E il terzo anno che mi trovo a scrivere
sul Natale, un argomento che ho, in passato, sempre giudicato
piuttosto irrilevante, ma che ho cominciato a considerare
piuttosto stimolante per come può stimolare la riflessione sulla
nostra natura di esseri umani. Negli ultimi due anni ho già, su
questo sito, tentato unanalisi degli aspetti sociali e
psicologici implicati nelle festività, e questanno ne
farò un breve riepilogo fornendo alcuni suggerimenti che mi
sono, nel frattempo, venuti in mente.
La mia teoria sullorigine delle
festività natalizie segue più o meno queste linee:
1-Il Natale ha origini nelle festività
pagane nordiche del solstizio dinverno, e la sua
funzione è quella di ristabilire i contatti sociali in un
periodo in cui le condizioni climatiche avverse ostacolavano
le attività rivolte al sostentamento fisico.
2-Un periodico riesame dei rapporti sociali
è fondamentale nelluomo perché ne definisce
lidentità. Le risposte che gli altri mostrano al
nostro comportamento hanno la funzione di fornirci una mappa
sulle future direzioni che esso deve prendere.
3-Il Natale ha subito, negli ultimi decenni
una trasformazione, in direzione di un rituale collettivo in
cui lidentità del singolo è determinata
dalladesione a regole di comportamento elementari e
superficiali applicate con estrema rigidità. Il contatto
sociale si limita allobbligo di essere presenti ad un
pranzo e ad una cena e a scambiarsi regali scelti in fretta,
e chi non adempie a ciò viene, in molti ambienti, criticato
socialmente.
4-Molte persone rifiutano il rituale delle
visite forzate e dello scambio obbligatorio di regali,
sentendosi profondamente irritati da qualcosa che considerano
inutile e fuorviante, ma, daltra parte, il sottrarsi
agli obblighi li mette in contatto con lansia e la
depressione che anticipano un probabile isolamento sociale.
5-Altri individui credono genuinamente
nella possibilità che il Natale sia la festa dei cuori e il
tripudio della generosità e dellaltruismo, ma
subiscono una delusione che, durante e/o dopo le
celebrazioni, gli fa sperimentare lo stesso tipo di
isolamento sociale dei ribelli.
6-Alla fine tutti quanti preferiscono
accettare un livello, anche elevato, di sofferenza (magari
con impiego massiccio di alcoolici e psicofarmaci), pur di
evitare il rischio di sentirsi isolati socialmente.
Quello che propongo non è di accettare
lisolamento sociale : ciò è improponibile a qualsiasi
essere umano, tuttal più cè chi sopporta meglio di
altri la lunghezza del periodo di isolamento. Piuttosto, mi
sembra opportuno fornire suggerimenti che facciano si che la
sensazione di isolamento sociale venga attenuata o del tutto
evitata, indipendentemente dal fatto che si accettino o no gli
obblighi rituali.
Suggerimento 1- PRENDERE TEMPO
Acquistate con largo anticipo i regali.
Decidete con altrettanto anticipo dove passare la fatidica cena e
il successivo pranzo, preparandovi un repertorio di scuse
credibili qualora doveste cambiare idea e decidere di evitare il
tutto. Anticipare i gesti e le azioni senza lincombenza
delle date, può mettere il tutto in una prospettiva diversa.
Suggerimento 2 - USARE LIMMAGINAZIONE
Cominciate a scrivere in anticipo il probabile
copione del rituale natalizio, affidando delle parti ai
personaggi a voi familiari. Sicuramente siete in grado di farlo
da anni, però non lo avete mai fatto perché una parte di voi
preferisce illudersi che qualcosa possa essere cambiato.
Anticipare gli eventi, significa anche vivere in anticipo una
parte delle emozioni negative che li accompagnano. Fare i conti
con le proprie emozioni, significa identificarle meglio, ridurne
la portata dolorosa, usarle come strumento di esplorazione
personale. Provate poi a scrivere un copione diverso da quello
facilmente prevedibile, almeno per le persone significative, e
cercate di immaginare come vi comportereste realmente di fronte
ad eventuali cambiamenti.
Suggerimento 3 - CAMBIARE PUNTO DI VISTA
Provate a guardare gli altri da prospettive
diverse a quella che usate abitualmente. Un buon sistema per
adempiere a tale difficile compito è quello di cercare di
trovare qualcosa di buono nelle teorie e nei comportamenti che
riteniamo errati negli altri. Qualcosa di buono cè
sicuramente, altrimenti perché gli altri dovrebbero pensare e
comportarsi volutamente male?
