La nozione del Sacro in Bateson -

 

 
 

 

Cosa ci può insegnare per vivere costruttivamente?

di
Vincent Kenny

 

 

Contenuti

L’Attenzione-nel-Presente [Mindfulness] e il Sacro
Responsabilità Personale per il Sacro
L'Umanità Impegnata nel Compito Senza Speranza
Assumere responsabilità invece di creare dipendenza

Fingere Individualità

Cult-ivare gli Amici
Sommersione - dove Nessuna cosa è Sacra
Condizioni di Emersione
Condizioni di Immersione

Apertura al Sacro e Accettazione del Sé
Non si può ‘progettare’ il ‘giusto Sé’
Le Psicologie Manipolative - Potere e Controllo
La Preghiera del Costruttivista

La Trama del Sacro
Avvertire il Sacro

Ah! Ecco il Sacro!

REFERENZE

 

L’Attenzione-nel-Presente [Mindfulness] e il Sacro

Gregory Bateson non dice mai esplicitamente cosa è il Sacro. Questo è in parte il suo modo di indicare cosa è - come qualcosa che va oltre facili descrizioni. Il Sacro è parte dell’Indescrivibile dell’esperienza umana e deve rimanere tale. Quando lui dice che la mente e il finalismo cosciente non possono incontrarsi - che c’è un divario necessario tra i due - sta dicendo che i nostri tentativi di spiegare la nostra esperienza umana sono sempre e necessariamente incompleti, e che c’è molto di più nella vita e nella mente di ciò che si incontra nel finalismo cosciente.

‘Ma le parti e i pezzi della mente che appaiono alla coscienza invariabilmente forniscono un quadro errato della mente come totalità. Il carattere sistemico della mente non è mai rappresentato , perché il modello è stabilito dallo scopo prefissato.
…Noi non vediamo mai in consapevolezza che la mente è come un ecosistema - una rete di circuiti auto - correttivi. Noi vediamo solo degli archi di questi circuiti.
E l’istintiva volgarità degli scienziati consiste precisamente nello scambiare questi archi con la più ampia verità, cioè, pensare che siccome quello che viene visto dalla consapevolezza ha una caratterizzazione, la mente totale deve avere la stessa caratterizzazione.
L’’ego’ personificato di Freud, l’ ‘id’, il ‘super-ego’ non sono effetivamente personificati. Ognuno dei loro componenti è costruito sull’immagine della sola consapevolezza (anche se la componente può essere non consapevole) e la ‘consapevolezza’ non assomiglia all’intera persona. La consapevolezza isolata è necessariamente depersonificata.
L’intero iceberg non ha quelle caratteristiche che possono essere indovinate dall’osservare solo ciò che è sopra l’acqua. Intendo dire: l’iceberg sì - la mente no. La mente non è come un iceberg.’ [Bateson]

Responsabilità Personale per il Sacro

Il modo in cui gli umani si sono occupati di questa inevitabile caratteristica che limita gli sforzi umani ha riguardato anche l’evoluzione delle religioni per ‘maneggiare’ questa scomoda circostanza. Ciò porta ad ammettere l’impossibilità di costruire un ponte sul divario, e quindi generalmente coinvolge la totale consegna delle nostre responsabilità per vivere questo divario ad una speciale setta o classe di persone chiamati ‘preti’, ‘druidi’, ‘guru’, etc.. Questa delega di responsabilità è qualcosa che il costruttivismo non approva.

‘Il punto è che, anche prima della moderna tecnologia, bisognava fare qualcosa a proposito dell’innata separazione tra la consapevolezza ed il resto della mente, perché la consapevolezza senza aiuto avrebbe sempre rovinato le relazioni umane. Perché la consapevolezza senza aiuto deve sempre combinare la saggezza della colomba con l’essere innocuo del serpente.
Ed io vi dirò cosa hanno fatto nell’antica Età della Pietra per affrontare quella separazione.
Hanno fatto la religione.
È così semplice, e la religione è tutto ciò che hanno escogitato per far entrare dentro l’uomo il fatto che la maggior parte di lui (ed, analogamente, la maggior parte della sua società e dell’ecosistema attorno a lui) era di natura sistemica ed impercettibile alla sua consapevolezza.
Questo comprendeva sogni e stati di trance, intossicazioni, castrazione, rituali, sacrifici umani, miti di qualsiasi tipo, invocazioni di morte, arte, poesia, musica e così via.
Ed ovviamente, essi non dicevano chiaramente cosa facevano, né potevano dirlo. Non sapevano cosa facevano, né il perché lo facevano. E, spesso, non funzionava.’ [Bateson 1976]

L’Umanità Impegnata nel Compito Senza Speranza

Per vivere pienamente il nostro essere umano noi dobbiamo resistere alla tentazione di ‘scaricare’ su qualcun’altro o qualcos’altro le nostre responsabilità personali di come stiamo vivendo la distanza tra le nostre vivide esperienze e i nostri vani tentativi di descrivere o spiegare queste esperienze.

Comunque, continuare a prendersi la responsabilità di questo sforzo impossibile è il segno di un impegno etico. Ecco cosa dice Wittgenstein a proposito di questo impossibile sforzo.

