1. NOI VIVIAMO NELL' ANTICIPAZIONE. E' UNA COLLOCAZIONE NELLA DIMENSIONE SPAZIO TEMPO, NON E' NELLA VOSTRA TESTA.

"Ogni scelta che lui fa ha implicazioni nel suo futuro. Ad ogni svolta del suo cammino è portato ad un rinfrescante e vantaggioso punto di vista dal quale può giudicare la validità delle sue passate scelte e costruirsi dei modelli alternativi per quelle ancora da compiere. Il suo futuro gli invia segnali e lui si muove per raggiungerlo nella trepidante aspettativa di poterlo toccare. Vive in anticipo , letteralmente : vive in anticipo! Il suo comportamento è governato non semplicemente dalle cose che si aspetta -che sia buono o cattivo, piacevole o spiacevole, autogiustificativo o autoconfusionale ma dal dove egli crede che le sue scelte lo porteranno rispetto alle altre curve del suo percorso. Se sceglie quel bivio arriverà ad un punto migliore da cui osservare la strada di fronte a lui oppure si troverà messo brutalmente di fronte ad una parete vuota?

[George Kelly, 1958]

2. L’ABETE COME METAFORA DELLA FAMIGLIA SCHIZOFRENICA.

Innanzitutto, la prima caratteristica della storia naturale delle famiglie ove sono presenti individui shizofrenici o prossimi alla schizofrenia, è una stabilità molto resistente, che Jackson ritiene un’ ‘Omeostasi’ . Quando il paziente identificato comincia a star bene, notiamo una forma di misteriosa pressione che viene esercitata per perpetuare la sua malattia. Tuttavia, tutti sappiamo che vi sono molti casi in cui, appena il paziente sta meglio, qualche altro membro della famiglia comincia a manifestare disturbi psichiatrici. Ne consegue che queste famiglie non sono semplicemente omeostatiche nei confronti dello stato di malattia di un particolare paziente identificato. Sembrerebbe quindi che le variabili che devono restare costanti ad ogni costo siano di natura più astratta o più segreta. Non è il paziente identificato che deve rimanere confuso ad ogni costo, piuttosto sembra che il paziente stesso sia un accessorio, quasi una volontaria vittima sacrificale, per l’omeostasi della famiglia. Se abbandona il suo ruolo, con molta probabilità, qualcun altro, in famiglia, prenderà il suo posto. Come molti sistemi omeostatici complessi, la famiglia patologica sembra essere in grado di rigenerare un arto, come i tritoni...

Un analogo fenomeno accade in molti sistemi biologici. Se, ad esempio, tagliamo la cima di un albero di Natale, uno dei verticilli del ramo sotto il taglio si curverà verso l’alto e rimpiazzerà l’apice andato perduto. In seguito il ramo perderà la sua simmetria bilaterale e diventerà simmetrico radialmente, come ogni altro germoglio apicale. Questi sistemi sono forse quelli concepiti meglio per essere, in un certo senso, competitivi. I diversi individui (in questo caso rami), dei quali il sistema è composto, sembrerebbero essere così reciprocamente legati che, attraverso la loro interazione, uno debba essere sempre selezionato come ‘vincente’ o ‘perdente’. Questi individui si specializzano nelle funzioni della loro posizione e svolgono le funzioni nel prevenire attivamente che qualcun altro gli sottragga questo ruolo specifico.

[Gregory Bateson - A Sacred Unity - p. 113/114]

 

