| Von Glasersfeld's answers - July 2004  |

 
 
 
 

QUESTION 1

Egr. Prof. Glaserfeld,

Sono uno studente dell'università di Milano e, con mio grande piacere, sto preparando una tesi sul concetto di linguaggio cosi come presentato da Maturana. Le sarei profondamente grato se potesse fornirmi un parere su alcuni punti.

Per quanto riguarda l'evoluzione del linguaggio, come si innesta questa prima coordinazione di coordinazioni comportamentali? Maturana dice che la struttura che si è sviluppata in noi mammiferi che sembra essere l"'enabling condition" per il linguaggio, che lavora cioè come proiezione anatomica del sistema nervoso centrale su se stesso e che permette quindi di interagire con i propri stati come fossero indipendenti è la neocorteccia, chiama questo processo neurofisiologico pensiero astratto e asserisce che è indipendente dal linguaggio. Quindi ne deduco sostiene che questa capacità si sarebbe evoluta a partire da funzioni non  linguistiche per poi adattarsi a questa nuova capacità. Lei cosa ne pensa?

Mi aiuterebbe a capire meglio il processo che precede alla formazione di un dominio consensuale, che Maturana chiama anche anti-comunicativo. Se avviene sempre in ogni  interazione nuova e forma il dominio consensuale con interazioni ricorrenti, come spiegare allora la capacità di comprensione immediata (spero) che c'è ad esempio tra di noi che non abbiamo mai interagito in precedenza? il fatto che condividiamo a grandi linee una stessa lingua mi sembra un po' debole.

la ringrazio molto il suo aiuto mi sarà prezioso

cordialmente
jacopo romoli
 

ANSWER:

Caro Romoli,

Le avverto che per quanto riguarda il linguaggio non sono pienamente d'accordo con Maturana. Ne abbiamo parlato più di una volta, ma non sono riuscito a capire come lui la pensa.  Comunque posso rispondere facilmente alle sue domande..

1) Non so dove lei abbia trovato il riferimento a questa "enabling condition". Dev'essere in qualche scritto che non ho letto. Io questa condizione la chiamerei 'riflessione' e la descriverei come l'inizio del pensiero cosciente. Ma dato che per Maturana la coscienza si sviluppa solo dopo le interazioni sociali, la riflessione non è qualcosa di cui lui parla.

2) La difficoltà qui è dello stesso tipo. Maturana ha grande riluttanza a parlare di "meaning", cioè significato linguistico. Certamente lo si stabilisce tramite un interazione, ma non  necessariamente linguistica. Il segnale "Z" lungo la strada lo assocerò ben presto al concetto di svolta stretta; non ci vorranno più di due o tre sbandate. Per me, la difficoltà alla quale accenna  lei si risolve dicendo che le parole vengono associate con  ri-presentazioni di specifiche esperienze dell'utente. Così, se lei mi dice 'coccodrillo', la parola mi porta a ri-presentarmi  l'esperienza di un animale che ho associato con questo suono. E non importa se leggo la parola o se ascolto qualcuno che la dice. Il significato è diventato stabile con l'uso ripetuto. - Maturana dice: "coordinazioni di coordinazioni di azioni", e mi va molto bene: la differenza sorge quando si chiede quali possono essere le azioni.

Da biologo, Maturana vuol evitare espressioni come riflessione, coscienza, e associazione. Per me vanno bene perche le vedo come concetti euristici utilizzate in un modello che non pretende di descrivere una 'realta'.

Cordiali saluti,

Ernst von Glasersfeld


QUESTION 2


Dear Dr. GlasersFeld

Thank for your answer to my previous question . I am an Iranian physics teacher (female ) studing philosorhy of education. My thesis is about Radical Constructivism and it's impacts on science education, In an example of active learning you mentioned "of course all students r'nt immediatly convinced & those who saw the solution will explain it to the others " so :

1) how does this second teaching happen ?

2) listening to your friends' explanations is something like direct instruction , isn't it ?

3) can we conclude that constructivist didactics are viable for some students & some need the presentetion and explanation methods ?

thanks again for your patience

Shiba Malek

ANSWER:

Dear Ms. Malek,

Thank you for drawing attention to a slip of mine. In the sentence you quoted, I should not have said "explain" but "talk about". When the students who found no solution hear the others talking about their solution and how they arrived at it, they will have to interpret what they hear and this will orient them towards the construction of a solution ­ which may not be quite the same solution, but if it is compatible with what the others say and with what the teacher or the textbook says, it will be viable for the moment. The point is that an individual's path of interpretation is different from what is suggested by the word "explanation", namely the notion of knowledge being transmitted. Unfortunately, even after decades of constructivist thinking one finds oneself using language that is not compatible with it. Thank you for pointing out the contradiction!

Best wishes,

Ernst von Glasersfeld


QUESTION 3

Dr. Von Glaserfeld:
I have just begun to study systems theory, and find that the views of learning
are similar to those of constructivists.

Did constructivism emerge from systems theory? How do these two views overlap?

Also, I see that the terms systems theory and systems thinking are frequently
used interchangeably in the literature. Are they really the same, or are they
different.

Thank you,
Wendy Mahan

 

ANSWER:

Dear Ms. Mahan,
Explaining the process of learning is similar in Systems Theory and constructivism because both approach it as a form of self-organization. Systems Theory, however, does not methodically question the epistemological status of what is to be learned.

Constructivism 'emerged' with the coordination of ideas from the Presocratic philosophers (500-400 BC), Giambattista Vico (1710-1750), Piaget (1930s), cybernetician Heinz von Foerster, neurobiologist Humberto Maturana, psychotherapist Paul Watzlawick, and myself.

Systems theory evolved independently, as a theory of technology rather than a philosophical position. Systems Thinking, I presume, is using the theory in your thinking. If you found differences between the use of the two terms in the literature it is you who has to formulate what they are.

Best wishes,

Ernst von Glasersfeld


QUESTION 4


Hi professor Glassersfeld
it is my third question , i hope 2 read it's answer in your July reply.
the terms "key" &" lock" were similarly used in some pragmatic discourses. is there any difference between your interpretation & their's?
if no , so what is new in the usage of these terms in radical constructivism?
I have to mention this difference (if there is any) in my thesis.
thanks & best wishes
shiba malek
 

ANSWER:


Dear Ms. Malek,
The key as a metaphor for knowledge was introduced by Xenophanes in the 5th century BC. I am not aware of pragmatists having used it. If they did, I am pretty sure that they intended it as unlocking "truth". For a constructivist it signifies the fit with an experiential world, that is, fit as "viability". And viability has none of the main characteristics of "truth". It is neither absolute, timeless, or necessarily exportable to other experiential situations. For your thesis, however, you should work out the differences yourself and give relevant quotations.

Best wishes,

Ernst von Glasersfeld
 

 

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