"La mia intera tendenza ed io credo la tendenza di tutti gli uomini che hanno cercato di scrivere o parlare di Etica o Religione era quella di imbattersi nei limiti del linguaggio. Questo sbattere sui muri della nostra gabbia è perfettamente e assolutamente senza speranza. L’Etica, se nasce dal desiderio di dire qualcosa in proposito al significato ultimo della vita, il bene ultimo, l’assoluto prezioso, non può essere scienza. Ma è una prova della tendenza nella mente umana che io personalmente non posso non rispettare profondamente e non ridicolizzerei per nessun motivo anche a costo della mia vita. " [pp. 11 - 12]

In questa citazione possiamo trovare il principio costruttivista centrale : da una parte, sapere che qualsiasi significato che noi riusciamo ad architettare rimane interamente di nostra proprietà soggettiva [e che non verrà mai a descrivere un 'reale' stato delle cose], ma che dall’altra parte, noi possiamo e dobbiamo superare la nostra propria conoscenza inventata, provocando uno slittamento e muovendoci oltre i 'limiti del linguaggio', mettendo in dubbio i limiti stabiliti all’azione ed i limiti stabiliti al dare significati, ed entrando per scelta nel dominio dove la nostra comprensione si distugge.

La volontà di fare questo sforzo impossibile è un sintomo della presenza del Sacro: ossia lo sforzo di spingersi oltre il confinante imprigionamento della lingua ed arrivare nell’ignoto, nell’indicibile, nell’improducibile senso di una mente piu` grande [Mindfulness]

Assumere responsabilità invece di creare dipendenza

Kelly si è soffermato sul fatto che ciò che descrive la migliore caratteristica della specie umana e` l’assunzione di responsabilità per i propri dilemmi personali.

‘Anche di Dio, la circostanza più potente di tutte, si dice oggigiorno che sia morto. Questa dichiarazione ovviamente non è atea, e neanche agnostica. In generale, essa ammette la creazione delle circostanze e non nega la loro importanza storica, ma in un tipico stile teologico, è l’ assoluta dichiarazione di indipendenza da parte degli uomini che sono pronti ad accettare le responsabilità per i loro atti e cessano di ammettere la forza guida di ogni circostanza, anche la più grande di loro - Dio.’ [Kelly 1969, p.27]

La storia del Giardino dell’Eden è interpretata da Kelly come un modo per affermare che Dio cacciò le sue invenzioni umane quando queste optarono per la conoscenza piuttosto che per l’obbedienza. Bateson la interpreta come un affermare che gli umani cacciarono Dio fuori dall’Eden per mettere l’intenzionalità cosciente aldisopra della mente sistemica.

Ambedue le interpretazioni possono essere usate per farci conoscere qualcosa a proposito della responsabilità umana - perché da una parte Dio è morto e noi siamo responsabili del modo in cui facciamo andare il mondo, e, dall’altra parte, perché è presuntuoso buttare via il Dio bambino con l’acqua ecologica sistemica, e siamo responsabili di questa scelta. In altre parole, siamo responsabili per il modo in cui facciamo andare il mondo [dato che dipende solo da noi stessi], e siamo anche responsabili per il modo in cui facciamo andare noi stessi come esseri umani - dipende da noi anche collocare noi stessi umani in una sfera di consapevolezza, in contrapposizione alla attuale versione di noi stessi come umani-con-intenzioni-deliberate. Noi non abbiamo nessuna ‘natura naturale’ - abbiamo soltanto quella natura che generiamo tutti insieme nelle nostre relazioni sociali.

Da queste interpretazioni possiamo dire che la visione costruttivista della religione è quella di una convenzione sociale usata dalle persone per cercare di arrampicarsi di nuovo nel Giardino - dove essi devono soltanto obbedire al leader e perciò non arrivare a conoscere il mondo in cui si vive in maniera personalmente responsabile. Ed è un modus operandi che ci conduce lontano dal Sacro perché è basato sulla sottomissione personale della consapevolezza alle regole ideologiche.

La maniera principale per ‘non andare verso la conoscenza’ è quella di seguire ciecamente le regole inventate da altri. Come dice Kelly -

‘Le regole sono abbastanza utili come maniglie per chi e` moralmente miope, e ciò, ovviamente, comprende la maggior parte di noi. Ma … l’uomo che volontariamente fa affidamento sulle regole e leggi per distinguere il bene dal male solo nel suo interesse, sta cercando di evitare la previsione di ciò che, alla fine, il bene ed il male si riveleranno essere. Non sarà una consolazione per lui in futuro, quando scoprirà di aver fatto una grande confusione nelle cose, il ricordarsi che aveva chiuso gli occhi e si era conformato alle regole.’ [Kelly 1969, p.73]

Tutto ciò di cui sopra enfatizza il valore costruttivista di essere un ‘self-made man’, o una persona che si è costruita da sola, incastrata dentro le proprie reti di conversazione. Una delle responsabilità che noi, con riluttanza ci assumiamo, è la responsabilità di come noi inventiamo gli individui umani nella nostra società - di come noi generiamo i componenti umani per la nostra società progressivamente disumana.

