Le paranoie di chi fa e di chi riceve regali

di Sissi

 

Diciamocelo pure: rinunciare allo scambio dei doni a Natale è davvero impensabile....Una sorta di privazione sado-masochista, un sofferenza da scongiurare. E allora cosa fare?

Le spiegazioni che ci si da sono ormai codificate nel linguaggio comune: "almeno a Natale", dice chi vuole banalizzare il proprio gesto con un misto di conformismo e sporadica bontà; "è il pensiero che conta", dice chi con una sola frase vuol giustificare insieme tirchieria e cattivo gusto; e ancora "è più un simbolo che un regalo" precisa chi vuole a tutti i costi negare l’evidente futilità e inadeguetezza del proprio dono, più o meno riciclato.

E già, perchè quella del riciclare i regali pare non essere un costume troppo raro, o diffuso solo tra chi si trova senza soldi o arretrato coi tempi. L’unico inconveniente a questa criminale strategia del far regali è che, nel passare di mano in mano, i miseri, futili, spesso pacchiani oggetti riciclati, assumono una certa aria vissuta, che all’occhio maligno di chi lo riceve certo non sfugge, ma le circostanze gli impongono di far finta di niente e di lodarne le qualità tanto più quanto più netto è la percezione del misfatto.

Ma il trionfo delle paranoie si scatena nello scambio di regali tra colleghi, o peggio che mai tra direttore e dipendente. Dimmi che cosa mi regali, e ti dirò cosa pensi di me: questo è il ragionamento più dilagante, e allora i meno sprovveduti escludono a priori quei regali che pure sanno essere i più azzeccati e si orientano verso regali asettici, formali fino alla nausea. Così le scrivanie degli uffici iniziano a riempirsi di pandori farciti, di eleganti bottiglie di liquore, di agende elettroniche, tra sorrisi a denti stretti e velenosi biglietti di auguri.

A chi ignora il galateo del far regali, mando i migliori auguri di non essere sbranato!

 

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