Al Parroco di Sellano

 

Caro Gianfranco,

è mio intento, con questa nota, dare un riscontro alla tua letterina di Natale, che tanto risalto ha trovato, nei giorni scorsi, in alcune storiche testate del giornalismo italiano.

Lo faccio per esprimerti tutta la mia solidarietà : quella di un uomo di 43 anni, credente, cattolico impegnato e coinvolto, fors’anche indegnamente, nell’importante missione di annunciare i valori del cattolicesimo ai giovani.

Chi scrive, già da bambino, lottava contro Babbo Natale e contro i numerosi Babbi Natali di cui si contorna il nostro vivere civile. Avevo sedici quando, sul giornale della parrocchia, pubblicai un mio scritto che contestava, e con tutta l’asprezza di cui il mio ardore giovanile era capace, l’atteggiamento perbenista di chi aveva inviato panettone e spumante ai baraccati della Capitale (all’epoca ce ne erano proprio tanti) per mettere a posto la propria coscienza, che, invece, non si era affatto preoccupata di mettere fine alle numerose situazioni di disagio, che proliferavano nelle periferie. Io vivevo in provincia, in un minuscolo centro agricolo dell’Abruzzo, beatamente sostenuto dalla mia famiglia durante la formazione della mia vita. E non potevo fare a meno di essere turbato dalle notizie che leggevo quotidianamente sui giornali.

Ho provato una forte emozione prendendo contatto con il contenuto della tua letterina.

" Ecco - mi sono detto - una persona che la pensa come me, uno che ha il coraggio di gridare ad alta voce quello che tutti i cattolici pensano, ma, che non osano esternare. "

Ma proprio qui sta il punto. Chi ha permesso che uno stupido, inesistente, grasso e diabolico personaggio prendesse il posto del Bambino Gesù, della Luce del Mondo, del Figlio dell’Amore ?

Mi tornano alla mente le stesse parole di Gesù di Nazareth di fronte all’adultera e dico a me stesso: son io forse senza peccato ?

Caro Gianfranco, io credo che non basti mandare Babbo Natale a quel paese, né tantomemo affidare l’incarnazione delle rispettive convinzioni all’inchiostro di un quotidiano, peraltro di contraddittorie finalità. A mio, parere, occorre rimboccarsi le maniche. Ed occorre farlo subito e direttamente (avendo cura che "subito" coincida con "bene" e "direttamente" con "giusto").

E tutto, questo, perché in futuro, di certo, ci sarà un altro terremoto.

E dopo quel terremoto, ci sarà un evento, fors’anche, ancor più disastroso, così come è già avvenuto in questi giorni.

 

Alfonso D’Ippolito

 

 

 

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