Distinguere l'osservatore: Un tentativo di interpretare Maturana

Ernst von Glasersfeld

 
 

 

Se non c'è l'altro, non c 'è nessun io. Se non c'è nessun io, non ci sarà nessuno a fare distinzioni.

Chuang-tsu, IV sec. a. C. (*)

"Linguaggiare"(**) come occasionalmente spiega Maturana, serve, tra le altre cose, ad orientare, nel senso di dirigere l'attenzione e di conseguenza l'esperienza individuale degli altri, che è un modo per incrementare lo sviluppo di "dominii consensuali" che, a loro volta, sono i prerequisiti per lo sviluppo del linguaggio. Sebbene la frase (o, se si vuole il linguaggiare) con la quale ho qui iniziato sia quanto meno una pallida imitazione dello stile di Maturana, rappresenta probabilmente un importante aspetto del suo sistema: la circolarità che, in un modo o nell'altro, rispunta ripetutamente.

Ritengo assolutamente indispensabile ripetersi diligentemente, ogni volta che la si nota nella sua esposizione, che la circolarità negli scritti di Maturana non è una svista (come lo sarebbe nella maggior parte dei tradizionali sistemi della nostra filosofia occidentale). E, anzi, una condizione fondamentale, deliberatamente scelta, che sorge direttamente dal modello autopoietico. Per Maturana, l'organismo cognitivo è informazionalmente chiuso. Stabilito che può, comunque, produrre descrizioni, cioè concetti, strutture concettuali, teorie, ed, in ultimo, un quadro del suo mondo, è chiaro che può far ciò solo usando costituenti che ha accumulato attraverso processi di astrazione dal dominio della sua stessa esperienza. Questa intuizione, espressa da Maturana con l'affermazione che tutti i dominii cognitivi sorgono esclusivamente come risultato di operazioni di distinzione svolte dall'organismo stesso, è uno dei punti della sua opera che ha attirato il mio interessare al suo lavoro sin dalle prime letture.1

Sulla base di considerazioni lontane da quelle che indussero Maturana a formulare l'idea biologica dell'autopoiesi, io sono giunto alla medesima conclusione. Il mio pensiero (in parte abbreviato e idealizzato) ha seguito i primi dubbi dei Pre-socratici attraverso Montaigne, Berkeley, Vico e Kant sino al pragmatismo e infine alla "Scuola Operativa" di Ceccato e all"'Epistemologia Genetica" di Piaget. Ciò può sembrare qui irrilevante, ma siccome l'esposizione di Maturana fa raramente riferimento alla filosofia tradizionale, sembra appropriato ricordare che un discreto numero delle sue fondamentali affermazioni possono essere convalidate da correnti di pensiero che, ogni tanto, sono rispuntate nella storia convenzionale dell'epistemologia. Benché queste correnti di pensiero abbiano occasionalmente irritato la disciplina filosofica ufficiale, esse non hanno mai avuto Un effetto durevole e sono rimaste curiosità marginali. Il motivo di questa trascuratezza è, direi, che tutta la storia occidentale delle idee fino ai nostri giorni, ha considerato fondamentali due requisiti in ogni speculazione epistemologica. II primo di questi requisiti chiede che, comunque si voglia definire la "vera conoscenza", essa deve essere indipendente dal soggetto conoscente. Secondo requisito è che la conoscenza va presa seriamente solo se pretende di rappresentare, in un modo più o meno veritiero, un mondo di "cose-in-sé".2

Nonostante gli scettici di tutte le epoche abbiano spiegato, con l'aiuto di argomentazioni logiche che entrambi questi requisiti non sono conseguibili, essi si sono limitati ad osservare che la conoscenza assoluta era impossibile. Solo pochi sono andati un passo oltre e hanno cercato di liberare il concetto di conoscenza da quelle impossibili costruzioni in modo da poterlo liberamente applicare a ciò che e' conseguibile all'interno del mondo esperienziale del soggetto che agisce. Coloro che hanno compiuto questo passo vennero etichettati "outsider" e, quindi, poterono essere ignorati dai filosofi di professione.

