FARE NATALE SENZA LEGGENDE
Il Natale vuole ricordare in tutto il mondo lepisodio di Betlemme: la nascita cioè di un bimbo che avrebbe poi fatto da spartiacque alla storia.
Circa la data di quellevento gli storici non hanno saputo mai fornire elementi certi.
Per questo, nella identificazione della ricorrenza si è fatta strada la celebrazione di un rito di altro spessore. Gli antichi romani, otto giorni prima delle calende di gennaio ricordavano le divinità della Luce, che debellavano quelle delle Tenebre.
A tale tradizione la celebrazione del Natale ha voluto collegarsi per indicare lavvento della Luce del Mondo, che giunge a squarciare le pericolosità del Buio.
A tutto questo si può far risalire limpiego delle luci sfavvilanti con cui la civiltà dei consumi orna attualmente tutte le vetrine. È il Bambino, che venendo al mondo, inaugura una nuova vita, e porta la Luce a tutti gli uomini.
Ma qual è la "storia" della Natività? Attualmente la memoria dellevento è condizionata da numerose leggende che, anno dopo anno, hanno fatto, quasi, perdere di vista il significato del Natale racchiuso nel credo cattolico. Per questo, oggi, vogliamo proporre una più attenta riflessione sulle uniche due fonti attendibili che hanno riportato ai giorni nostri la narrazione della Natività: il Vangelo di Luca e il Vangelo di Matteo.
I primi cenni storici sulla nascita del Bambin Gesù vengono descritti nel Vamgelo di Luca nel Cap 2, vv 1-26.
"In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si
facesse il censimento di tutta la terra.
Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio.
Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città.
Anche Giuseppe, che era della casa di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea
salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme"
A Betlemme per farsi registrare dagli adeeti al censimento Giuseppe, non si recò ovviamente da solo, ma portò con lui
la donna che aveva preso in moglie: "la sposa Maria che era incinta"
E fu proprio a Betlemme che per Maria si compirono i giorni per il parto.
Così la donna "diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perchè non cera posto per loro nellalbergo".
Levento non passò inosservato nella regione. Nei pressi di Betlemme cerano dei pastori che, di notte, erano rimasti svegli per far la guardia al loro gregge.
"Un angelo del Signore si presentò davanti a loro
e la gloria del Signore li avvolse di Luce.
Essi furono presi da grande spavento,
ma langelo disse loro: "Non temete,
ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:
oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.
Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce,
che giace in una mangiatoia".
Sorpresi dallapparizione e incuriositi i pastori si mossero dal proprio gregge senza ripensarci due volte e verificarono con i propri occhi che quello che aveva annunciato langelo corrispondeva a verità.
"Andarono dunque senza indugio e trovarono
Maria, Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia"
Subito dopo riferirono ciò che del bambino era stato detto loro e tornarono al proprio gregge, glorificando e lodando Dio.
Altri elementi di conoscenza storica si possono senzaltro individuare nel Vangelo di Matteo.
Matteo dopo aver descritto (cap 1 vv 1-17), in tutti i particolari, la genealogia di Gesù Cristo, fliglio di Davide, figlio di Abramo, si sofferma sullepisodio della Natività nel Capitolo 2 collocando storicamente il momento della nascita di Gesù al tempo del re Erode, (che regnò in Giudea, Idumea, Galilea, Perea e altre regioni dellAuranitide dal 37 al 4 a C ) e introducendo, nella narrazione la visita al Bambino di Sapienti dellepoca : I Magi, famosi astrologi provenienti da Oriente ( qui il riferimento geografico è generico ).
"Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:
"Dovè il re dei Giudei che è nato ? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti
per adorarlo".
Nel racconto di Matteo, il re Erode resta turbato da tale notizia, diffusa in tutti gli angoli della città e dopo aver riunito i sommi sacerdoti e consultato gli scribi del popolo convoca e sè segretamente i Magi per essere informati del loro progetto. Il re Erode. temeva di essere spodestato dallavvento del Messia, che tutto il popolo aspettava e che i profeti avevano annunciato. Dopo aver ascoltato con attenzione i Magi ed essersi informato in merito al tempo in cui essi avevano avvistato la stella, li inviò a Betlemme esortandoli ad informarsi accuratamente del bambino neonato ("... quando lavrete trovato, fatemelo sapere, perchè anchio venga ad adorarlo").
"Udite le parole del re, essi partirono.
Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva,
finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre, e postratisi lo adorarono.
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode,
per una altra strada fecero ritorno al loro paese".
Il racconto evangelico di Matteo meglio caratterizza la Missione di Gesù, figlio di Davide e figlio di Dio, che è missione di Salvezza, e che ha inizio sin dallaver attirato i Sapienti del tempo alla Luce del suo Natale.
Ma le "apparenze" odierne potranno farci riscoprire tutto questo?
Sarà possibile, sia pure per un attimo solo, mettere da parte le strade illuminate, le tavole imbandite, le corse frenetiche per raggiungere ora luna, ora laltra meta?
La vera storia del Natale, quella cioè liberata dalle leggende e dalle fiabe, può farci aprire davvero gli occhi, facendoci scoprire tutti quegli angoli delle tenebre, che vengono rivelati dallemergere della Luce. Spetterà poi a ciascuno di noi continuare a guardarsi dentro, per riscoprire quellavvento di Gioia, che si incarna nellintimo di ciascuno, invitandoci ad essere stimolo e segno di amore, fratellanza e solidarietà.
Potrà essere questo il vero significato di un Natale, senza ingombranti orpelli, senza lo sfavillio di preziosi aggettivi.