3. CONCENTRARSI SUL SISTEMA INVECE CHE SUL SINTOMO

Pensate al traffico. Sulla strada ci sono troppe macchine e troppe persone esauste. E troppo smog nell’aria. Tutto ciò crea un’insieme di sintomi, ciò che i medici chiamano una ‘sindrome’. Naturalmente questa sindrome ha le sue radici nella sovrappopolazione, nell’applicazione poco saggia delle conoscenze tecnologiche e nelle vittorie della medicina contro le epidemie. La salute pubblica, così come la medicina individuale, viene attivata dal sintomo. In patologia condividiamo tutto ciò di cui vorremmo accusare i dottori. A livello sociale ciò che avviene è piuttosto semplice: qualcuno viene pagato per rendere più confortevole l’andamento della patologia. Noi curiamo i sintomi. Facciamo più strade per le macchine in più. Facciamo più macchine e più veloci per la gente esausta e quando la gente (molto giustamente) muore per ipernutrizione o inquinamento, proviamo a rinforzare gli stomaci o i polmoni (le compagnie d’assicurazione odiano la morte). Per la sovrappopolazione costruiamo nuove case ecc. Questo è il paradigma : Curare il sintomo per rendere il mondo sano e salvo per le sua patologia. Ma anche peggio: guardiamo persino verso il futuro cercando di prevedere i sintomi e disagi che stanno arrivando. Prevediamo gli ingorghi di traffico sulle autostrade e indiciamo gare d’appalto per lavori pubblici di ampliamento di strade per auto che ancora non esistono. In questa maniera vengono devoluti miliardi all’ipotesi di una futura crescita della patologia. E così il dottore che cura il sintomo corre il rischio di alimentare la patologia di cui il sintomo fa parte.

Gregory Bateson - A Sacred Unity [1991, p.296] 

4. COME MARY CATHERINE BATESON VEDE IL PLURALISMO E LA SOLIDARIETA’ OPPOSTA ALL’INDIVIDUALISMO UNILATERALE

"Penso che il rifiuto di Gregory verso l’azione politica provenga dalla sua esperienza nella II Guerra Mondiale, quando la politica era indirizzata verso la sconfitta di un nemico e il ruolo di Gregory nella guerra psicologica era quello di rendere alterata la comunicazione. Di conseguenza, capisco come potesse rifiutare un programma operativo che, per poter vincere e affermarsi, dovesse scegliere la strada della cecità volontaria. Tuttavia, da quello che ci resta dell’eredità culturale degli antichi Greci, noi abbiamo, contemporaneamente, sia l' idea che la politica consista nell’acquisizione di potere gli uni sugli altri, sia l'idea che la politica si basi sul dialogo, e che, in ogni caso,si possa trarre giovamento dal disaccordo e dalla differenziazione. Noi sbagliamo, credo, se cerchiamo una sola maniera di vedere la condizione umana che possa essere universalmente accettata con la persuasione (o la coercizione). Faremmo meglio a promuovere nelle istituzioni dell’uomo quel modello essenzialmente ecologico chiamato pluralismo. Probabilmente non esiste una singola visione che possa essere accettata da tutti. Forse la saggezza essenziale si può estrarre dalle argomentazioni di comunità diverse fra loro. Forse il merito di accettare il dialogo non garantisce, di per sè, di essere dalla parte della ragione ma chiunque , per qualsiasi motivo, soffochi le parole del proprio interlocutore è sicuramente nel torto.... Non penso sia un caso che il 1990 veda l’esplosione dell’ambientalismo: per tanto tempo il pianeta è stato rigidamente diviso in blocchi contrapposti politicamente, ed era praticamente impossibile per la gente rendersi conto di quelle che erano le affinità e di quelle che erano le differenze, nonchè altrettanto difficile formulare risposte unitarie ai problemi. Quell’anno non ha visto la fine della Storia, ma ha visto il declino, spero per sempre, di una maniera di vedere il mondo ‘gli uni contro gli altri’. Dobbiamo smetterla di avere una visione antagonistica della verità. Quali che siano i futuri conflitti che il futuro ci prepara, dobbiamo essere in grado, sin d’ora, a lavorare per la salute di tutto il pianeta senza vederlo diviso in due separati schieramenti, uno dei quali giusto politicamente e l’altro sbagliato, con l’idea che uno dei due debba dominare l’altro o sostituirlo. Non tutte le parti coinvolte riusciranno a vedere i vantaggi di un insieme allargato, e allora conviene che il benessere sia raggiunto sforzandosi di conservare l'esistenza di opinioni diverse tra loro.

Mary Catherine Bateson - Afterword 1991 in Our Own Metaphor [1991] - p.p. 319-320.

5. SUL PRINCIPIO DELLA CERTEZZA

La ricerca della spiegazione ultima è all’incirca la stessa cosa del cercare di catturare certezza in una formula, in una fede o in un dogma. Nel tempo a venire dovremo accettare spiegazioni che non riescono a ottenere un così deciso pronunciamento. D’altronde non sono così sicuro che la maggior parte di noi faccia attenzione ad essere trascinato, divincolandosi e scalciando, attraverso la vita dalle sue certezze, o di avere le proprie brucianti curiosità spente perché bagnate da secchiate di verità.