Un mondo esperienziale chiuso

Non è qui mia intenzione esaminare perché negli ultimi venti o trent'anni il clima filosofico sia mutato. Il fatto è che oggi si possono difendere posizioni che comprendono una visione relativistica senza venire subito tacciati di nichilismo o di essere pericolosi eretici o similari.

E una fortuna per Maturana, e per noi, essere sopravvissuto alle ultime due decadi nonostante la sua opposizione al dittatore reazionano cileno Pinochet. Dico fortuna perché Maturana è indubbiamente uno di quei pensatori che, nei secoli passati, sarebbero stati mandati al rogo senza ritrattazione.

In filosofia, la dominanza autoritaria del dogma realista (sia esso materialistico o metafisico) e' stata sicuramente scossa sia dalla manifesta inaffidabilità delle "verità" politiche e sociali, che dalla rivoluzione nei modi di vedere della fisica. Ma l'avversione per i modelli di cognizione che spiegano la conoscenza come organismo-dipendente e persino come prodotto di un circuito chiuso di operazioni interne, non e' in alcun modo scomparsa.

L'ampia mappa di flusso concettuale che Maturana spesso mostra alle sue conferenze, ha, a sinistra (dal punto di vista del pubblico), la classificazione della spiegazione con oggettività, e a destra la spiegazione senza oggettività.3 Il fatto che quando descriviamo noi scegliamo di essere a sinistra o a destra, è, secondo Maturana, una questione di emozione. Per ciò che riguarda la conoscenza e il linguaggio, il lato sinistro deve aderire al credo che la conoscenza catturare la realtà oggettiva e che il linguaggio può riferirsi ad essa ed esprimerla. Il concetto di oggettività' che Maturana ha in mente dipende da questo credo. Maturana stesso, se lo ho capito correttamente, non lo condivide, e si pone inequivocabilmente sulla parte destra, dove l'oggettività non è considerata ("messa in parentesi") e le sole realtà possibili sono realtà generate (brought forth) dalle operazioni di distinzione dell'osservatore.

Mi pare che il lato sinistro dello schema venne aggiunto soltanto per spiegare fuorvianti percorsi della filosofia convenzionale e non ha la stessa funzione didattica di quello destro. Che vada inteso in questo modo, non va messo in discussione in quanto, mi pare, il fatto di credere nella possibilità di acquisire la conoscenza circa una realtà oggettiva, o, come avrebbe detto Kant di un mondo in sé, può venir demolito con le argomentazioni formulate dagli scettici, senza dover ricorrere alla biologia o all'autopoiesi. Secondo me, allora, resta la necessità di sostituire una nuova spiegazione per la relazione tra la nostra conoscenza (cioè ogni struttura concettuale che usiamo con esito positivo) ed il "medium" in cui ci troviamo a vivere. Questa nuova spiegazione deve essere di quelle che non fanno assegnamento sull'assunto di un isomorfismo che non può essere mai dimostrato.

In questo contesto è cruciale ricordare che Maturana intende descrivere e spiegare tutti i fenomeni che sono chiamati "cognitivi" da un fondamento biologico. In quanto il suo progetto ha esiti positivi, egli può permettersi di trascurare la teoria tradizionale della conoscenza e di riferirsi ad essa solo allo scopo di enfatizzare la differenza del suo modo di pensare. Scostandosi dalla storia della filosofia, comunque, corre il rischio di essere frainteso da tutti quelli che hanno un concetto di cognizione ancora legato all'idea generale di conoscenza. Maturana quindi Si ritrova spesso a fronteggiare interpretazioni erronee dello stesso tipo di quelle che dovette affrontare Piaget. Anch'egli infatti, nella sua teoria, ripeteva che la cognizione non è un mezzo per acquisire la conoscenza di una realtà oggettiva, ma serve all'organismo attivo per il suo adattamento al suo mondo esperienziale.

