UNA GUERRA DI BUGIE

di Alfonso D’Ippolito

 


 


Dopo una valanga di bugie, rimbalzate dai media di tutto il mondo la Nato, ha ammesso le sue responsabilità in merito al massacro di Djakovica.
E’ stato Daniel Leaf generale dell’aviazione USA a volare dalla base di Aviano a Bruxelles per fornire ai giornalisti la ricostruzione degli eventi attraverso il debriefing dei piloti e i filmati degli attacchi.
Complessivamente il convoglio sarebbe stato raggiunto da 9 bombe laser da 225 chili l’una.
Le prime due avrebbero bombardato il convoglio a nord di Diakovica, le altre quello a sud.
L’attacco sarebbe stato sferrato alle ore 14,19 del 14 aprile e sarebbe stato sospeso alle 14,58, allorquando, dopo un volo di controllo effettuato da un A- 10 Wartog, la squadriglia NATO avrebbe avuto la certezza che all’interno del convoglio c’erano soprattutto automezzi civili.
Nell’incontro con i giornalisti il generale Daniel Leaf ha profuso diverse energie nel cercare di confutare la tesi secondo la quale l’attacco dei piloti americani sarebbe stato intenzionale.
A tal proposito ha voluto smentire l’attendibilità della registrazione di una conversazione tra piloti alleati, diffusa da fonti serbe, che dimostrerebbe inequivocabilmente l’intenzionalità dell’attacco.
Occorre ricordare che si è arrivati alla ammissione della strage di profughi per mano dei piloti NATO, dopo l’inquietante rivelazione del quotidiano londinese The Express, che aveva citato importanti fonti militari, secondo le quali un pilota di un Harrier Gr-7 della Raf aveva avvertito i colleghi degli F-16 della presenza, nel convoglio, di veicoli civili, prima che fosse sferrato l’attacco aereo. Prima di tale fatto le agenzie stampa di tutto il mondo avevano battuto ben quattro notizie-truffa, che vogliamo qui ricordare per evidenziare come è facile far nascere (e morire) le false informazioni.

1 – La prima versione diffusa dal Pentagono attribuiva ai serbi la responsabilità di aver ucciso "totalmente o in parte" i profughi. L’ipotesi avanzata era che i missili avessero centrato il convoglio serbo e che i militari di scorta, balzati giù dai veicoli colpiti, avessero poi ucciso i profughi.

2 – Alcune persone intervistate in Tv si erano qualificati come testimoni oculari e avevano parlato di razzi e colpi di mortaio di marca serba che si sarebbero abbattuti sui profughi. I "testimoni oculari", intervistati in Albania, avrebbero passato miracolosamente la frontiera.

3 – La terza versione aveva attribuito la responsabilità dell’attacco a elicotteri e Mig 29 di Belgrado e viene avallata da un militare danese, Piarrke Tharkildisen, in servizio con la missione dell’Osce. Alcuni racconti collaterali a questa versione, aggiungono diversi particolari. Il più singolare è che i testimoni oculari abbiano riconosciuto sui velivoli i colori della bandiera jugoslavia.

4 – Fonti vicine all’UCK, infine, avevano affermato che la strage era stata montata dai militari serbi, che avrebbero trasportato nei convogli cadaveri di civili kossovari uccisi in precedenti massacri. Si sarebbe trattato, insomma, secondo questa ipotesi di una macabra messa in scena

Dopo questo alternarsi sconvolgente di bugie, l’ammissione della verità, al di là, degli inequivocabili significati, che si possano attribuire ad essa, ha svelato, secondo molti massmediologi, gli straordinari e ripugnanti meccanismi della fabbrica delle bugie di guerra.

I libri di storia sicuramente potranno registrare tale fatto, proponendo alla memoria e alla analisi degli uomini, che ancora si impegnano nella costruzione della pace, la giusta cautela e il più oculato sospetto nei confronti di qualsiasi informazione che sarà confezionata nei giorni a venire.


back guerra & informazione war & information home oikos home informagiovani