Il ‘sé individuale’ è una conveniente finzione occidentale - essa non esiste fuori delle convenzioni occidentali che la portano avanti. Nel mondo occidentale gli umani sono inventati come se fossero entità autonome interamente separate - ma ogni persona sa, con un po’ di riflessione, che questo semplicemente non è il caso - ognuno è dipendente da reti specifiche di relazione per la propria esistenza.

Un ‘Sé’ è ciò che è generato quando la corporeità umana viene coltivata per occupare una data posizione in una rete chiusa di conversazioni - come, ad esempio in una famiglia.

Non esiste nessun Sé come Individuo - esistono soltanto sé incastrati in una lunga storia culturale e interpersonale.

"Un sé è una dimensione sociale che è realizzata attraverso una corporeità particolare come nodo di intersezione di conversazioni particolare, proprie di una particolare comunità umana di mutua accettazione. Un bambino, quindi, deve acquisire la propria identità come modo particolare di essere nella sua corporeità attraverso il vivere in una comunità umana di mutua accettazione.
Questo normalmente succede man mano che un bambino cresce attraverso interazioni corporee in contatto con sua madre, con altri bambini ed adulti, in un processo attraverso il quale essi naturalmente [senza nessuna intenzione o sforzo] si sviluppano come bambini con normali doti naturali sensoriali, consapevolezza del corpo, e consapevolezza sociale e di sé stessi. Di fatto, noi siamo così abituati a questo sviluppo normale dei bambini che non vediamo il dominio delle relazioni umane in cui esso avviene come processo naturale, e quando fallisce noi non sappiamo cosa fallisce e nemmeno cosa fare, e ricorriamo al controllo. Inoltre, quando cerchiamo di correggere un fallimento di base nelle relazioni umane in un bambino ricorrendo al controllo, quello che generalmente otteniamo è ulteriore insuccesso perché nella nostra cecità del presente attraverso le nostre attenzioni per il futuro, noi neghiamo il bambino." [Verden-Zoller, p.16]

Generalmente siamo ciechi verso questo dominio contestualizzante di complesse relazioni umane nelle quali si realizza l’evoluzione del senso del Sé-Corpo-Nodo di comunicazione-Spazio Conversazionale del bambino. In altre parole, noi ci siamo accordati per percepire il bambino come una ‘entità separata’ dalla struttura familiare. Tendiamo ad essere ciechi della sua esistenza all’interno di un campo di emozioni e coordinazioni interpersonali. Quando il bambino sviluppa dei ‘problemi emozionali’ noi ancora siamo propensi a rimanere ciechi al fatto che tale ‘problema’ non esiste [non può esistere] all’interno del bambino, ma può esistere solo come un commento descrittivo di un complesso campo di relazioni all’interno del quale il bambino-entità corporea è posizionato. Quindi, i terapisti cercano di ‘curare il problema del bambino’ - anche se il suo unico problema è quello di essere posizionato male in una rete malsana o insana. Non è necessario dire che tali tentativi di ‘cura’ sono sforzi sottilmente mascherati per rendere il bambino ‘adatto’ al sistema insano - dando per scontato che il sistema va bene [anche se si percepisce che C’È effettivamente un sistema, il quale generalmente NON viene visto]. Prima o poi, se il bambino è fortunato, qualcuno percepirà che C’È una rete familiare in esistenza, e che NON è un luogo meraviglioso dove un bambino in crescita possa essere sostenuto. A questo punto il bambino non sarà piu` visto [dovrà non essere visto] come se fosse completamente indipendente da questo complesso contesto di interrelazioni umane .

Il fallimento nella percezione del bambino-nel-contesto , generalmente porta ad ulteriori fallimenti perché si nega il bambino per cercare di concentrarsi sulla produzione dei desideri genitoriali.

Fingere Individualità

In altre parole il ‘sé individuale’ è qualcuno che vive la sua identità solo in una matrice circoscritta di attribuzioni condivise reciprocamente, sottoscritte dal loro coordinamento delle emozioni. Questo ‘Sé’ è continuamente presente con la necessità di fingere che esso è ‘indipendente’ e che si comporta come se fosse così, ma allo stesso momento si sottomette come mero componente in una rete nella quale è data la sua esistenza come qualcUno. Il modo in cui il ‘sé’ è configurato in questa struttura è tale da oscurare immediatamente il Sacro.

Invece di essere in grado di contattare il Sacro, le persone sono continuamente invitate a risolvere l’impossibilità dell’ ‘identità individuale’ sommergendo lo stesso ‘sé’ nella sicurezza di qualche forma religiosa o pseudo religiosa.

Un corollario del vedere la persona come entità separata è di vedere sé stessi e gli altri come ‘cose’ anziche`come processi in relazioni continue. Secondo Kelly la persona è una forma di processo. Vedere l’incarnazione di qualcuno come ‘oggetto’ facilita la manipolazione del proprio corpo e degli altri-come-corpi. I corpi diventano cose per muoversi, possedere, usare, disporre di, barattare con, abusare, ignorare, sfruttare, controllare, e così via. Questo porta alla manipolazione del sé ed alla manipolazione degli altri.