Ciò che Maturana chiama "efficacia operazionale" corrisponde, nella mia prospettiva costruttivista, a "viabilità"' e coincide nella storia della filosofia allo slogan lanciato dai pragmatisti all'inizio del secolo: "Vero è ciò che funziona". L"'efficacia operazionale" di Maturana, comunque, riesce meglio, per quanto riguarda la sua applicazione, del "funzionamento" dei Pragmatisti. Tutte le operazioni e la loro efficacia, secondo la definizione di Maturana, stanno e debbono stare in un dominio di descrizione determinato dalle distinzioni svolte dal particolare osservatore. Il "funzionamento" dei Pragmatisti, al contrario, induceva nella tentazione di cercare Un accesso ad Un mondo "oggettivo", sulla base che certi modi di agire "funzionano" mentre altri no. Il modello di Maturana frustra qualsiasi tentazione sin dall’inizio in quanto chiarisce che "efficacia" è un giudizio eseguito in un dominio di esperienza che è stato generato dall'attivià di distinzione di un osservatore.4

 

La nascita dell'osservatore

Secondo me uno dei punti difficili dell'edificio concettuale di Maturana è la sua asserzione, spesso ripetuta, che anche I'osservatore può esser derivato, senza ulteriori assunti, dalla sua formulazione delle condizioni biologiche di base che governano le interazioni e l'attività linguistica dell'organismo autopoietico. Mi ci è voluto più di un decennio per costruirmi un'interpretazione di questa derivazione. Se la presento qui, lo faccio avvertendo chiaramente che è, invero, una interpretazione personale che non vanta affatto di autenticità.

Secondo Maturana, tutta 1'attività linguistica o "languaging" ha luogo "nella pressi di vita: noi esseri umani troviamo noi stessi come sistemi viventi immersi in essa".5 "Languaging", per Maturana, non significa trasmettere "informazioni" o fatti" di qualunque genere, ma si riferisce ad un attività sociale che sorge da una coordinazione di azioni accordate dal mutuo adattamento. Senza tale coordinazione di azione non ci sarebbe possibilità di descrizione e, di conseguenza, nessun modo per le distinzioni svolte da un attore, di diventare consce.

II diventare consapevoli delle distinzioni è chiamato osservare. Osservare se stessi come attore delle distinzioni, quindi, è nè più meno che diventare consci di sè. Maturana ha recentemente descritto ciò ben chiaramente:

...se accettiamo che ciò che distinguiamo dipende da ciò che facciamo, come fa la fisica moderna, noi operiamo sotto l'assunto implicito che, come osservatori, siamo dotati di razionalità, e che ciò non può nè ha bisogno di essere spiegato. Allora, se riflettiamo sulle nostre esperienze come osservatori, Scopriamo che la nostra esperienza è che troviamo noi stessi osservanti, parlanti, o agenti, e che qualsiasi spiegazione o descrizione di ciò che facciamo è secondaria alla nostra esperienza di trovare noi stessi nel fare ciò che facciamo.6

Il punto saliente in questo circolo chiuso è la condizione base che Maturana ripete molto spesso, cioè che ciò che è osservato non sono cose, proprietà o relazioni di un mondo che esiste "come tale", ma piuttosto i risultati di distinzioni svolte dall'osservatore stesso. Di conseguenza, questi risultati non hanno comunque esistenza senza l’attività di distinzione di qualcuno. Proprio come disse Vico, primo pensatore costruttivista, il soggetto cognitivo può conoscere solo fatti, e i fatti sono elementi fatti (latino: facere) dal soggetto stesso. L'osservatore, cosi, sorge dai suoi stessi modi e mezzi per descrivere, vale a dire, distinguendo sé stesso a. Qui, allora, vedo davvero una connessione con Cartesio, ma non è la connessione con il dualismo cartesiano menzionato da Volker Riegas nelle sue "Conversazioni con Maturana". Cartesio intende sconfiggere lo scetticismo usando il dubbio come strumento per separare tutto ciò che era dubbio dalle verità certe che sperava dovessero rimanere. Alla fine del suo sforzo scoprì che c'era solo una cosa di cui poteva essere certo, cioè' che era lui stesso ad essere impegnato nella attività riflessiva di dubitazione. Siccome la sua indagine era stata motivata dalla speranza che, malgrado le argomentazioni degli scettici, si potesse trovare un modo per raggiungere la realtà ontica, formulò, allora, la certezza del suo dubbio come principio ontologico: cogito ergo sum.

