TORMARANCIA: Qualcosa di più di una questione urbanistica romana

Comunicato dello staff dell'Oikos


 


Tra le prime cose che mettemmo in linea, quando, nel 95, creammo questo sito, ci furono alcune pagine sulla vicenda di Tormarancia. Come è noto, questo lembo superstite di Campagna Romana, al limite del Parco dell'Appia, circondato dagli altri lati dal cemento, è oggetto di un piano di lottizzazione duramente contestato dalle associazioni ambientaliste e dai cittadini. Il più fiero paladino dell'operazione cemento è, naturalmente, il sindaco di Roma, Francesco Rutelli. Dopo essere stato eletto tra i Verdi, una volta divenuto sindaco di una maggioranza di centro sinistra, ha subito dichiarato il suo 'realismo': i costruttori devono lavorare (leggi: speculare).

Il Parco dell'Appia Antica, un patrimonio di tutta l'umanità civile non può essere sottratto alle mire affaristiche che hanno caratterizzato tutta la gestione Rutelli. Grandi opere, Giubileo, Olimpiadi (per fortuna andate a monte), tutto ciò smuove denaro e interessi, che sono sempre stati il trampolino di lancio dei politici romani. Ma non c'è solo l'ambizione dell'ex giovane Rutelli, dietro a questa faccenda: c'è la riproposizione della vecchia maniera di considerare Roma un territorio di saccheggio delle imprese, con un'alleanza trasversale tra partiti politici e raggruppamenti di impresa (tra cui le cooperative 'rosse' ) la cui prosperità economica ha coinciso con la riduzione degli spazi vitali della popolazione romana, sin dagli anni del dopoguerra. Non è un caso che dietro Rutelli, chi si agita di più sono i Democratici di Sinistra, ex Pidiessini, il cui inesistente segretario ha fatto dichiarazioni di fuoco e minacce di rottura delle alleanze se i Verdi e Rifondazione voteranno, lunedì 22 novembre, contro il progetto di cementificazione. I verdi, per la verità, durante gli ultimi anni avevano accettato le politiche imposte dai loro alleati più potenti, i Pidiessini, con il risultato di vedere i loro voti ridotti al lumicino. La loro ribellione, oltre che essere influenzata dal rischio della scomparsa elettorale e dalla pressione unanime di tutte le associazioni ambientaliste (stavolta anche Legambiente è stata costretta a dire di no a Rutelli, con il quale condivide la militanza nell'Asinello), può però essere interpretata come la presa di coscienza che non si può far politica tralasciando i valori che la dovrebbero ispirare. Forse hanno capito (come pure Alleanza Nazionale e i 160 deputati di ogni partito che hanno firmato un appello contro la lottizzazione, tra cui siamo lieti ci sia anche Di Pietro), che la politica condotta in accordo con le forze della speculazione, del saccheggio e del mercanteggiamento, è inevitabilmente condotta alla sconfitta, così come si è verificato con la maggior parte dei partiti della I Repubblica. Questa Roma non è poi così corrotta, ladra e accomodante, se una parte rilevante della sua rappresentanza elettiva in consiglio comunale, si ribella ai dettami della politica affaristica e si allea per salvare un patrimonio paesaggistico, storico e culturale, oltrechè uno spazio vitale irrinunciabile per il popolo dei Romani. Quanto a Rifondazione Comunista, che da sempre si è opposta allo scempio (uno dei suoi consiglieri comunali Adriana Spera, passò dai Verdi a Rifondazione, quattro anni fa, proprio sulla questione di Tormarancia), ci auguriamo che si svegli definitivamente dal torpore in cui giace da quando è entrata a far parte della maggioranza e non aggiunga più nemmeno uno dei suoi voti alle politiche fallimentari di questa giunta.


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