[George Kelly - 1969 - p. 43]

 

6. L’ESSERE UMANO ESISTE NEL LINGUAGGIO

Noi esseri umani esistiamo soltanto in quanto esistiamo come entità autocoscienti nel linguaggio. E’ solo perchè noi esistiamo come entità autocoscienti che il dominio dell’esistenza fisica può esistere, come nostro dominio cognitivo che condiziona la spiegazione definitiva degli eventi della vita così come li osserva l’uomo... . L’esistenza umana è un’esistenza cognitiva e trova la sua dimensione attraverso il linguaggio, tuttavia la cognizione non ha contenuto e non esiste al di fuori delle distinzioni fatte dall’osservatore. Il fatto che il dominio fisico dell’esistenza possa essere il nostro dominio cognitivo limitante, non altera tutto questo. La natura, il mondo, la società, la scienza, la religione, lo spazio fisico, gli atomi, le molecole, gli alberi .... , senza dubbio tutte le cose fisiche, sono entità cognitive, spiegazioni della prassi o degli eventi della vita dell’osservatore, e così, al pari di questa perfetta spiegazione, esistono solamente come una bolla di azioni umane che galleggia sul niente.

Humberto R. Maturana (1986) Le basi biologiche della coscienza del sè e il dominio fisico dell’esistenza. [Manoscritto inedito].

7. Non esiste un terreno abbastanza stabile per chi osserva

La prima separazione, la più elementare distinzione che possiamo fare, può essere la separazione intuitivamente soddisfacente tra se’ stessi, in quanto soggetti esperienti da una parte, e la propria esperienza dall’altra. Ma questa separazione, in nessuna circostanza può essere una separazione tra se’ stessi e un mondo degli oggetti oggettivi che esiste indipendentemente. La nostra "conoscenza "... deve cominciare con l’esperienza e le separazioni tra la nostra esperienza, come, ad esempio, la separazione che facciamo tra la parte dell’esperienza che chiamiamo "noi stessi" e tutto il resto della nostra esperienza che chiamiamo il nostro " mondo". Dopodichè questo nostro mondo, non importa come lo strutturiamo, non importa quanto bene riusciamo a renderlo stabile con oggetti permanenti e interazioni ricorrenti, è , per definizione un mondo codipendente con la nostra esperienza.... sebbene il mondo sembri solido e regolare, quando lo andiamo ad esaminare, scopriamo che non c’è alcun punto stabile di riferimento al quale poterlo fissare. In nessun posto è solido o resistente.

[Francisco Varela 1979 ]

 

8. La ricerca dell’insoddisfazione mentale di Michael Polanyi

L’urgenza che hanno gli scienziati di affrontare nuovi problemi e cambiare i percorsi di ricerca, mostra la fondamentale inquietudine della mente umana che rimette sempre in discussione ogni soddisfazione precedentemente raggiunta. Un tale fenomeno si riscontra, a livello primordiale, negli animali. E’ vero che quando viene spinto ad agire da una situazione problematica l’animale tende a stabilire nuove abitudini adatte alla bisogna, pagando prezzi in termini di sforzo e intelligenza che vanno oltre il necessario, ma, negli animali superiori, questa tendenza necessaria è occasionalmente contrastata e superata dalla giocosità. Gli animali che giocano cercano l’eccitazione e persino quando la fase giocosa supera il limite massimo, hanno ancora bisogno di attività. L’essere umano sviluppa questo desiderio per la tensione in forme diverse. L’uomo è uno dei pochi animali che gioca anche dopo essere divenuto adulto. L’uomo è anche uno dei pochi animali che va in cerca di avventura e ama i racconti di avventura. Tutti noi apprezziamo i giochi di astuzia o la soluzione di enigmi, e, in tanti modi ci piace l’improvviso senso di relax dopo uno stato di tensione in cui ci siamo trovati coinvolti, sia che vi abbiamo partecipato direttamente, sia che l’abbiamo solo vissuta nell’immaginazione. La nostra gigantesca industria moderna del divertimento, suggerisce le forme più popolari di questo desiderio, ma la nostra ricerca ossessiva dell’insoddisfazione mentale è presente anche nelle forme più elevate della spontanea originalità dell’uomo.

[Michael Polanyi [1958] - Personal Knowledge. ] 


             

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