Per Maturana questa formulazione non è accettabile precisamente perchè il "sum" sostiene esistenza nel senso ontologico. Se Cartesio avesse notato - come fa esplicitamente Maturana - che il dubitare di cui era cosi certo poggiava necessariamente sulle distinzioni che lui stesso stava facendo nel suo proprio mondo esperienziale, e non nella realta' ontica, allora avrebbe detto: "distinguendo, io creo me stesso come osservatore". Se ho capito il suo pensiero, Maturana potrebbe facilmente accettare questa nuova formulazione del principio di Cartesio.

Dal mio punto di vista, Maturana fornisce, per cosi dire, la scala che una coscienza deve ascendere per diventare un osservatore. Circa l'origine della coscienza egli non dice nulla. Che io, in qualità di organismo vivente, "trovi me stesso immerso nel linguaggio", significa per me, che ho la capacità di trovare me stesso, e questa capacità, che implica una sorta di riflessione, appartiene a ciò che io chiamo coscienza.

 

Rappresentazione e memoria

In "The Bringing forth of Pathology", un articolo che Maturana ha recentemente scritto con Carmen Luz Mendez e Fernando Coddou, c'è una sezione sul linguaggio e sulle vane forme di conversazione. Due di queste forme sono descritte in dettaglio:

Possiamo chiamare la prima, conversazioni di caratterizzazione se richiedono aspettative su cui non si è stabilito Un accordo riguardo alle caratteristiche dei partecipanti. Possiamo chiamare la seconda forma, conversazioni di accuse e recriminazioni ingiustificate se richiedono lamentele circa le aspettative inadempiute riguardo il comportamento del partecipanti che non si erano messi d’accordo prima.7 (pag. 155)

 

Stabilito che Maturana, in diversi suoi scritti, rende ben chiaro che egli considera inaccettabile il concetto generalmente collegato alla parola "rappresentazione", si può rimaner di primo acchito sorpresi che nel passo soprariportato egli basi una discriminazione di conversazioni su "aspettative". Nella mia analisi avere un'aspettativa significa usare l'immaginazione per comporre mentalmente qualcosa dalle distinzioni effettuate in precedenza nel flusso d'esperienza, ma non a disposizione nell'effettivo campo percettuale presente. Immaginare una tale composizione, comunque, richiede l'abilità di ri-presentare (re-present) almeno parti delle esperienze passate. L'apparente contrapposizione comunque, scompare se si considera che il vocabolo "rappresentazione" (representation) è usato per designare parecchi concetti diversi, due dei qui in tedesco vengono designati dai due vocaboli Darstellung e Vorstellung.8 Il primo concetto viene alla mente ogni volta che non c'è un'indicazione specifica che un altro viene inteso. Questo concetto è vicino alla nozione di "immagine" e come tale implica la replica, in un modo formale o fisico, di qualcos'altro categorizzato come "originale". Il secondo concetto è vicino alla nozione di "costrutto concettuale" e la parola tedesca "Vorstellung" è un termine centrale nelle opere dei filosofi Kant e Schopenhauer. L' avversione di Maturana per il vocabolo "rappresentazione" sorge dal fatto che, come Kant e Schopenhauer, egli esclude immagini concettuali o repliche di una realtà oggettiva nel dominio cognitivo degli organismi. Per contrasto, ri-presentazione (re-presentation) nel senso piagetiano sono ripetizioni o ricostruzioni di elementi che erano stati distinti nell'esperienza pregressa. Come ha spiegato Maturana alla Conferenza ASC, nell'ottobre 1988, queste ri-presentazioni so no possibili solo in un modello autopoietico.