Una delle crescenti forme di manipolazione del sé si può osservare nella crescita della chirurgia plastica per scolpire un corpo insoddisfacente in una forma più desiderabile, tagliando pezzi qui e la, imbottendo altre parti del corpo in punti strategici. Mariti manipolativi che incoraggiano le loro ‘non - perfette’ mogli a manipolarsi con la chirurgia plastica spesso vanno poi a cercarsi un ‘modello nuovo’ invece del ‘modello vecchio’ rappresentato dalle loro mogli - quindi la chirurgia plastica è frequentemente un fallimento manipolativo da questo punto di vista.

Kelly illustra il problema quando descrive l’efficacia apparente dell’approccio manipolativo, quello che Bateson condanna come ‘finalismo cosciente’, - che camuffa bene i problemi umani che si nascondono non molto lontano, sotto la loro superficie lucente, brillante e di ingannevole vistosità.

"Detto semplicemente, il determinismo scientifico è la credenza che un evento sia legato ad un altro. Metti il dito su quell’evento e sei sulla buona strada per capire e controllare in anticipo quello che avverrà. Applicato alle faccende umane questo significa che basta vedere quali antecedenti siano necessari e sufficienti per rendere prevedibili certe cose.
Non credo di aver bisogno di mostrare che questo è un approccio fortemente manipolativo alle relazioni umane. Non c’è nessuna necessità nel cercare di capire un bambino se ogni volta che gli dai un dolce lui fa quello che deve fare. E se ogni qualvolta compri qualcosa per tua moglie lei ti accarezza e ti prepara una cena deliziosa, cos’altro vorresti capire di lei? Se ogni volta che presti dei soldi ad una paese latinoamericano, esso vota come te alle Nazioni Unite, chi potrebbe dire che non capisci i latinoamericani? È tutto molto scientifico ed è anche psicologico. E questo è il modo in cui generalmente le cose funzionano.
Ma quanto bene funzionano? Quanto spesso sentiamo qualcuno, che sembra avere successo nel gestire i suoi dipendenti, lamentarsi che non è realmente desiderato in casa. Tutta la famiglia si aspetta da lui il ‘sostegno finanziario’. I suoi figli si aspettano il dolce e si mettono d’accordo che tutto ciò che devono fare per soddisfare il ‘vecchio’ è evitare di incrociarlo. Sua moglie si aspetta dei regali da lui piuttosto che comprensione, ed ha scoperto che tutto ciò che deve fare per farlo funzionare è preparare il suo pasto preferito e grattare il dorso del suo collo con la punta delle dita - mentre occupa la propria mente con una romantica storia letta su una rivista femminile. Mentre tutta questa psicologia scientificamente valida viene praticata in casa, probabilmente ambedue vanno da uno psicoterapeuta da qualche tempo, e i figli sono stati piazzati in qualche buona scuola, scelta perché ha uno staff di terapisti ben istruiti." [p. 202-3, Kelly]

L’alternativa di Kelly è di interpretare non solo i comportamenti degli altri, ma di interpretare anche i loro costrutti personali che li spingono a recitare questi comportamenti come le migliori scelte che hanno a disposizione. Ciò significa costruire le costruzioni degli altri, non semplicemente costruire il loro categorizzare. È questo sforzo per dare un senso ai modi in cui gli altri danno un senso alle loro vite che è al centro della psicologia dei costrutti personali.

Cult-ivare gli Amici

Il tentativo di fuggire dal dilemma dell’ ‘individualismo’ può esser visto nell’invischiarsi della gente nella miriade di sette, movimenti, gruppi religiosi, ecc. che esistono al giorno d’oggi.. Tutti questi gruppi esistono per trattare i loro membri in maniera molto similare. In sintesi il leader del culto si assume tutte le responsabilità di dire ai seguaci - a grandi linee - tutto ciò che essi devono fare in modo da continuare ad essere accettati come membri. La richiesta è di sottomettersi agli ordine del leader, e questo si può vedere attraverso molte differenti attività umane che spaziano dalla politica, al terrorismo alla clandestinità del culto.

Effettivamente la persona deve sommergere la sua presunta individualità per diventare un semplice frammento della rete del culto, religione, movimento politico ecc

Sommersione - dove Nessuna cosa è Sacra

Quello che abbiamo visto, quindi, è che le possibilità di contattare il Sacro diventano sempre minori man mano che ci spostiamo attraverso le strategie per evitare i dilemmi della falsa presupposizione del sé individuale.

Queste ultime strategie spaziano attraverso tre maggiori domini dell’esperienza umana -

[a] Dover sostenere la posizione stabilita da Qualcuno nella matrice delle relazioni per poter esistere in quanto membro della rete di conversazioni
[b] Dover vivere nei limiti alle azioni imposte dalle credenze e dalle richieste del gruppo.
[c] Dover frenare la propria curiosità naturale su ciò che sta succedendo, per esempio non mettendo in discussione il leader, le regole, ma obbedire ad essi quando si è coscienti che qualcosa è molto sbagliato.

Queste tre condizioni assicurano la sommersione della ‘mente’, ‘spirito’, e ‘corpo’ sotto il peso delle regole oscuranti del leader.

Quindi, tra le condizioni sommerse descritte, non c’è più speranza di divenire coscienti del Sacro.

