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Non vi è dubbio che tutti quei modelli e quelle metafore (per la verità più modelli che metafore)
che vanno sotto il nome di costruttivismo/complessità sono la novità certamente più rilevante di questo secolo.
Una novità carica di poiesi storica.
Queste metafore sono, in nuce, la sintesi di arte e scienza di occidente ed oriente.
Il problema è che noi non sappiamo sviluppare questa poiesi storica.
Lo dimostrano i seguenti fatti:
- Non ci accorgiamo delle similitudini
, degli isomorfismi. Un solo esempio, se si esamina con occhi da bimbo
la metafora della meccanica quantistica essa riassume con un linguaggio quasi altrettanto efficace della poesia il
formarsi di un sistema complesso.
- Utilizziamo linguaggi del cervello sinistro
che, invece di costruire (non descrivere) la complessità, la
distruggono. Siamo scrittori noiosi e non siamo né pittori, né poeti, ne musicisti…E neppure cantastorie. Tutti
conoscono la poesia di Machado che costituisce una sorta di manifesto della complessità… Chi ha mai scritto fino
ad oggi un saggio sulla complessità altrettanto pregnante di una poesia che oramai ha più di un secolo?
- Non riusciamo a formulare proposte
. Soprattutto proposte sui problemi più gravi (che sono problemi
complessi) dove è evidente a tutti che non esistono proposte seriamente risolutive. E non esistono proposte proprio
perché chi le elabora usa linguaggi del cervello sinistro e metafore per di più povere.
Non riusciamo neppure a divulgare le nostre metafore: Forse proprio perché ne distruggiamo il
significato con un linguaggio non adatto. Il risultato è che stiamo anche perdendo di popolarità. Fino ai primi
anni novanta esisteva una curiosità istintiva verso queste metafore. Ed allora ci chiedevano di raccontarle.
Ma noi abbiamo parlato una lingua misteriosa e brutta.
Non siamo riusciti a cantare speranze, dipingere futuri. Ed allora ci hanno interrogato più forte. Ma noi non siamo
riusciti a rompere i nostri confini.
- Non riusciamo a generare grandi eventi
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Basta ricordare le Macy Confereces….
Nel 1946 a New York, sponsor la Macy Foundation,
con la presidenza di Warren McCulloch,
iniziò una serie di dieci conferenze
che vengono ricordate appunto come le
"Macy conferences".
Ad esse hanno partecipato, tra gli altri,
Gregory Bateson, Margaret Mead, Norbert Wiener,
Jonh von Neuman, Heinz von Foerster.
Formidabile fu la prima
che si sviluppo con il seguente programma:
La prolusione fu di von Neuman
che descrisse i computer digitali
(che non erano ancora stati realizzati).
Seguì un intervento di Wiener
che presentò il concetto di feed-back
fondando così ufficialmente la cibernetica.
Conclusero Bateson e Mead che auspicarono
un dialogo tra la nuova scienza cibernetica e le scienze sociali.
Le Macy Conferences furono un evento di sintesi e di futuro.
Da esse e grazie ad esse vi fu un fiorire impressionante di innovazioni.
Dopo di esse non abbiamo più costruito veneti rilevanti. Salvo
forse, ma con ben minore risonanza il convegno sulla sfida della complessità organizzato da Bocci e Ceruti, ma
ancora alla metà degli ani '80.
- Non riusciamo ad avere grandi sogni
: Sogni
che si rimpiccioliscono, rabbie che crescono.
Se utilizziamo la metafora dell'autoreferenzialità ci accorgiamo di
cosa sta accadendo: ci stiamo trasformando in una tribu' isolata dal mondo che genera una cultura totalmente
incomprensibile.
Che è accoppiata solo strutturalmente con gli altri sistemi. E i significati che esprime sono sempre più deboli.
Una tribù isolata che genera l'autoestinzione. Insieme alla perdita del significato storico delle idee che pure
abbiamo avuto il merito di proporre per primi.
Cominciamo allora da noi. E cominciamo a camminare insieme perché
nessuno da solo può essere fecondo Iniziamo :
- A riflettere sulle analogie che ci sono sfuggite
- A raccontare quello che le riflessioni ci regaleranno (non quello che sappiamo oggi
che è oramai diventato sterile) dipingendo, raccontando, cantando, poetando.
- A rischiare delle proposte. Con il desiderio di buttarle in quel dibattito che solo
permetterà loro di trasformarsi acquisendo significato sociale.
Cioè: crediamo con il cuore a quella complessità che, fino ad ora, ci
è apparsa sulla via di Damasco con la sua folgorante promessa di salvezza profetica, ma in una giornata che doveva
essere particolarmente nebbiosa….
La mia forte impressione è che stiamo un po' tutti rimasticando il
passato: Anche recentissimo, ma ….ripetiamo la via che altri hanno fatto con l'andare. Il nostro andare è ricalcare
orme.
E' vero che noi possiamo salire sulle spalle dei giganti, ma perché vogliamo rimanere nani?
Purtroppo oggi i problemi superano l'altezza dei giganti del passato. Ed anche l'altezza dei giganti con dei nani
sopra.
Questo significa che non possiamo permetterci di non diventare giganti.
Non dobbiamo spaventarci del compito non è difficile. Per riuscirci basta accettare di uscire dalla nostra
autoreferenzialità che ci fa parlare ripetendo i pensieri del passato.
E per fare questo basta credere alle potenzialità della rete.
Nel passato i giganti erano costretti a diventare giganti da soli.
Oggi abbiamo la storica opportunità di poter costruire giganti sociali….
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