Maturana, in quella sede, parlò di ri-vivere un'esperienza, e dal mio punto di vista ciò coincide con il concetto di rappresentazione come Vorstellung, senza cui non ci potrebbe essere riflessione. Da quella angolatura, allora, diventa chiaro che, anche nell'organismo autopoietico, "aspettative" non sono altro che ri-presentazioni di esperienze che sono ora proiettate nella direzione del non ancora esperito.

Questa considerazione conduce ad un altra questione che spesso rimane irrisolta nel contesto della teoria di Maturana: il problema della memoria e il meccanismo che rende possibile il ricordare. Come ripete Maturana, anche in questo contesto tutto ciò che uno può dire giace a livello di descrizioni, livello determinato dal fatto che qualcuno effettua certe distinzioni e non altre. Maturana scarta, come fa Heinz von Foerster, la nozione di un "magazzino" in cui si possono depositare e conservare impressioni, esperienze, azioni, relazioni, eccetera.

Concordo appieno con ciò. Comunque, dal mio punto di vista e tuttavia chiaro che l'osservatore che descrive qualcosa come ri-vivente, deve avere qualche indicazione che l'esperienza a cui si riferisce e una che è stata vissuta almeno una volta in precedenza; e il capire questa ripetizione richiede un meccanismo che assume il ruolo di ciò che, nel linguaggio comune si chiama "ricordare".

In un organismo autopoietico, ogni perturbazione, ogni esperienza, ogni evento interiore cambia la struttura della rete che costituisce l'organismo. Questi cambiamenti, ovviamente, non sono tutti dello stesso tipo. Alcuni potrebbero essere la formazione di nuove connessioni e così di nuovi percorsi nella rete; altri potrebbero essere ciò che potremmo chiamare "lubrificanti" o facilitanti di un percorso preesistente. L'osservatore, che parla di ri-vivere, deve essere in grado di distinguere un percorso generato per la prima volta da uno che usa connessioni fatte in una qualche occasione precedente. Ciò sembrerebbe necessario, a prescindere dal fatto che la descrizione concerna o meno le operazioni di un altro organismo o l'osservatore stesso-a. Ma la ripetizione di un'esperienza può essere accertata solo se l'osservatore è in grado, almeno temporaneamente, di uscire dal flusso di esperienza, al fine di distinguere l'uso di un sentiero già percorso dall'inizio di uno nuovo. Nella mia terminologia ciò significa che l'osservatore deve essere capace di riflessione.

Maturana chiarisce che nel suo modello tutto l'agire e tutto il comportamento di un organismo è interamente determinato dalla struttura e dall'organizzazione dell'organismo; quindi non richiede riflessione. A livello di descrizioni, comunque, dove ciò che può essere descritto è generato solamente dalle operazioni di distinzione dell'osservatore, non si può, a mio avviso, fare a meno della riflessione. Non mi risulta che Maturana dica altro a riguardo. Io, comunque, presumo che l'osservatore genera la sua abilità di riflettere semplicemente distinguendo se stesso-a come soggetto agente, osservante ed, infine riflettente, in un particolare dominio di esperienza.

 

La realtà esclusa

Il problema riguardante l'origine dell'osservatore nella teoria di Maturana viene risolto, secondo me, continuando a tenere a mente che non solo l'intero mondo esperienziale deve essere considerato il prodotto di distinzioni che uno si fa, ma anche che il flusso di esperienza è provocato dal proprio distinguere se stessi quali osservatori. Ciò non è di certo una risposta metafisica che pretende di spiegare la genesi di un'entità che "esiste" come soggetto ontico capace di "conoscere" un mondo ontico. Maturana fa della scienza e la fa prudentemente, in modo scientifico. Ciò comporta che egli, nel suo modello, si astenga da surrettizzi assunti metafisici che non possono essere giustificati perché sono inguistificabili logicamente. Il Nostro ha espresso ciò in vari modi:

...un osservatore non ha basi operazionali per compiere qualsiasi affermazione o richiesta circa gli oggetti, le entità o le relazioni come se esse esistesseto indipendentemente da ciò che egli-ella fa.9