Condizioni di Emersione

Quindi supponiamo di resistere alle tentazioni di scappare dai dilemmi sociali dell’‘individualità’. In questo caso noi dobbiamo incontrare pienamente il vivere in una corporeità del ‘sé individuale’ che è allo stesso tempo una bugia. Qui dobbiamo confrontare due principali condizioni per la nostra esperienza -

[a] Primo, la condizione del sentirsi auto-definito in contrasto con i sé degli altri. Anche da bambini non ci sentiamo bene quando siamo criticamente contrastati dai nostri fratelli/sorelle/cugini/amici o da un genitore arrabbiato o deluso. Noi sentiamo l’enorme DIVARIO che esiste tra il ‘me’ e il ‘fratello’. Non solo è impossibile riempire questo scollamento, ma ci rendiamo conto che la nostra vera identità dipende dalla conservazione di questo scollamento.
[b] Secondo, noi siamo continuamente spinti verso un ulteriore impossibile compito - quello di cercare di bilanciare la quantità di investimento che impieghiamo nel cercare di ‘soddisfare noi stessi’, cercando di mostrare la nostra ‘rilevanza’ al gruppo, a coloro da cui noi dipendiamo per la nostra esistenza.

Noi ci dobbiamo continuamente sforzare per soddisfare gli altri [per esempio il capo al lavoro - per paura di perdere il posto], ed allo stesso tempo cercare di trovare un significato personale in ciò che stiamo facendo. Questo spesso risulta impossibile poiché scopriamo che dobbiamo fare cose terribili in modo da ‘soddisfare’ gli altri.

Più è sbilanciato questo rapporto Sé / Altro, più le nostre vite sono incubi terrificanti o, se va bene, terribilmente noiose - e più noi viviamo questa vita in modo malsano.

Condizioni di Immersione

Queste sono già definite all’inizio nella relazione carnale madre - neonato.

Giocare

"Il cucciolo umano incontra la madre nel gioco prima che cominci il linguaggio. La madre umana, però, può incontrare il bambino in un non-gioco perché essa è già nel linguaggio quando comincia le conversazioni che costituiscono il suo bambino. Se la madre umana incontra il bambino nel gioco, ovvero, in una reazione biologica congrua di totale accettazione della sua corporeità, il bambino viene visto come tale, e la sua biologia viene confermata nel flusso di crescita e trasformazione del suo corpo come un bambino umano in interazioni umane. Se la madre umana non incontra il bambino nel gioco, e ciò è dovuto alle sue aspettative, desideri, speranze o aspirazioni, oppure al fatto che lo sguardo fisso o orientamenti in azioni della madre o del bambino non si incontrano e si superano l’un l’altro, la biologia del bambino è negata o non confermata nel flusso della crescita del corpo della madre o del bambino e nella trasformazione come un bambino umano in interazioni umane. …Se il mancato incontro tra bambino e madre diventa sistematico la crescita del bambino viene danneggiata, e potrebbe apparire un bambino handicappato invece di uno normale." [Verden-Zoller p. 18]

Quando la madre incontra il bambino nel gioco - in ‘una reazione biologica congrua di totale accettazione della sua corporeità’ - allora il bambino è ‘visto come tale’. Ciò significa che esso è affermato, ammesso, riconosciuto nell’integrità ed appropriatezza della sua biologia, sviluppo e crescita come persona umana. Dall’altro lato, dove la madre NON incontra il suo bambino in questo modo - dove vi sia un cattivo rapporto dovuto alle sue preoccupazioni, desideri, ecc. - allora questa incoerenza nelle azioni congiunte fara` si che la biologia del bambino sia ignorata, o negata [non affermata] in questo percorso di crescita e sviluppo. Quando questo mancato incontro diviene ricorrente, la crescita del bambino viene danneggiata, e ciò può avere serie conseguenze negative sia biologicamente che socialmente.

Apertura al Sacro e Accettazione del Sé

Le possibilità che abbiamo di essere aperti all’esperienza del Sacro dipende in parte da quello che ci era permesso di essere nelle relazioni fisiche preverbali con nostra madre quando eravamo piccoli. La nostra abilità di essere aperti agli altri e accettarli come sono, dipende dalla nostra capacità di auto accettarci, che, a sua volta, dipende dalle nostre relazioni iniziali con nostra madre (e nostro padre). Le relazioni fisiche tra il bambino e la madre sono la prima occasione di trovarsi nel Sacro.

"La mutua accettazione non può avvenire come modo spontaneo e continuo di vivere con un altro se non c’è auto-accettazione. E l’auto-accettazione non può sorgere come caratteristica ontogenetica del bambino nella relazione madre-bambino se questa relazione non scorre nella totale mutua accettazione corporea imposta dall’ operazionalità delle interazioni corporee non-intenzionali dell’azione."
"… l’accettazione corporea mutua madre - bambino non può avvenire quando la madre vede il bambino come un futuro adulto, o quando lei vive le sue interazioni e relazioni con lui o lei come un processo nella sua educazione. Essere accettato significa essere visto in una interazione, non essere visto in una interazione significa essere negato." [p12 Zoller]

Quindi la reciproca accettazione dipende dall’esistenza di auto - accettazione che a sua volta dipende dalla spontaneità della relazione corporea madre - neonato come classicamente si manifesta nel gioco. Ciò dipende nell’interazione spontanea della madre nel qui ed ora con il suo bambino. Ciò significa evitare il pensiero premeditato, intenzionale, orientato - al - prodotto - in relazione sia al passato, sia al futuro, sia ad ambedue. L’accettazione è quindi definita come il tipo di interazione spontanea dove si ‘è visto’. Non essere visti in una interazione significa essere negati.