Suggerimento 4 - TOLLERARE CIO CHE NON
FERISCE REALMENTE
Cominciate a pensare cosa cè di
veramente dannoso per voi nei comportamenti e nelle idee degli
altri. Molte volte ciò che percepiamo come pericoloso è
qualcosa di semplicemente diverso da noi, che però non ha alcun
potere di influenzarci. A meno che non stabiliamo delle
correlazioni artificiose con livelli particolarmente importanti
della nostra identità. Quando, per esempio, una persona parla e
si comporta in maniera volgare, se siamo persone educate,
soffriamo particolarmente dei suoi atteggiamenti, anche se non
sono rivolti verso di noi o sono semplicemente una maniera per
mostrarsi agli altri. In questo caso è meglio cercare di capire
quanta importanza ha per noi la volgarità, che cosa ci ricorda
di un passato sofferto, quanto la riteniamo pericolosa per il
benessere di un gruppo sociale, piuttosto che sprecare il nostro
tempo a vivere emozioni negative o a cercare di trovare il
sistema di farla cessare. Se ci concentriamo su noi stessi, forse
potremmo risolvere il problema rappresentato dalla persona
volgare, quantomeno perché non perderemo più tempo ad
ascoltarla e ad irritarci della nostra incapacità di far fronte
alla situazione.
Suggerimento 5 - FAR EMERGERE LA PROPRIA
IDENTITA
Noi tutti comunichiamo con gli altri per avere
una migliore definizione di chi siamo. Tuttavia il processo di
auto identificazione non avviene su una tabula rasa: abbiamo già
unidea di chi siamo perché la abbiamo appresa nel corso
degli anni. Equindi più corretto affermare che
comunichiamo con gli altri per avere una conferma di quello che
riteniamo sia la nostra identità. I rituali sociali tendono a
sovrapporre lidentità collettiva del gruppo a quella delle
persone che lo compongono. La necessità di ciò è abbastanza
ovvia. Ogni volta che organizziamo in casa una cena tra amici,
lorario, il menu, la musica che si ascolta, sarà il
risultato di un compromesso dei gusti individuali. In pratica per
soddisfare tutti non si soddisfa pienamente nessuno. Il gruppo,
nel suo complesso, sarà soddisfatto, forse anche perché si è
dimostrato capace di raggiungere una temporanea identità
collettiva che è un rilassante e temporaneo surrogato di quella
individuale, più problematica e, talvolta, tormentata. Possiamo
dire quindi che un rituale di gruppo, quando è organizzato con
certi criteri, ci può dare temporaneamente qualcosa in cambio
dellaccettazione del distacco temporaneo dalla nostra
identità personale. Quando, invece, il rituale viene governato,
non per soddisfare tutto il gruppo, ma solo una parte di esso (ad
es., il padrone di casa), allora la frustrazione è garantita.
Non abbiate quindi paura di rifiutare cene fatte appositamente
per soddisfare il sadismo (più o meno consapevole) di cuochi che
godono nel vedere gli altri al limite dellindigestione e,
con altrettanta fermezza rifiutate lo scambio di regali con
finalità competitive, magari con qualcuno che ha più tempo,
più soldi o più fantasia di voi per compiere la scelta.
Sentitevi autorizzati a rifiutare (anche con toni aggressivi) chi
utilizza il Natale per farvi spendere di più, per gettarvi
nellinquinamento urbano, per farvi sentire
diversi se non accettate qualcosa che è contrario
alla coscienza di chiunque abbia buon senso.
Termino con una riflessione ottimistica.
Nellultimo anno, forse le cose stanno andando un po
meglio. Per parecchi di noi, attenti al rispetto dei diritti
umani, il fatto che parecchie nazioni europee si trovino
daccordo sul chiedere conto dei suoi misfatti ad un
impunito dittatore sanguinario, a dispetto delle commesse
miliardarie che possono perdere con un tale, coerente
atteggiamento, può essere un piccolo segnale che la nostra
civiltà si avvii, per il terzo millennio, a recuperare una
dimensione più umana dei suoi valori collettivi. E ancora, con
la presenza sempre più diffusa di etnie, culture e religioni
diverse, è verosimile che la preponderanza dei rituali cattolici
assumerà, progressivamente, minore rilevanza. Forse, è vero,
che con lavvicinarsi dellanno 2000, certe
manifestazioni potranno assumere forme ancora più
insopportabili. Ma è anche altrettanto probabile che potrebbe
verificarsi uninversione di tendenza e che il Natale
potrebbe ridiventare la semplice celebrazione della nascita del
fondatore di una delle tante religioni diffuse tra gli uomini.
Quello che avverrà in futuro, anche per quanto riguarda il
Natale, dipenderà anche da quello che faremo un po tutti
noi.