E nell'intervista con Riegas afferma "nulla può essere detto sulla realtà trascendentale" (pag. 53). Questa posizione non è per nulla nuova. La si può trovare in Vico, Kant, Schopenhauer e ultimamente in Richard Rorty. Nuova, invece, è l'interpretazione biologica del mondo esperienziale che dispone le circostanze sotto cui un osservatore può essere generato. Se la si prende come ipotesi di lavoro, ha conseguenze di vasta portata per la nostra relazione concettuale con il mondo esperienziale. Come tutti i modelli scientifici, quello di Maturana, "spiega" il come del fenomeno con cui esso ha a che fare - la genesi dell'osservatore - non il perché. Ciò è di norma per la procedura scientifica. Per esempio, la fisica spiega come succede che gli oggetti pesanti "cadono", per mezzo del concetto di gravità; che i corpi celesti esercitano una forza gravitazionale, può probabilmente venir ridotto alla curvatura dello spazio: ma perché lo spazio debba essere curvo in un mondo ontico è una questione a cui il fisico non ha nè necessita di una risposta esplicatoria - egli può semplicemente osservare che l'assunto dello spazio curvo rende possibile alcuni calcoli e alcune predizioni utili. Quei fisici che sono divenuti consapevoli dei fondamenti epistemologici della loro scienza lo hanno affermato in modo chiaro, perché, come Maturana hanno capito che sono i loro propri concetti, le loro proprie operazioni di distinzione che generano il mondo esperienziale che essi descrivono nella loro scienza.

 

Coerenza invece di fondamenti

All'inizio ho parlato della circolarità nella teoria di Maturana, poi ho cercato di spiegare, dalla mia prospettiva, alcuni settori del circolo concettuale. Se sono stato chiaro, dovrebbe essere ora facile smantellare una delle maggiori obiezioni, provenienti da più parti, contro Maturana. La formulazione precisa di Gerhard Roth può servire da esempio.

Il concetto di una simile teoria ciclica sorge dal problema dei fondamenti e dall'inizio. O si inizia con la spiegazione epistemologica concernente l'osservatore, le condizioni e gli oggetti delle sue osservazioni (distinzioni di oggetti, parti di sistema, eccetera) per raggiungere poi una teoria costruttivista dei sistemi viventi; o si inizia con una spiegazione oggettiva dell'organizzazione dei sistemi viventi che conduce poi ad una teoria del cervello, dalla conoscenza, e infine ad una teoria dell'osservatore. Maturana li tenta entrambi simultaneamente... Questa concezione è destinata a fallire perché si incastra nella contraddizione tra l'approccio costruttivista e quello oggettivista.10 (pag. 88)

Il problema dei fondamenti e quello dell'origine, come appare chiaramente già da questo passo di critica introduttivo, sono secondo Roth intessuti uno con l'altro. Ciò può essere adeguato nel caso delle tradizionali teorie sulla conoscenza, ma nella critica a un'epistemologia che esclude esplicitamente la conoscenza di un mondo in se oggettivo, io trovo tali interconnessioni inammissibili.

Numerosi lettori di Maturana hanno criticato questa mancanza di fondamenti ontologici. Interessante è che questa critica è identica a quella fatta da un anonimo recensore di De antiguissima Italorum sapientia di Vico sul Giornale dei letterati, nel 1711.11 Il recensore sosteneva che Vico aveva prodotto un'eccellente esposizione della sua filosofia ma non aveva fornito una prova della verità di questa sua filosofia.

Per il costruttivista che ha deliberatamente scartato la nozione che la conoscenza debba corrispondere ad una "realtà" ontologicamente indipendente, la richiesta di una simile prova è un assurdità, perché non può fornirla senza contraddire la tesi centrale della sua filosofia, cioè che la conoscenza non può e non è tenuta a rispecchiare un mondo ontologico ma deve essere giudicata per il suo funzionare nel mondo esperienziale e per la sua coerenza.