Abbiamo già visto l’assenza di accettazione del Sé manifestata nel tipo di auto - manipolazione che porta alla chirurgia plastica per cercare di scolpire ‘un sé più accettabile’. Ma per definizione questa scultura del sé è condannata al fallimento, dato che è una dichiarazione irreversibile di auto - negazione - ‘io non accetto la forma del mio naso, quindi gli taglierò via dei pezzi’. Invece deve essere compreso che l’auto - accettazione [o auto - negazione] deriva dalla relazione iniziale con i propri genitori - in particolar modo la madre. Nessuna chirurgia meccanica può misteriosamente rimpiazzare questo primo processo di relazioni.

L’accettazione reciproca sè-altri è ovviamente in primo piano rispetto al significato principale di AUTO-accettazione che abbiamo raggiunto. Più accettiamo noi stessi, più è facile accettare di ‘essere accettati’ dagli altri. Anche se gli altri ci accettano noi possiamo NON accettare la loro accettazione se non ci sentiamo veramente ‘accettabili’. Quindi dobbiamo tornare indietro di un altro passo fino a dove impariamo l’auto - accettazione, o l’auto - negazione. È nelle interazioni carnali madre - neonato che noi possiamo facilmente vedere come viene ‘accettato’ il neonato da parte della madre. Nella misura in cui questo rapporto è configurato come interazione spontanea dove il piccolo è ‘visto’ dalla madre, viene generato il fenomeno dell’accettazione. Nella misura in cui ciò è assente, viene generato il fenomeno del ‘rifiuto’ o ‘negazione’.

Non si può ‘progettare’ il ‘giusto Sé’

In questo senso di emergenza o e-mersione del nostro Sé individuale noi possiamo al meglio divenire consapevoli del Sacro in termini della sua mancanza al centro delle nostre esperienze di vita come qualcUno - come ci sentiamo tagliati fuori, in disparte e soli nelle nostre esistenze.

Proprio come la chirurgia plastica non è un meccanismo per generare l’auto - accettazione, neanche la psicoterapia è un meccanismo, a meno che e fino a quando è orientata a seguire da vicino il senso inerente del progetto vissuto della persona. Dato che ognuno può iniziare a cambiare soltanto da dove è in quel momento, allora disoscurare la comprensione inerente i progetti personali è il punto necessario di partenza..

La terapia non è per ‘curare’ la gente da ‘sé stessa’, bensì serve a perseguire le implicazioni del cambiamento personale del prossimo futuro. La terapia - per essere costruttiva - deve evitare la tentazione umana di meccanizzare ed interpretare in senso letterale. Bateson criticava la corrente della terapia famigliare proprio per questo errore. Per esempio in questo dialogo padre-figlia.

"Padre: C’è ancora il problema di ‘Angeli Esitano’, il problema del cattivo uso delle idee. Gli ingegneri si impossessano di queste idee. Vedi il dannato affare della terapia familiare, dei terapisti che cercano di fare ‘interventi paradossali’ per cambiare le persone o le famiglie, o che contano i ‘doppi legami’. Non si possono contare i doppi legami.
Figlia
: No, io lo so, perché i doppi legami hanno a che vedere con l’intera struttura contestuale, così che, per esempio di doppio legame che puoi notare in una seduta con la famiglia, non è che la punta di un iceberg la cui struttura di base è l’intera vita della famiglia. Ma non si può evitare che le persone cerchino di trovare doppi legami. Questa cosa di cercare di spezzare un processo in entità è piuttosto radicato nella percezione umana. Forse correggendola si rivelerà una parte di ciò su cui si basa la religione. Ma tu diventi così irritabile a riguardo, e piuttosto sgradevole con persone che ti ammirano immensamente." [p. 204 - Angels Fear ]

Le Psicologie Manipolative - Potere e Controllo

George Kelly era anche attento nell’aiutare studenti ed altri ad evitare questa trappola della manipolazione strumentale, nell’ ‘applicazione’ in terapia della sua psicologia dei costrutti personali. È così facile scivolare nella psicologia della manipolazione anche quando si cerca di fare l’opposto. Una volta che la nostra attenzione viene spostata dall’essere della persona con cui siamo verso qualche altra [immaginata, implicita, desiderata, proiettata] versione della persona, noi abbiamo già cambiato la natura della nostra relazione verso la direzione della manipolazione.

