca la serietà delle questioni affrontare dagli ecologisti con rigore e consenso popolare".

L'unità
4 dicembre 2002

Ivan Illich, abitare l'utopia

di Franco la Cecla

E' morto il filosofo e sociologo austriaco. Il suo progetto possibile: salvare l'aspetto umano della vita quotidiana

Quella che segue è la testimonianza di un incontro con Ivan Illich in occasione della festa che organizzò per gli amici nel suo settantesimo compleanno.

Ivan Illich parla ad un pubblico composito.  Siamo qui perché ci ha invitato ad una specie di festa dove, compiuti i settant'anni ha voluto mettere insieme vecchi e nuovi amici.  Parla, passando da una lingua all'altra, come uno sciatore che fa dello slalom, insieme ad un giovane economista indiano con cui sta     lavorando sulle nuove grandi corporazioni della salute. Per chi lo conosce, questa passione che lo conduce contro le distorsioni di grandi motivi umani è di una coerenza titanica. Con nuovi dati alla mano spiega come la salute, da

stato positivo e sentito internamente da ciascuno e da arte di vivere, di soffrire e di gioire, si sia trasformata in una «sanità» gestita sempre più con i metodi aziendali dell'analisi quantitativa e con quelli statistici della teoria delle decisioni.  Le persone, trasformate in «profili» sono forzate nella libertà di scegliere tra varie opzioni per la loro salute.  In quanto profili, dice Illich, giocando con le parole, non possono fronteggiare, far «faccia» alle organizzazioni che definiscono sempre di più cosa è stare in salute.  Tra il suo pubblico c'è l'ex ministro di Indira Gandhi che si batte con furia ancor oggi contro le corporazioni mondiali della salute (Banca Mondiale, Organizzazione mondiale Sanità comprese) e per una medicina di base nei villaggi asiatici.

Ma è presente anche Niels Christie, che è la persona che ha meglio studiato il sistema carcerario come prototipo delle nuove grandi aziende mondiali (e che dice durante un intervento che le carceri servono a fare credere alle persone che stanno fuori di essere più liberi di quanto in realtà non sono).  C'è un gruppo di storiche europee che studia il cambiamento nel rapporto tra il medico e le donne come pazienti - da una situazione in cui ciò che le donne sentivano e dicevano del proprio corpo veniva ascoltato come fonte autorevole al momento in cui si decise di proscriverle come deliranti.  Ci sono amici russi, messicani, americani e il pubblico dei suoi studenti di Brema. Illich continua, come ha. sempre fatto fin dai suoi primi lavori, a denunciare la trasformazione di certe pratiche umane, l'educazione, la salute, la differenza tra uomini e donne, il lavoro, in rituali che danno vita a credenze.  Le istituzioni scolastiche, sanitarie, il sistema del lavoro spiegano alle persone cosa significa non avere cultura, non avere salute, non avere un lavoro e trasformano l'arte di vivere in una dipendenza da grandi rituali di propaganda.  Così la comunicazione sostituisce la «conspiratio», il bacio che agli inizi del cristianesimo la gente si scambiava per «mescolare il proprio fiato», con/spirare.

Chi non conosce Illich può pensare che egli esageri, ma poi deve rendersi conto che una parte della critica alla mondializzazione che in questi giorni risorge proviene proprio dalla sua infaticabile difesa dell'immanenza, della capacità umana di non essere incasellata in ideologie del progresso ed in categorie costruite a tavolino a Washington come nei corridoi di una casa farmaceutica svizzera.  Quando più tardi la discussione prosegue dinanzi ad un piatto di pasta nella sua ospitalissima casa di Brema, Ci si rende conto di quanto quest'uomo, schivo di interessi accademici e ascetico nella sua vita personale, abbia influenzato persone che oggi un po' dappertutto mettono in questione l'assetto «normale» delle cose perché vogliono salvare l'aspetto umano della nostra vita quotidiana.

 

Il mattino
4 dicembre 2002

È MORTO IL SOCIOLOGO E FILOSOFO

di Virginia Lupi

È morto Ivan Illich, «guru» degli anni Settanta, critico della modernità a tutto campo, un vero e proprio «no global» ante litteram. Il saggista, sociologo e filosofo giramondo, capace di padroneggiare 13 lingue, famoso per sferzanti requisitorie contro la società dei consumi, il sistema scolastico e la medicina moderna, si è spento ieri a Brema, in Germania, a 76 anni di età. Da tempo era malato di cancro. Lo ha reso noto a Parigi l'editore Fayard, che ne ha pubblicato in Francia alcuni libri.
Ivan Illich era nato a Vienna in una famiglia ebrea di origine russo-dalmata, aveva studiato teologia e filosofia a Roma e qui, nel 1951, era stato ordinato sacerdote. Per cinque anni aveva operato in una parrocchia portoricana a New York, per poi diventare prorettore dell’Università Cattolica di Portorico. La sua attività a favore di emarginati cominciò negli anni Cinquanta a New York, quando avviò la cura diretta della comunità portoricana. Ma di lì a poco, nel 1967, ruppe clamorosamente con la Chiesa rinunciando all’abito talare dopo essersi messo in urto con i settori più conservatori del mondo cattolico. Illich aveva elaborato idee totalmente eretiche per la Chiesa, avviandosi su una strada di geniale «rompiscatole» e «critico dell’ovvio» sempre pronto a ribaltare le certezze consolidate, da non trovare posto neppure negli schemi della teologia della liberazione.
Ivan Illich ha scritto libri con titoli come Rovesciare le istituzioni, L’espropriazione della salute, Disoccupazione creativa, Le professioni mutilanti. Con lucidità non lontana da quella di un Michel Foucault, rincorse i mutamenti di paradigma che potevano mutare la nostra visione del mondo battendosi contro il conformismo, sottraendosi alla luce dei media, negandosi quasi sempre alle interviste. Uno dei suoi bersagli favoriti - in Descolarizzare la società (in Italia uscito per la prima volta da Real Studio, poi da Mondadori) - fu la scuola dell’obbligo, a suo dire una totale fabbrica di emarginazione. L’altro suo nemico giurato fu la medicina ufficiale, da lui vista come macchina per creare consumatori incapaci di avere una propria salute. In Nemesi medica(Cittadella) spiegò come un’idea strumentale di scienza avalli di continuo nuovi bisogni terapeutici. E come, via via che l’offerta di sanità aumenta, la gente risponde adducendo nuovi problemi, bisogni, malattie. Illich si batté contro l’ossessione della salute perfetta come contro il sistema ospedaliero internazionale: celebre è rimasta una sua provocatoria offerta di dati statistici, in seguito a uno sciopero ospedaliero in Francia, da cui dimostrò che senza medici c’era stata una sensibile diminuzione di decessi. Negli ultimi anni Ivan Illich, che viveva tra Germania e Messico, si occupò di come i professionisti modellino la nostra vita quotidiana, trasformandola in un tappeto di dati e probabilità, i famosi exit poll gestiti da esperti. Sempre attivo e intellettualmente vigile, assunse come ultimo obiettivo polemico la «filosofia della prevenzione» che trasforma i consumatori in decision makers. E parlando di sé, «Ivan il terribile» usava la definizione di «alienato», costretto a guardare il presente ma capace di acquisirne la distanza necessaria.

 

INIZIO
PAGINA

HOME OIKOSHOME INFORMAGIOVANI | E-MAIL