Parte seconda

Le possibili soluzioni

 

Se siamo d’accordo su quanto ho scritto nella I parte, cioè sul fatto che è l’anticipazione indotta di un evento basata su un’esperienza che non è più ripetibile a creare condizioni di frustrazione, tristezza e irritazione, possiamo allora tentare soluzioni diverse per ridurre gli effetti negativi delle feste di Natale.

La prima cosa che possiamo fare è quella di respingere l’induzione ad anticipare l’evento, semplicemente ignorando il bombardamento pubblicitario, le chiacchiere dei colleghi, le pressioni dei familiari. E’piuttosto difficile, ma, basta ridurre o selezionare la permanenza davanti alla Tv, evitare i Centri commerciali, tenere a distanza i parenti più opprimenti ecc. Ci vuole una buona dose di carattere che può essere aiutata con visite frequenti a questo sito integrate da franche conversazioni con le persone che ritenete sensibili e intelligenti nel corso delle quali verificare le reciproche nefaste influenze delle festività forzate. Il detto "mal comune mezzo gaudio" in questo caso è perfettamente adeguato: vi accorgerete quanto pochi siano gli adulti che accolgano con gioia l’evento. E comincerete a domandarvi il perché di tutto ciò orientando le vostre emozioni negative in riflessioni sulle patologie dei sistemi umani basati sulla manipolazione e omologazione dell’individuo. Il vostro stato d’animo negativo comincerà a trasformarsi in qualcosa di positivo, nel momento che è orientato a sollevare, oltre che voi stessi, una larga parte dei vostri simili dall’oppressione di certe circostanze. Potrete trarre benefici da tutto ciò sia se il Natale vi accresce le sensazioni di solitudine e diversità, sia che vi sentiate oppressi da impegni sociali dei quali fareste volentieri a meno.

Lo sforzo di modificare la nostra anticipazione deve anche, e soprattutto, concentrarsi sulle persone in cui siamo in più intima relazione. Dobbiamo essere pronti ad accettare il fatto che le loro esperienze, diverse dalla nostra, le hanno portate ad una serie di cambiamenti, anche sostanziali. Questo significa che non accettano più di svolgere i vecchi ruoli a cui eravamo abituati e neppure ad accettare i nostri. Se all’inizio degli incontri familiari lo scambio dei regali concentra l’attenzione di gruppo su un fenomeno condivisibile di ritualizzazione sociale, subito dopo sperimentiamo l’abisso che sembra dividerci, già dalle reazioni di malcelata delusione d fronte ai nostri regali, sia dalla constatazione del fatto che ci hanno regalato cose lontane le mille miglia da quello che avremmo pensato di ricevere. Il turbamento dei ruoli in un contesto stazionario come quello familiare, anziché generale interesse e curiosità, genera, quasi invariabilmente, condizioni sintomatologiche.

Se un amico o un amica cambiano auto o colore di capelli, possiamo apprezzare o disprezzare la scelta, domandarci sul cosa li abbia indotti a cambiare preferenza e, magari, provare invidia o ammirazione.Ma se viene avvertito un cambiamento, che noi riteniamo centrale, nell’identità di un familiare (specialmente durante le celebrazioni del Natale ove tutti gli aspetti di circostanza tendono a mantenere l’invarianza nelle dinamiche di relazione dei partecipanti ), siamo semplicemente disorientati. E il disorientamento si manifesta come repentina constatazione di una discrepanza tra l’anticipazione dei possibili scambi emotivi e la percezione che sta accadendo qualcosa di diverso. La prima fase, la più immediata e violenta, difficilmente la avvertiamo a livello razionale: è come se ricevessimo uno schiaffo o un insulto inaspettati. Solo con calma, in un periodo successivo, forse potremo farcene una ragione, ma nel momento in cui è attiva la percezione dello scollamento, sperimentiamo esclusivamente sensazioni sgradevoli del nostro corpo, quali agitazione, spossatezza, forte senso di noia e disinteresse.

Per ridurre significativamente gli effetti negativi di situazioni del genere dovremmo cominciare a capire che :

 

Gli altri hanno diritto a cambiare, almeno quanto ne abbiamo noi (anche se questo ci può arrecare disturbo).

E’inutile minimizzare gli effetti dei cambiamenti : chi si conosce bene percepisce che qualcosa di nuovo si è insinuato nella relazione. Nasconderlo è un’ipocrisia che peggiora i rapporti di reciproca fiducia.

I cambiamenti non sono ne’ positivi ne’ negativi in assoluto. Il valore che assumono di fronte ad ognuno di noi dipendono dalla capacità che abbiamo di inserirli nei nostri piani di vita

Il fatto di ritrovarsi assieme per Natale ha un valore esclusivamente rituale, laddove il rituale è il collante necessario a mantenere uniti in una dimensione spazio-temporale individui che sperimentano una situazione di cambiamento personale proprio attraverso la verifica delle reazioni di altri individui con i quali, in passato, sono state sperimentate relazioni emotive di primaria importanza.

 

Quindi non possiamo considerare gli incontri familiari come un obbligo o una disgrazia, bensì come una scelta volontaria di confronto sugli aspetti di relazione dei nostri cambiamenti interni.

Stiamo affrontando un esame, al pari di quelli che affrontiamo per altri aspetti della nostra vita sociale: possiamo scegliere o non scegliere di fare l’università o di iniziare un nuovo lavoro. E la stessa libertà di scelta ce la possiamo attribuire nella volontà o meno di confrontarci con i nostri familiari.

 

Vorrei concludere con una riflessione di carattere diciamo così,antropologico, rammentando che le reazioni di rifiuto di fronte alle feste comandate sono sempre esistite, in tutte le epoche e in tutti i Paesi, così come la difficoltà ad accettare i cambiamenti non condivisi nelle persone significative e le conseguenze depressive di riunioni familiari ove regna l’incomprensione.

Ma il fatto che a Natale dominino gli sfrenati interessi delle compagnie commerciali, delle agenzie di pubblicità, delle televisioni e di tutti gli altri che lavorano per trasformare un’occasione di confronto e riflessione in una kermesse ove regna l’idiozia la superficialità, l’ipocrisia e il cattivo gusto, è qualcosa che peggiora notevolmente la situazione ambientale di chi ha particolarmente bisogno di ritrovare il suo equilibrio e la sua identità.

Magari perché si trova in una situazione esistenziale momentaneamente difficile, per un lutto o una separazione dolorosa.

Contro tutto questo è nato il nostro Black Xmas.

Non Natale a tutti

Enzo Minissi

 

 

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