Kelly commenta che -

"Vi ho promesso che questo [libro] non sarebbe stato un manuale del come-fare per terapisti che vogliono che le altre persone si comportino bene senza dover entrare nel fastidioso affare di comprenderla." [p. 187]

Più penetriamo nell’uso dell’approccio manipolativo (finalismo cosciente) più distanza mettiamo tra noi come "interi" e più diventiamo ciechi di fronte al Sacro, che è, quantomeno, una visione della complessa totalità, una comprensione di autoregolazione, autoproduzione, autocorrezione, automanentimento e autoguarigione.

Fino a quando una psicoterapia propone queste caratteristiche come segni distintivi della relazione di psicoterapia, allora noi possiamo dire che stiamo toccando parti del sacro nel nostro lavoro terapeutico.

Bateson insisteva che qualsiasi fossero le caratteristiche del Sacro, il nostro atteggiamento verso il Sacro doveva essere all’insegna della libera messa in discussione del sacro, e dell’avere una capacità di umiltà in relazione alle risposte che sarebbero emerse.

Ambedue questi atteggiamenti - mettere in discussione ed essere umili - sono due delle più importanti caratteristiche del costruttivismo che dice

[a] Non c’è una Unica soluzione finale o conclusione che possa essere tratta nell’esperienza umana [Ogni cosa può essere messa in discussione, sempre], e
[b] Non c’è una persona che può sapere tutto [quindi nessuno può comportarsi con arroganza anziché essere umile di fronte alla sua ignoranza]

In altre parole vorrei offrirvi la ‘preghiera’ del costruttivista che che potrebbe essere una lcosa di questo tipo-

LA PREGHIERA DEL COSTRUTTIVISTA

Essere nessUno : - Sapere Qualcosa & Ogni cosa

nessUno può sapere tutto
nessUna versione dei fatti può essere completa
nessUna realizzazione della realtà può essere la versione finale del divenire umani

Qualsiasi conoscenza attuale nel futuro diventerà irrilevante
Qualsiasi cosa ora utile diventerà ridondante
Qualsiasi cosa che ora sembra definitiva si rivelerà essere incompleta

E

Ogni cosa di cui veniamo a conoscenza non potrà mai esaurire il dominio dell’ignoto
Ogni cosa che pensiamo di sapere serve solo ad oscurare la nostra ignoranza
Ogni cosa che scegliamo di credere necessariamente nega realtà alternative

 

Infine posso offrirvi una mappa per scoprire dove siete collocati rispetto al sacro - nei termini dei tre fenomeni che ho descritto in questo articolo -

[1] Immersione [Mergence].
[2] E-mersione [E-mergence].
[3] Som-mersione [Sub-Mergence]

 

LA TRAMA DEL SACRO - 8 Modi di Avvertire il Sacro

AVVERTIRE IL SACRO

Ci sono 8 modi di avvertire il Sacro - raggruppati in 3 gruppi principali come illustrato nella mappa. In alto nella mappa abbiamo il fenomeno di Im-Mersione - dove troviamo le opportunità per sentirci in fusione con quella integrità cosmica di cui facciamo parte. [8, 1, 2]. Nella parte destra della mappa abbiamo E-Mersione [3,4], che descrive i processi secondo i quali siamo tagliati fuori dalla tyotalità perchè concepiti come individui separati. Qui avvertiamo il Sacro come una mancanza nelle nostre vite. Terzo, ai punti 5, 6, e 7 abbiamo la Som-Mersione, dove la nostra natura sistemica è sommersa sotto le ideologie dominanti della rete in cui dobbiamo esistere. Qui il Sacro viene avvertito in termini di ciò che è fondamentalmente dannoso nel modo in cui dobbiamo vivere in comunità con gli altri. È il malessere culturale molto forte di una popolazione che viene portata via dalla corrente del non mettere in discussione i valori del sistema.

Ah! Ecco il Sacro!

Questa estate ero in una spiaggia quasi deserta della Sardegna. Davanti a me c’era una piccola bambina che aveva appena imparato che poteva ‘camminare’ se, alzandosi in piedi, si buttava in avanti e con questo impeto iniziale poteva fare quattro o cinque passi prima di perdere velocità e cadere giù di nuovo. Era totalmente immersa in questa nuova scoperta del libero movimento. Continuava in questo ciclo di alzarsi, muoversi in avanti, correre e cadere di nuovo per alcuni minuti. Ad un certo punto la sua attenzione si spostò alle impronte nella sabbia lasciate dalle sue mani quando cadeva. Aveva fatto un’altra scoperta! Scoprì che battendo la sabbia con le mani poteva fare tanti tipi di affascinanti buchi e segni. Mentre era occupata con questa sua nuova scoperta, le onde arrivarono fino a dove lei era seduta e cancellarono tutti i segni. Un’altra scoperta!!! Di cosa era stata testimone?! Allora ripeté tutta la sequenza - correre, cadere, fare le impronte delle mani sulla sabbia - restando a vedere subito dopo l’acqua che arrivava e cancellava tutto. Meraviglioso!!! Corse ancora per alcuni passi e fece altri buchi. Di nuovo l’onda cancellò via tutti i suoi segni sulla terra. Corse di nuovo al punto precedente, facendo buchi, guardando l’acqua che cancellava tutto. Poi si mise a correre avanti e indietro tra i punti dove lasciava le impronte - come per cercare di conservare alcune impronte dalla cancellazione da parte dell’acqua. Continuò questo esperimento per alcuni minuti. Poi ecco qualcosa di nuovo!! Un pezzo di alga marina fu lasciata dalle onde. Lei lo prese in mano, guardando fissamente i suoi colori scintillanti e lucenti - dondolandolo avanti e indietro, catturando i riflessi del sole. Questo era troppo emozionante! Corse e cadde di nuovo sulla spiaggia dove erano i suoi genitori. Mostrò la sua emozionante scoperta, gridando dalla gioia, e facendola dondolare alla luce - ma sembrava che il padre avesse già visto alghe marine. Gliela prese dalle mani e la buttò sulla sabbia. Quindi la sollevò, la mise nel suo nuovo e coloratissimo salvagente, e la spinse nell’acqua per una attività balneare più appropriata. Quando smise di spingere, la bambina si rigirò nel salvagente verso la spiaggia, e spostandosi in avanti con grande sforzo, arrivò di nuovo sulla sabbia, si lanciò fuori dal salvagente, e corse dove l’alga marina era stata buttata. La riprese in mano, e questa volta andò da sua madre per condividere la sua emozionante scoperta. Questa volta la madre prese sul serio il coinvolgimento della figlia e si affascinò immediatamente della sua straordinaria scoperta. Più tardi io chiesi quanti anni aveva, e i genitori mi dissero che aveva appena 13 mesi.

