COMUNICATO STAMPA DEL 30/11/2004
Il
portavoce denuncia: “30.000 bambini italiani sono
realmente a rischio di suicidio. Perché il
Ministero della Salute non interviene?”
Domani (30/11/2004) viene presentato a Roma il terzo
rapporto ARNO – unico in Italia per dimensioni e durata
– sul monitoraggio delle prescrizioni di farmaci in età
pediatrica, rapporto nato dalla collaborazione tra
l’Istituto Mario Negri di Milano ed il Cineca (Consorzio
Inter-Universitario) di Bologna. I ricercatori
dell’Istituto Mario Negri hanno riscontrato elementi
preoccupanti nell’aumento esponenziale della
somministrazione di psicofarmaci ai bambini,
prescrizioni triplicate in Italia, tra accese polemiche
nel corso degli ultimi cinque anni.
Circa trentamila bimbi in Italia risultano in terapia
con psicofarmaci, in particolare gli antidepressivi
specifici che bloccano la serotonina e che non hanno
alcuna licenza d’uso per l’età pediatrica. “E’ ormai
certo“ - conferma Luca Poma, Portavoce della Campagna
GiuleManidaiBambini ®, la più importante iniziativa di
sensibilizzazione mai realizzata in Italia su questi
temi, patrocinata dalla RAI – “che questi psicofarmaci
possono indurre i bambini al suicidio, come
dimostrano i recentissimi provvedimenti restrittivi
assunti dalle autorità sanitarie negli Stati Uniti.
Forse che i nostri bimbi sono di serie B, non meritevoli
di tutela da parte del nostro Ministero della Salute?
Dobbiamo attendere i primi casi di suicidio tra bambini
prima di prendere provvedimenti per sospendere quest’abuso,
giuridicamente illegale e moralmente scandaloso? Le
autorità rischiano di rendersi complici degli abusi, con
la propria inattività.”
«I
dati che abbiamo raccolto – spiega nel rapporto Maurizio
Bonati il ricercatore dell’Istituto Mario Negri che ha
realizzato lo studio - mostrano evidentemente che c’è
qualcosa che non va. Si tende a somministrare troppo
facilmente farmaci ai bambini, soprattutto nella fascia
di età tra i 14 e i 17 anni magari per tentare di
guarire altre forme di disagio che invece
necessiterebbero approcci differenti È stato dimostrato
- ha spiegato ancora Bonati - che alcuni prodotti di
questo tipo aumentano le tendenze suicide». «Nel caso di
bambini depressi - spiega Gabriel Levi, ordinario di
neuropsichiatria dell’età evolutiva della Sapienza di
Roma - la diagnosi deve essere molto accurata perché è
facile confondere i sintomi, e l’unica cura efficace è
di carattere educativo, non certo farmacologico».
Per
informazioni consultare il portale
www.giulemanidaibambini.org