Maturana, ancor più esplicitamente di Vico, dice che la conoscenza si manifesta nell"'azione efficace". Chiarisce inoltre che la sua teoria è deliberatamente circolare. Quindi, è inappropriato richiedere un inizio. Un cerchio è caratterizzato, tra le altre cose, dal fatto di non avere inizio. Nell'edificio di Maturana ogni punto nasce da quello precedente - pressapoco come quando nella spessa nebbia su un ghiacciaio alpino, si mette un piede avanti all'altro senza veder mai cosa c'è davanti o dietro di esso; e come succede a volte in una simile nebbia, dopo ore di cammino uno si rende conto di camminare sui propri passi. Il fatto che uno abbia iniziato il cerchio in un punto specifico potrebbe solamente essere percepito da un posto più vantaggioso, se la nebbia si dissolve ed è possibile un'ampia visione. Ma la nebbia che ostruisce la nostra vista della realtà ontica non può dissolversi, perché, come già disse Kant, è inestricabilmente intessuta nei nostri modi e mezzi esperienziali. Per questo motivo, un'indagine meticolosa come quella di Maturana può soltanto dimostrare che indipendentemente da dove abbiamo iniziato il cerchio, non possiamo nè arrivare ad una fine nè, retrocedendo sui nostri passi, ad un inizio. Alla meglio potremmo probabilmente richiamare il punto da noi distinto come un presupposto, all'inizio della nostra ricerca.

Se ogni cosa detta è detta da un osservatore-trice sulla base delle sue operazioni di distinzione, questa deve essere considerata valida non soltanto per i domini particolari del mondo esperienziale ma per tutto ciò che facciamo, pensiamo o di cui discutiamo. Nella concezione del mondo di Maturana non si possono richiedere nè fondamenti ontologici esterni nè un inizio "assoluto". Entrambe le richieste sono non solo prive di significato, ma anche superflue.

"Fondamenti" nel senso ontologico presuppone che si consideri l'accesso ad un possibile mondo indipendente dall'osservatore. Maturana nega questa possibilità, ed è quindi pienamente coerente che egli non specifichi un punto di partenza obbligatorio esterno, perché questo sarebbe equivalente ad un "principio metafisico incondizionato" che dovrebbe essere considerato valido senza giustificazione esperienziale, sulla quale l'edificio teoretico potrebbe essere eretto con pura logica. L'incomprensione dei critici può aver avuto origine dal fatto che Maturana, come ognuno di noi, è obbligato ad usare, nelle sue esposizioni, un linguaggio che è stato formato e raffinato da più di duemila anni di realismo - naive o metafisico - un linguaggio che lo costringe ad usare il verbo "essere" che, in tutte le forme grammaticali, implica l'assunto di una realtà ontica. Un lettore attento comunque, difficilmente a potrà fare a meno di notare che gran parte di ciò che Maturana dice mira ad "orientarci" lontano da quell'inevitabile implicazione.

Per quanto la mia interpretazione della teoria autopoietica di Maturana sia viabile, non riesco a scoprire in essa alcuna inconsistenza che ne distrugga la sua coerenza. Comunque, dal mio punto di vista la coerenza è un criterio necessario, ma non sufficiente per valutare un sistema filosofico omni-comprensivo. La monadologia di Leibniz, per esempio, non lasciava nulla a desiderare per coerenza, eppure fallì come applicabile visione del mondo. In ultima analisi, il valore del lavoro di Maturana dipenderà da quanto risulterà duraturo il successo che, al momento, le sue applicazioni hanno nella prassi della nostra esperienza. E infine - ciò che mi sembra "emozionalmente" più importante - dovremo vedere se gli inizi di un'etica che egli ha recentemente generato aiuteranno a soddisfare la speranza di poter creare un dominio consensuale sul nostro pianeta in pericolo, un dominio stabilito intorno al consenso basato sulla collaborazione che potrebbe rendere possibile la sopravvivenza della cultura umana.

 

(Versione ridotta di un saggio pubblicato la prima volta in: Zur Biologie der Kognition, Gespraech mit Humberto Maturana und Beitraege zur Diskussion seines Werkes, a cura di Volker Riegas e Chrisian Vetter, Suhkamp Verlag, 1990).

 

Ringraziamenti

Sono grato a Heinz von Foerster per gli utili commenti Critici alle bozze di questo saggio.