Vi racconto questa storia perché voglio lasciarvi un’immagine del Sacro in azione. Questa bambina era in uno stato di Sacralità, essendo in grado di vivere spontaneamente la sua meraviglia di essere - al - mondo, scoprendo connessioni emozionanti tra sé stessa e tutto il mondo intorno a sé. Ognuno di noi aveva questa capacità di vivere nel Sacro prima che il linguaggio ci trasformò in umani - con - intenzionalità. Dopodiché siamo diventati ciechi all’opera del Sacro dentro il nostro essere. Se siamo fortunati, manteniamo la capacità di essere occasionalmente meravigliati e stupiti, dall’intero sistema in cui il nostro vivere è incastonato.

La bambina che ancora non è entrata nel linguaggio, è libera di essere nel sacro spontaneamente. Noi, dall’altra parte della barriera linguistica, non siamo più liberi di fare questo - a meno che non siamo molto fortunati, e ci troviamo stupiti di fronte a qualsiasi fenomeno della natura. Dobbiamo fare sforzi impossibili per liberarci dalla morsa del linguaggio in modo da poter sentire la complessità sistemica del nostro vivere.

Riguardo a questo sforzo concludo con un’altra citazione di Wittgenstein -

"L’uomo deve spingere contro i limiti del linguaggio. Pensate ad esempio alla meraviglia che qualcosa esista. Questa meraviglia non può essere espressa sotto forma di domanda e ad essa non c’è risposta. Qualsiasi cosa diciamo deve essere, a priori, una sciocchezza. Nonostante ciò noi spingiamo contro i limiti del linguaggio. Anche Kierkegaard ha riconosciuto questa spinta e l’ha anche descritta quasi nello stesso modo [come una spinta contro il paradosso]. Questa spinta contro i limiti del linguaggio è l’etica. Considero molto importante mettere fine a tutte le chiacchiere riguardanti l’etica - sia che ci sia una conoscenza nell’etica, che ci siano dei valori, sia che il Buono possa essere definito, ecc. nell’etica si cerca costantemente di dire qualcosa che non tratti e non possa mai trattare l’essenza della materia. È certo a priori che, qualsiasi definizione si possa dare del Buono, è sempre un malinteso supporre che la formulazione corrisponde a ciò che si intende veramente, [Moore]. Ma la tendenza, la spinta, indica qualcosa." [pp. 12 - 13]

 

REFERENZE

Gregory Bateson [1967]. They threw god out of the garden. Letters from Gregory Bateson to Philip Wylie and Warren McCulloch ed. Rodney E. Donaldson. Co-Evolution Quarterly, No. 36, Winter 1982. p.p.62-67.

Gregory Bateson & Mary Catherine Bateson [1988].Angels Fear - an investigation into the nature and meaning of the sacred. Rider: London.

Gregory Bateson & Mary Catherine Bateson [1989]. Dove Gli Angeli Esitano: verso un’epistemologia del sacro. Adelphi Edizioni.

George Kelly [1969]. The Language of Hypothesis. In Maher [ed.] 'Clinical Psychology and Personality'. Wiley.

Joshu Sasaki Roshi [1983]. Where is the Self? in 'Awakening the Heart' [ed.] John Welwood, New Science Library, Shambhala Boston & London.

Gerda Verden-Zoller [1989]. Mother-Child Play: The Biological Foundation of Self and Social Consciousness. Unpublished Manuscript.

John Welwood [1983]. Vulnerability and Power in the Therapeutic Process. In 'Awakening the Heart' [ed.] John Welwood, New Science Library, Shambhala Boston & London.

Ludwig Wittgenstein. [1965]. Wittgenstein's Lecture on Ethics. Philosophical Review, Vol. LXXIV. no. 1. [Jan]. [lecture delivered Sept. 1929 at Cambridge]

 

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