 

Note

(*) Fung Yu-lan, Chuang-tzu: A new selected translation. Shanghai: The Commercial Press, 1933. Citato da Alan Watts in The Watercourse Way, Pantheon Books, New York, 1975, p. 52.

(**) "Languaging", è un neologismo di Maturana.

1. Con la differenza che, per me, con l'attività di distinzione, sorge l'attività di relazione, senza la quale non ci sarebbe costruzione di strutture concettuali più complesse. Che tutto il conoscere abbia inizio con il far distinzioni venne affermato non solo dall'antico filosofo orientale, ma, nei nostri giorni, anche da George Spencer Brown (cfr. il suo Laws of Form, London, Allen e Unwin, 1969.)

2. Cfr. il mio "Wissen ohne Erkenntnis", in Gerhard Pasternak Ed., Philosophie und Wissenschaften: Das Problem des Apriorismus. Francoforte/Berna: P. Lang, 1987.

3. Obbiettività, nei testi di Maturana, non indica l'opposto della "soggettività" di un singolo individuo, ma è usato nel senso della filosofia classica, vale a dire, poi significare l'intenzione e l'esigenza di rappresentare il mondo come è"in se stesso", senza alcuna aggiunta, detrazione e distorsione causata da colui che esperisce.

4. Hans Vaihinger, Die Philosophie des Als Ob. Berlino:Reuther e Reichard, 2a edizione, 1913. Nelle "Note preliminari" all'introduzione al suo brillante lavoro, Vaihinger biasima il Pragmatismo perché, come egli sostiene, sprofonda nell"'utilitarismo della peggior specie" (pag. IX), quando chiama vero "tutto che ci aiuta a sopportare la vita". Circa 300 pagine dopo, comunque, egli scrive"... l'insieme delle categorie odierne è solo il prodotto della selezione e dell'adattamento naturale". Si riferisce a "caterorie" nel senso kantiano. Con questa affermazione pone chiaramente la teoria evoluzionistica di Darwin in una realtà ontologica e trasforma le "categorie", cioè gli elementi chiave nella nostra concettualizzazione del mondo esperienziale, in strumenti di sopravvivenza "utilitaristici".

5. Humberto Maturana, "Ontology of observing: The biological foundation of self-consciousness and the physical domain of existence". Texts in Cybernetic Theory, American Society of Cybernetics, 1988; pag. 36.

6. Cfr. H. Maturana, "Reality: The search for objectivity or the quest for a compelling argument". The Irish Journal of Psychology, 1988, 9(1), 26.

7. Carmen Luz Mendez, Fernando Coddou e Humberto Maturana, "The Bringing forth of pathology", The Irish Journal of Psychology 1988, 9(1), 144-172.

8. Ulteriore disamina del pasticcio concettuale che nasce dal vocabolo "rappresentazione" la si trova nel mito "Preliminaries to any Theory of Representation", in C. Janvier ed., Problems of Representation in the Teaching and Learing of Mathematics, Hillside, New Jersey: Erlbaum, 1987. Menzionerò qui solamente che sarebbe errato concluderne che il tedesco è una lingua più ricca o più precisa. Coincidenze di diversi concetti si possono trovare anche in altre direzioni (per esempio, i due vocaboli inglesi "to isolate" e "to insulate" sono invariabilmente tradotti con una sola parola tedesca, nonostante il fatto che ci sia una differenza concettuale ben specificabile).

9. H. Maturana, "Reality: The search for objectivity or the quest for a compelling argument"; The Irish Journal of Psychology, 1988, 9(1), 30

10. Gerhard Roth, "Wissenschaftlicher Rationalismus und holistische Weltdeutung". In G. Pasternak Ed., rationalitaet und Wissenschaft, (vol. 6), Brama: Zentrum Philosophische und Grundlagen der Wissenschaften, 1988.

11. Il De antiguissima è stato pubblicato con un'ottima traduzione italiana di Francesco Saverio Pomodoro e con la disamina sul giornale veneto, Stamperia de Classici Latini, Napoli, 1858.

 

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